La luce del futuro - volume A

I generi UNIT 5 La narrativa sociale IL CLASSICO 85 90 95 100 105 110 115 120 cerà23 il dolore delle busse, imparerai a darne anche tu! . Quando cacciava un asino carico per la ripida salita del sotterraneo, e lo vedeva puntare gli zoccoli, rifinito,24 curvo sotto il peso, ansante e coll occhio spento, ei lo batteva senza misericordia, col manico della zappa, e i colpi suonavano secchi sugli stinchi e sulle costole scoperte. Alle volte la bestia si piegava in due per le battiture, ma stremo di forze,25 non poteva fare un passo, e cadeva sui ginocchi, e ce n era uno il quale era caduto tante volte, che ci aveva due piaghe alle gambe. Malpelo soleva dire a Ranocchio: «L asino va picchiato, perché non può picchiar lui; e s ei potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe la carne a morsi . Oppure: «Se ti accade di dar delle busse, procura26 di darle più forte che puoi; così gli altri ti terranno da conto,27 e ne avrai tanti di meno addosso . Lavorando di piccone o di zappa poi menava le mani con accanimento, a mo di uno che l avesse28 con la rena, e batteva e ribatteva coi denti stretti, e con quegli ah! ah! che aveva suo padre. «La rena è traditora , diceva a Ranocchio sottovoce; «somiglia a tutti gli altri, che se sei più debole ti pestano la faccia, e se sei più forte, o siete in molti, come fa lo sciancato, allora si lascia vincere. Mio padre la batteva sempre, ed egli non batteva altro che la rena, perciò lo chiamavano Bestia, e la rena se lo mangiò a tradimento, perché era più forte di lui . Ogni volta che a Ranocchio toccava un lavoro troppo pesante, e il ragazzo piagnucolava a guisa di29 una femminuccia, Malpelo lo picchiava sul dorso, e lo sgridava: «Taci, pulcino! , e se Ranocchio non la finiva più, ei gli dava una mano, dicendo con un certo orgoglio: «Lasciami fare; io sono più forte di te . Oppure gli dava la sua mezza cipolla, e si contentava di mangiarsi il pane asciutto,30 e si stringeva nelle spalle, aggiungendo: «Io ci sono avvezzo . Era avvezzo a tutto lui, agli scapaccioni, alle pedate, ai colpi di manico di badile, o di cinghia da basto,31 a vedersi ingiuriato32 e beffato da tutti, a dormire sui sassi colle braccia e la schiena rotta da quattordici ore di lavoro; anche a digiunare era avvezzo, allorché il padrone lo puniva levandogli il pane o la minestra. Ei diceva che la razione di busse non gliel aveva levata mai, il padrone; ma le busse non costavano nulla. Non si lamentava però, e si vendicava di soppiatto, a tradimento, con qualche tiro di quelli che sembrava ci avesse messo la coda il diavolo:33 perciò ei si pigliava sempre i castighi, anche quando il colpevole non era stato lui. Già se non era stato lui sarebbe stato capace di esserlo, e non si giustificava mai: per altro sarebbe stato inutile. E qualche volta, come Ranocchio spaventato lo scongiurava piangendo di dire la verità, e di scolparsi, ei ripeteva: «A che giova? Sono malpelo! , e nessuno avrebbe potuto dire se quel curvare il capo e le spalle sempre fosse effetto di fiero orgoglio o 23. cuocerà: brucerà. 24. rifinito: sfinito. 25. stremo di forze: quasi senza forze. 26. procura: cerca. 416 27. ti terranno da conto: ti rispetteranno. 28. l avesse: fosse in collera. 29. a guisa di: come. 30. asciutto: senza condimenti. 31. basto: sella di legno sul dorso delle bestie da soma per il trasporto del carico. 32. ingiuriato: insultato. 33. di quelli... diavolo: diabolico.

La luce del futuro - volume A
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Narrativa