VOCI DALLA STORIA - Le incursioni dei Saraceni

CAPITOLO 27 L EUROPA DEL FEUDALESIMO califfato omayyade sviluppatosi in Spagna, con capitale Cordova, rappresentò a lungo un avamposto arabo nel cuore del continente europeo. Esso, tuttavia, non arrivò mai a minacciare la stabilità dei domini cristiani, anche per l importanza e la solidità della Marca Hispanica creata dai Carolingi, che continuò a costituire una barriera contro l espansione araba in Europa. Le razzie dei Saraceni nel Mediterraneo, in compenso, favorirono l espansione commerciale dei Normanni: lungo le nuove vie di comunicazione di terra aperte attraverso i principati russi, infatti, giungevano nel Nord Europa le spezie e gli altri prodotti preziosi che i mercanti bizantini non erano più in grado di trasportare in un Mediterraneo dominato dai pirati saraceni. VOCI DALLA STORIA Le incursioni dei Saraceni In questo brano, tratto da una cronaca che narra la conquista, nel 903, del monastero di Farfa, presso Rieti, si descrivono le modalità delle incursioni compiute dai Saraceni nel Mediterraneo. In questo stato era il monastero, quando arrivarono i Saraceni che avevano già occupato tutto all intorno; finalmente stringendolo da ogni parte, tentavano di occuparlo, ma non ci riuscirono. Difatti il venerabile Pietro, abate del monastero, fidando nell aiuto di Dio e sostenuto dal valore dei suoi soldati, di frequente li faceva inseguire a lungo per allontanarli dal territorio del monastero, facendone uccidere molti, e per molto tempo resistette. Ma quei maledetti, dopo aver occupato e devastato tutti i luoghi circostanti, ritornavano sempre all assalto del monastero. Il sullodato abate, avendo sostenuto questa tormentosa situazione per sette anni continui, [ ] vedendo che per nessuna ragione poteva tirare più a lungo nella difesa, [ ] si rifugiò nel Comitato Fermano [il territorio della città di Fermo], abbandonando completamente il monastero. Uscito lui con i monaci, il monastero fu invaso dagli Arabi, i quali perlustran- dolo, non vollero distrugger niente dell edificio che sembrò loro meraviglioso; ma lo conservarono perché servisse loro di rifugio. Avvenne in seguito che alcuni ladri cristiani che andavano vagando a causa della loro povertà, arrivassero là di notte e, riposando in un angolo del monastero col fuoco acceso, presi da improvviso spavento, fuggirono. Il fuoco prese vigore e, in assenza di uomini, ingigantì e bruciò tutto quello che era rimasto. [ ] Nel frattempo i Saraceni nelle loro scorrerie incominciarono a penetrare nel Comitato Fermano, per cui il suddetto abate, messo di nuovo in apprensione, radunati i suoi monaci e i suoi soldati, fece un castello sul monte Matenano [ ]. Ivi rimasero, aspettando che finisse quella persecuzione [ ]. I Saraceni risiedevano soprattutto nella regione aleria [corrispondenti più o meno agli attuali Abruzzo e Molise] e là sempre si rifugiavano, perché era molto montuosa. Scorrevano di là a depredare dal mar Tirreno fino all Adriatico e al Po e ritornavano sempre a quei monti; di lì al fiume Liri, che in volgare si dice Garigliano, dove avevano imbarcazioni, per mezzo delle quali tutto trasportavano nella loro patria. Ugo I, abate di Farfa, Destructio, capp. 12-18, La Rapida, Fermo s.d. Pirati saraceni approdano sull isola di Creta, manoscritto del XII secolo. STUDIO CON I TESTI In chi confidava l abate Pietro? Per quanto tempo venne assediato il monastero? Dove si rifugiavano i Saraceni? Perché? 412

Tempo, spazio, storia - volume 2
Tempo, spazio, storia - volume 2
Da Roma imperiale all'anno Mille