La luce del futuro - volume A

I generi UNIT 7 La narrativa storica SPECCHI di CARTA Da sempre, come si vede nelle favole antiche di Esopo e Fedro, l uomo ha attribuito agli animali vizi e virtù umani. Pensiamo allo scrittore inglese George Orwell, che nella Fattoria degli animali (1945) ha rappresentato con maiali, cani, asini e cavalli i protagonisti della Rivoluzione russa, oppure alla brigata di paperi e topi che ogni settimana affolla le pagine di Topolino . Forse però non è un caso che la capitale del divertimento sia Paperopoli, più che Topolinia. Il topo è infatti una figura potenzialmente ambigua: è oggetto di simpatie e, al contempo, motivo di terrore e raccapriccio. Da un lato ne ammiriamo l operosità infaticabile e ci diverte la sua passione per il formaggio, dall altro lo associamo ad ambienti sporchi e malsani. Su questa ambiguità fa leva Art Spiegelman, che in Maus disegna gli ebrei come topi e i tedeschi come gatti. La fisionomia da roditore (muso sporgente, orecchie allungate) allude alla natura mite e innocua degli ebrei, ma anche ai pregiudizi che da sempre li accompagnano. Inoltre, la metafora del mondo animale esplicita i rapporti di forza (i gatti sono molto più grossi dei topi) e traspone su un piano fantastico le differenze etniche, per sollecitare ancor più l immedesimazione da parte dei lettori: quando il padre di Art varca la soglia di Auschwitz, ci sentiamo anche noi come topi in trappola. GUIDA ALLA LETTURA I discorsi del presente e le parole del passato Basta leggere poche vignette per rendersi conto che qualcosa non quadra, nei dialoghi di Maus. Quando parla con Art, Vladek si esprime in una lingua strana, priva di articoli e piena di errori; quando invece diventa protagonista delle azioni ambientate durante la guerra, i suoi discorsi tornano normali. Questo doppio livello linguistico è una delle caratteristiche più originali del romanzo: la registrazione fedele del parlato consente all autore (e, con un po di fantasia, al traduttore) di riprodurre l eloquio del padre, influenzato dalle strutture sintattiche del polacco, e al tempo stesso rivela gli effetti nefasti della Shoah sui sopravvissuti. La fuga degli ebrei dalla persecuzione nazista, infatti, dà luogo a una dispersione nel mondo che garantirà agli esuli prosperità e salvezza, ma avrà come conseguenza la perdita di una parte dell identità linguistica e culturale del popolo ebraico. Il racconto di Vladek, sgrammaticato e confuso, richiede pertanto la mediazione del figlio, che prima registra i ricordi su carta e su nastro, e poi ne ricava una storia a fumetti, cercando di eliminare le contraddizioni che emergono dal flusso della memoria. Come il giudizio sul cugino che si fa pagare per liberare Vladek e sua moglie Anja: dobbiamo perdonarlo o condannarlo? Parenti serpenti e vermi serpeggianti Per rappresentare l orrore della Shoah, Spiegelman non esita a ricorrere, laddove necessario, a immagini forti e inequivocabili. Ma la violenza visiva è contenuta da una forma di autocensura (dei forni crematori vediamo le planimetrie e il fumo dei camini) e dal filtro della rappresentazione zoomorfa: a bruciare sono i topi, non gli esseri umani. Ciò che sgomenta non è tanto la rappresentazione grafica dei soprusi, quanto piuttosto la descrizione dei rapporti familiari: In quel periodo spiega Vladek non c era più famiglie. Ognuno pensava per sé. 528

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Narrativa