La luce del futuro - volume A

Spettri, draghi e alieni 20 25 30 35 40 45 50 55 mi chiedevo quale affanno potesse essere giunto, per mezzo di quell uomo, alla ragazza venuta a contemplarci. E stavo per addormentarmi al ritmico dondolio della vettura quando per caso certamente si trattava di una pura e semplice combinazione notai un contadino in piedi su un muretto che chiamava chiamava verso la campagna facendosi delle mani portavoce.4 Fu anche questa volta un attimo perché il direttissimo filava eppure feci in tempo a vedere sei sette persone che accorrevano attraverso i prati, le coltivazioni, l erba medica, non importa se la calpestavano, doveva essere una cosa assai importante. Venivano da diverse direzioni chi da una casa, chi dal buco di una siepe, chi da un filare di viti o che so io, diretti tutti al muricciolo con sopra il giovane chiamante. Correvano, accidenti se correvano, si sarebbero detti spaventati da qualche avvertimento repentino5 che li incuriosiva terribilmente, togliendo loro la pace della vita. Ma fu un attimo, ripeto, un baleno, non ci fu tempo per altre osservazioni. Che strano, pensai, in pochi chilometri già due casi di gente che riceve una improvvisa notizia, così almeno presumevo. Ora, vagamente suggestionato,6 scrutavo la campagna, le strade, i paeselli, le fattorie, con presentimenti ed inquietudini. Forse dipendeva da questo speciale stato d animo, ma più osservavo la gente, contadini, carradori,7 eccetera, più mi sembrava che ci fosse dappertutto una inconsueta animazione. Ma sì, perché quell andirivieni nei cortili, quelle donne affannate, quei carri, quel bestiame? Dovunque era lo stesso. A motivo della velocità era impossibile distinguere bene eppure avrei giurato che fosse la medesima causa dovunque. Forse che nella zona si celebravan sagre? Che gli uomini si disponessero a raggiungere il mercato? Ma il treno andava e le campagne erano tutte in fermento, a giudicare dalla confusione. E allora misi in rapporto la donna del passaggio a livello, il giovane sul muretto, il viavai dei contadini: qualche cosa era successo e noi sul treno non ne sapevamo niente. Guardai i compagni di viaggio, quelli dello scompartimento, quelli in piedi nel corridoio. Essi non si erano accorti. Sembravano tranquilli e una signora di fronte a me sui sessant anni stava per prender sonno. O invece sospettavano? Sì, sì, anche loro erano inquieti, uno per uno, e non osavano parlare. Più di una volta li sorpresi, volgendo gli occhi repentini, guatare8 fuori. Specialmente la signora sonnolenta, proprio lei, sbirciava tra le palpebre e poi subito mi controllava se mai l avessi smascherata. Ma di che avevano paura? Napoli. Qui di solito il treno si ferma. Non oggi il direttissimo. Sfilarono rasente a noi le vecchie case e nei cortili oscuri vedemmo finestre illuminate e in quelle stanze fu un attimo uomini e donne chini a fare involti e chiudere valige, così pareva. Oppure mi ingannavo ed erano tutte fantasie? Si preparavano a partire. Per dove? Non una notizia fausta9 dunque elettrizzava città e campagne. Una minaccia, un pericolo, un avvertimento di ma- 4. facendosi delle mani portavoce: mettendo le mani a imbuto davanti alla bocca. 5. repentino: improvviso, inaspettato. 6. suggestionato: impressionato. 7. carradori: carrettieri. 8. guatare: guardare con sospetto, o con intenzione. 9. fausta: favorevole, propizia. 213

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Narrativa