La luce del futuro - volume A

A quei tempi 130 John Heartfield, Adolf il superuomo: ingoia oro e sputa idiozie, 1932. 135 140 145 Anche le altre si alzarono, mentre Leni aveva un conato, l SS faceva appena in tempo a scostarsi, Leni vomitava per terra. Le guardie uscirono di corsa, chiamarono il cuoco, lo interrogarono, il F hrer aveva ragione, gli inglesi vogliono avvelenarlo, le donne si abbracciavano, altre piansero contro la parete, la bruna camminava avanti e indietro con le mani sui fianchi e faceva uno strano rumore col naso. Io mi avvicinai a Leni, le tenni la fronte. Le donne si tenevano la pancia, ma non era per le fitte. Avevano saziato la fame, e non c erano abituate. Ci bloccarono lì per ben più di un ora. Il pavimento fu pulito con i giornali e un panno umido, rimase un lezzo acre. Leni non morì, smise solo di tremare. Poi si addormentò con la mano nella mia e la guancia sul braccio, appoggiata al tavolo, una bambina. Io sentivo lo stomaco tendersi e ribollire, ma ero troppo stanca per agitarmi. Gregor si era arruolato. Non era un nazista, non siamo mai stati nazisti. Da ragazzina non volevo entrare nella Bund Deutscher M del,17 non mi piaceva il foulard nero che passava sotto il colletto della camicia bianca. Non sono mai stata una buona tedesca. Quando il tempo opaco e smisurato della nostra digestione fece rientrare l allarme, le guardie svegliarono Leni e ci misero in fila verso il pulmino che ci avrebbe riportate a casa. Il mio stomaco non ribolliva più: si era lasciato occupare. Il mio corpo aveva assorbito il cibo del F hrer, il cibo del F hrer mi circolava nel sangue. Hitler era salvo. Io avevo di nuovo fame. Rosella Postorino, Le assaggiatrici, Feltrinelli, Milano 2018 17. Bund Deutscher M del: la Lega delle ragazze tedesche. Era il nome dell organizzazione delle giovani tedesche sotto il regime nazista. Le organizzazioni della gioventù erano uno strumento di controllo e di indottrinamento dei giovani da parte dei regimi totalitari, che davano così un educazione militaresca ai futuri cittadini. SPECCHI di CARTA Può esistere un privilegio che ci favorisce ma, al tempo stesso, ci rende schiavi? Riusciamo a immaginare che ciò che preserva la nostra vita possa, inaspettatamente, ucciderci? E possiamo mai desiderare il godimento di un bene che sappiamo nascondere un insidia mortale? Sembra impossibile conciliare contraddizioni tanto insolubili ma la Storia, come la vita stessa, si alimenta costantemente di paradossi. Per questo Rosa, nel pieno della sua giovinezza, affronta ogni giorno il rischio di rimane- re uccisa, proprio per affermare la sua voglia di vivere. Di fronte alle squisite ma pericolose pietanze che le vengono imbandite, si dibatte ogni volta tra la paura, che la trattiene e la paralizza, e la fame, che la spinge a divorare. Da questo nodo di pulsioni contrastanti nasce l ambiguità che percepiamo leggendo: chi è, realmente, Rosa? un infelice vittima del nazismo? O non ne è forse un inconsapevole collaboratrice? Da questa inquietante oscillazione si sprigiona il fascino ambivalente del personaggio. 519

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Narrativa