La luce del futuro - volume A

Negli abissi del cuore 95 100 rabbiasse se non ce la facevo a prenderlo, e ad ogni modo non era solo per paura dell olio che non insistevo per non farmi comprare le paste o i cioccolatini ma perché erano porcherie che costavano un occhio della testa, così diceva mio padre mentre per me le porcherie erano soltanto quelle che si facevano di nascosto con Lucia Sporca,13 epperciò mi dispiaceva che mio padre chiamasse in tal modo le paste e le altre cose che si vendevano al bar Venezia specie i confettini colorati, però c erano delle volte in cui in bottega vendevano un cappello di marca e allora andavano a prendere l americano14 al bar con il cliente, e se c ero anch io dovevano pur comprare qualcosa anche a me sebbene toccasse a mio padre pagare, e allora dicevo che volevo una pasta chiamata crema ancorché la coscienza mi consigliasse di dire una caramella che costava di meno, e infatti molte volte dicevo una caramella invece di una crema, e talvolta addirittura niente, perché mio padre mi volesse più bene se dicevo niente. Giuseppe Berto, Il male oscuro, Neri Pozza, Vicenza 2016 13. Lucia Sporca: si tratta evidentemente di una donna di facili costumi. Di qui il soprannome. COME CONTINUA 14. l americano: cocktail alcolico a base di bitter Campari, vermut e seltz. L autoanalisi prosegue rievocando le ore felici trascorse in bottega con la madre. Il narratore ritorna poi al presente: allarmato da strani disturbi, teme di essersi ammalato del tumore che da poco ha portato il padre alla tomba. Una serie di approfonditi controlli allontana questo timore: si tratta di un falso allarme, che finisce tuttavia per aggravare le sue angosce. Tra crisi di panico, incubi, misteriosi dolori lancinanti, il percorso per uscire dall esaurimento nervoso è ancora lungo. Un sollievo fondamentale viene dalla scrittura, nella quale l autore si rituffa. Solo così si potrà arrivare se non alla guarigione almeno a una tregua con la malattia. SPECCHI di CARTA Chiudiamo gli occhi e proviamo a recuperare i nostri primi ricordi. Impossibile metterli in ordine, costruire un prima e un poi coerenti. Siamo aggrediti da una serie di flash. La culla in quella stanza vicino al lago, i raggi del sole che filtrano attraverso le persiane chiuse Ma sarà una nostra memoria, o ce l hanno raccontato, o ancora è un idea che nasce dalla visione di una vecchia fotografia? Chissà. Proviamo allora a ripensare a una persona Per esempio, quella vecchissima cugina del nonno, così allegra e simpatica. Ma non riusciamo a ricordarne il volto, la voce o il nome. Resta solo la mano che ci accarezzava la testa e il barattolo di vetro dove teneva le caramelle. Invece magari ricordiamo benissimo la volta che in strada abbiamo perso di vista i nostri genitori e abbiamo pianto disperati, con il cuore in tumulto, finché non ci hanno ritrovato. Quanto di ciò che siamo diventati dipende dalle emozioni, dai sentimenti, dai traumi che hanno segnato l infanzia? ciò che si chiede, con Berto, ognuno di noi. René Magritte, Il pellegrino, 1966. 583

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Narrativa