Tempo, spazio, storia - volume 2

UNIT 6 L Alto Medioevo in Europa non riesce a mettere in funzione il pensiero complesso né tantomeno la sua capacità plastica e creativa. Il controllo di un numero eccessivo di stimoli può insomma avvenire solo se la macchina-cervello sacrifica non solo le sue funzioni più complesse, ma anche quelle più caratterizzanti, come l organizzazione delle informazioni separate in una conoscenza articolata, o la strutturazione della memoria a lungo termine. Il nostro cervello, in sostanza, non è fatto per vivere immerso in un numero elevato di stimoli, ma necessita di un tempo disteso per concentrarsi, organizzare le informazioni, elaborarle, possibilmente ripeterle. DOMANDE 1. Il circuito cerebrale della lettura immersiva si sviluppa automaticamente una volta che si apprende a leggere? 2. Quali conseguenze ha lo sviluppo di un buon circuito della lettura profonda? 3. Che cos è l iperattenzione o attenzione parziale continua? 4. La rivoluzione digitale e l iperconnessione Oggi leggiamo tantissimo attraverso gli schermi: dai pc, dai tablet e dagli smartphone. Molta parte della nostra attività di lettura è inoltre ormai dedicata ai testi che riceviamo attraverso le app di messaggistica istantanea e ai post che i nostri contatti pubblicano sui social media. Spesso ci viene detto che non leggiamo più o che leggiamo troppo poco: in realtà questa affermazione è sbagliata. Leggiamo tantissimo, quasi troppo: si è calcolato che tra messaggi, e-mail e post sui social leggiamo circa 100 000 parole al giorno, l equivalente di un romanzo. La questione non è quindi quanto leggiamo, ma come leggiamo. La lettura su schermo, infatti, a differenza di quella su papiro o su pergamena o su carta, ci priva di alcune percezioni fisiche: manca la percezione tattile legata alla consistenza della carta; manca l olfatto, perché la carta e l inchiostro hanno un loro odore che percepiamo anche se non ce ne rendiamo conto, e manca l udito, con cui ascoltiamo il fruscio delle pagine. Questa carenza di percezioni sensoriali ha un effetto sulle nostre memorie, sia quella a breve che, soprattutto, quella a lungo termine. Infatti per il nostro cervello è molto difficile archiviare nella memoria dei dati che giungono privi del loro corredo di sensazioni fisiche: ci capita quindi di leggere a volte anche molto velocemente, ma di dimenticare con estrema facilità quello che abbiamo letto. A partire dal 2004 il mondo digitale ha poi conosciuto un importante rivoluzione: si è passati dal web al web 2.0, ovvero la rete è diventata non solo un enorme deposito di contenuti cui attingere, ma anche il luogo dove gli utenti producono i propri contenuti, attraverso i blog, i post sui social, le immagini, i video o i testi pubblicati. Questo ha 210 causato un aumento esponenziale dei contenuti fruibili in rete. Al tempo stesso, gli smartphone, che ormai pressoché tutte e tutti utilizziamo costantemente, ci hanno portato a essere continuamente connessi alla rete e a essere sommersi da un numero altissimo di stimoli. Questa costante e prolungata esposizione al flusso di informazioni che proviene dalla rete prende il nome di iperconnessione. Per gestire tutti questi stimoli contemporaneamente, il nostro cervello è costretto ad attivare continuamente la modalità dell iperattenzione, erodendo la nostra capacità di concentrazione: ci accorgiamo di fare sempre più fatica a concentrarci, di soffrire continuamente di una forma di distrazione cronica. In queste condizioni leggiamo tanto, anzi tantissimo, ma lo facciamo senza mai attivare il circuito della lettura profonda. Una prima conseguenza, come abbiamo già evidenziato, è che non riusciamo a esercitare l empatia, e questa è sicuramente una delle cause del dilagare dell odio e della violenza verbale sui social media: leggiamo senza essere capaci di immedesimarci con il nostro interlocutore. Ma non siamo in grado neppure di attivare il pensiero critico, e quindi di valutare la veridicità o l attendibilità di quello che leggiamo, e questo facilita molto il diffondersi di fake news o di fantasie di complotto. Non siamo in grado di organizzare in conoscenza le informazioni che leggiamo, che diventano come pezzi sparsi di un puzzle che non può comporsi, non può trovare un significato più ampio. Infine, sacrifichiamo definitivamente la nostra capacità creativa, e, in sostanza, la nostra intelligenza. Il picco di concentrazione dell iperattenzione è di brevissima durata, per questo siamo spinti ad adottare

Tempo, spazio, storia - volume 2
Tempo, spazio, storia - volume 2
Da Roma imperiale all'anno Mille