La luce del futuro - volume A

C era una volta... SPECCHI di CARTA Nel regno del meraviglioso, tutto o quasi può accadere: le rose esprimono emozioni; piccoli principi atterrano dal cielo; le volpi lasciano il loro proverbiale opportunismo e chiedono, per una volta senza nessuna furbizia, l attenzione e l affetto di un ingenuo bambino. Ma veramente possiamo credere che una creatura selvaggia e indomita, contro ogni legge di natura, preghi di essere addomesticata? Chi mai accetterebbe volontariamente di rinunciare alla propria libertà che, anche secondo la nostra Costituzione (art. 13), è inviolabile? Perché sottoporre a limitazioni la nostra autonomia? Con la leggerezza di un sogno, e in un atmosfera trasfigurata e sospesa, il brano ci fa partecipare a una tenera lezione sull amicizia e sull amore: attraverso un dialogo surreale e poetico, le semplici parole della volpe e del principe insegnano la dolce pazienza degli affetti e il pungente dolore della separazione; muovendo le intime corde delle nostre emozioni, i due protagonisti mostrano che la nostra libertà, da sola, è sterile e infruttuosa se non scegliamo qualcuno a cui donarla. GUIDA ALLA LETTURA La volpe ammaestrata Come nella migliore tradizione favolistica, da Esopo in poi, siamo in presenza di un tipico animale parlante: la volpe. Comparsa all improvviso come per magia, si rivolge al protagonista che non dà nessun segno di stupore e a sua volta rivela la propria natura soprannaturale, la sua provenienza extraterrestre. Caratteristico della favola è inoltre il valore didascalico del brano così come di tutto il racconto: il dialogo, che prende la forma di una sorta di conversazione tra maestro e allievo, rivela infatti significati morali. A mano a mano che si inoltra nel testo, il lettore apprende che creare dei legami (r. 13) non è una prigionia, ma una sorta di magia capace di rendere unica al mondo (r. 19) una persona, distinguendola tra centomila (r. 16); e che, per realizzare tale magia, Bisogna essere molto pazienti (r. 58), poiché i legami vanno coltivati con la costanza e la devozione riservate ai riti (r. 68), senza fretta o disattenzione. E mentre il principe e la volpe si confrontano, sorprende che la relazione tra l addomesticatore, ruolo che dovrebbe toccare al bambino, e l addomesticato sia, per così dire, capovolta. Viene da chiedersi: chi ammaestra chi? Se pure la richiesta viene mossa dalla volpe, nella realtà dei fatti è piuttosto l animale che istruisce il suo nuovo amico su Che bisogna fare (r. 57). Si tratta di un paradosso che tuttavia rivela il vero, intimo segreto di ogni amicizia sincera, che sta nel rendere il dare e l avere due indistinguibili aspetti di uno scambio reciproco. Il colore del grano Parlando della sua vita, la volpe si rattrista perché, dice, I campi di grano non mi ricordano nulla (rr. 39-40). Ma perché mai una volpe dovrebbe interessarsi al grano, quando il suo istinto è di dare la caccia alle galline (r. 33) e di scappare dai cacciatori (r. 27)? L amicizia con il piccolo principe, che ha dei capelli color dell oro (r. 40), cambia il senso delle cose agli occhi della volpe: il grano, fino a quel momento inutile (r. 39) per lei, le diviene caro come gli oggetti che ci fanno pensare alle persone amate quando non sono con noi. La lontananza degli amici provoca, infatti, un acuto dolore: la volpe, che lo sa, prevede di piangere alla partenza del principe. Ciò significa forse che non dobbiamo amare? Che cosa si guadagna a dare affetto, se poi ci aspetta la sofferenza? Nella sua saggezza animale, la volpe ha pronta una risposta illuminante: «Ci guadagno [...] il colore del grano (r. 85). forse un enigma? Un indovinello? Niente di tutto questo: triste all i- 191

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Narrativa