La luce del futuro - volume A

I generi UNIT 7 La narrativa storica 130 135 140 145 150 155 160 pane di stamattina. ben noto che solo i Grossi Numeri41 conservano in tasca il loro pane; nessuno di noi anziani è in grado di serbare42 il pane per un ora. Varie teorie circolano per giustificare questa nostra incapacità: il pane mangiato a poco per volta non si assimila del tutto; la tensione nervosa necessaria per conservare il pane, avendo fame, senza intaccarlo, è nociva e debilitante in alto grado; il pane che diviene raffermo perde rapidamente il suo valore alimentare, per cui, quanto prima viene ingerito, tanto più risulta nutriente; Alberto43 dice che la fame e il pane in tasca sono addendi44 di segno contrario, che si elidono45 automaticamente a vicenda e non possono coesistere nello stesso individuo; i più, infine, affermano giustamente che lo stomaco è la cassaforte più sicura contro i furti e le estorsioni. «Moi, on m a jamais volé mon pain! 46 ringhia David47 battendosi lo stomaco concavo: ma non può distrarre gli occhi da Fischer che mastica lento e metodico, dal fortunato che possiede ancora mezza razione alle dieci del mattino: « sacré veinard, va! .48 Ma non soltanto a causa del sole oggi è un giorno di gioia: a mezzogiorno una sorpresa ci attende. Oltre al rancio normale del mattino, troviamo nella baracca una meravigliosa marmitta49 da cinquanta litri, di quelle della Cucina della Fabbrica, quasi piena. Templer50 ci guarda trionfante: questa organizzazione 51 è opera sua. Templer è l organizzatore ufficiale del nostro Kommando: ha per la zuppa dei Civili52 una sensibilità squisita, come le api per i fiori. Il nostro Kapo, che non è un cattivo Kapo, gli lascia mano libera, e con ragione: Templer parte seguendo piste impercettibili, come un segugio, e ritorna con la preziosa notizia che gli operai polacchi del Metanolo,53 a due chilometri di qui, hanno avanzato quaranta litri di zuppa perché sapeva di rancido,54 o che un vagone di rape sta incustodito sul binario morto della Cucina di Fabbrica. Oggi i litri sono cinquanta, e noi siamo quindici, Kapo e Vorarbeiter55 compresi. Sono tre litri a testa; uno lo avremo a mezzogiorno, oltre al rancio normale, e per gli altri due, andremo a turno nel pomeriggio alla baracca, e ci saranno eccezionalmente concessi cinque minuti di sospensione del lavoro per fare il pieno. Chi potrebbe desiderare di più? Anche il lavoro ci pare leggero, con la pro- 41. Grossi Numeri: il numero tatuato sull avambraccio sinistro dei deportati è crescente per ordine d arrivo: i Grossi Numeri, dunque, sono i deportati più recenti e, pertanto, più inesperti della vita nel campo. 42. serbare: conservare, custodire. 43. Alberto: deportato italiano, amico della voce narrante. 44. addendi: elementi da sommare. 45. si elidono: si annullano, si eliminano. 46. Moi, on m a jamais volé mon pain: tra- 564 dotto dal francese, sta per Nessuno mi ha mai rubato il pane . 47. David: un altro deportato. già comparso nei capitoli precedenti. 48. sacré veinard, va: tradotto dal francese, sta per tu, dannato fortunato . 49. marmitta: grande pentola di uso militare. 50. Templer: è già comparso nei capitoli precedenti. 51. organizzazione: Levi usa questo termine, e il verbo organizzare , per indicare le attività e i traffici, formalmente proibiti ma essenziali per la sopravvivenza, di ruberie e scambi nascosti di generi necessari. 52. Civili: negli impianti industriali del campo lavorano anche maestranze civili, non solo prigionieri. 53. Metanolo: alcol metilico prodotto negli impianti industriali del campo. 54. rancido: tipico sapore, pungente e acido, dei grassi alimentari deteriorati. 55. Vorarbeiter: in tedesco, caposquadra .

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Narrativa