La luce del futuro - volume A

I generi UNIT 7 La narrativa storica GUIDA ALLA LETTURA Il corpo e gli istinti primari Da anni avevamo fame e paura (rr. 12-13): con questa sintesi, efficace ma tremenda, la voce narrante rappresenta gli effetti della dittatura e della guerra sui cittadini. Proprio l impulso primario della fame, dovuta alle disastrose condizioni del suo paese, ha spinto Rosa ad accettare l incarico di assaggiatrice, sfidando la paura di morire a ogni pasto. Per la prima volta alla mensa del F hrer, con le sue nuove colleghe, la protagonista si appresta ad assaggiare pietanze potenzialmente mortali. Di quell esperienza estrema, la donna ricorda soprattutto le intense reazioni del suo corpo: parla infatti di buco nello stomaco (r. 12), di battito del cuore sulle tempie (r. 14), di bocca che si riempie di saliva (r. 14) ed evoca il dolce prelibato che le provoca un piacere tanto acuto da mozzarle il respiro. Il racconto insiste sull aspetto quasi animale dell essere umano che, costretto in una situazione di pericolo, lascia prevalere l istinto di sopravvivenza obbedendo unicamente ai comandi della fame. Restare umani: solidarietà e ricordi Nonostante intorno a lei dominino indifferenza e cinismo, Rosa non rinuncia a restare umana. Nell ora che segue il pasto, le donne sono costrette a restare nel refettorio in modo che, sulla base delle loro reazioni, le SS possano appurare se il cibo è avvelenato. Ma una giovane, di nome Leni, non regge la pressione e scoppia in lacrime. Tra lei e la protagonista si stabilisce in quel momento una relazione quasi materna: Rosa le si avvicina d impulso, con slancio protettivo, chiedendole come si chiama. Ed è proprio lei, unica tra le convitate, a dedicare alla ragazza la cura che si dà a una figlia sofferente, assistendola quando si sente male e vomita. L ingenua freschezza di Leni richiama alla mente di Rosa gli affettuosi ricordi del suo primo amore, quando anche lei era una ragazza ingenua e piena di speranze: il sogno romantico della segretaria che si era fidanzata con il capo (rr. 84-85), il primo viaggio da donna adulta con il suo uomo, la profferta amorosa di Gregor che la invita nel fienile (rr. 92-93). Felici ricordi scaturiscono per arginare l angoscia, sollecitati dalla presenza della sua nuova amica: nella solidarietà per chi è vittima dello stesso destino, Rosa sa mantenere, pur nella drammatica situazione in cui si trova, la propria piena e palpitante umanità. Una lingua sacra e una lingua profana Un atmosfera di tensione religiosa, come di un rito sacrificale, aleggia sul brano. Il racconto di Rosa cita con frequenza i più noti testi sacri del cattolicesimo. Lo notiamo nelle prime righe quando, dopo aver contato le compagne, si rievoca il Vangelo parlando, con tono amaramente consolatorio, dell ultima cena (r. 25). E subito dopo, come in una muta preghiera, viene richiamato un Salmo dell Antico Testamento, in cui il credente invoca la protezione di Dio che, al cospetto dei suoi nemici, gli prepara proprio una mensa (r. 28). Infine, con un effetto di potente suggestione, le donne che si apprestano a mangiare sono definite degne di partecipare alla sua mensa (rr. 34-35), come se il pasto per la protezione del F hrer fosse una messa paradossale. A questo linguaggio sacro si mescola una lingua più concreta e materiale, che evoca la dimensione profana del cibo. Troviamo allora i fagiolini [...] conditi con il burro fuso (r. 16), sentiamo l aroma pungente dei peperoni arrostiti (r. 17) e quasi vediamo la veemenza di Rosa che sbrana lo strudel di mele (rr. 36-37). La lingua del cibo si accosta infine, nella memoria di Rosa, alla lingua dell amore: paragonato a una bocca che non morde (r. 105), l amore sembra, all assaggiatrice chiusa nel bunker, un conforto lontano che, però, non si può dimenticare. 520

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Narrativa