Tempo, spazio, storia - volume 2

LEZIONE 18.2 Le riforme di Diocleziano La crisi nelle campagne e la precettazione Precettazione: in senso generale indica l obbligo di attenersi a un ordine ricevuto. L inflazione e l editto dei prezzi Calmiere: provvedimento che fissa per legge il prezzo massimo di vendita di un bene o di un servizio. Ville coloniche e servi della gleba Scene di vita di campagna nei pressi di una villa colonica raffigurate su un mosaico proveniente da Cartagine. La riforma fiscale penalizzò le campagne, aggravando la crisi dei piccoli proprietari, che non avevano margini di guadagno sufficienti per pagare le tasse e alimentare il bilancio familiare; un discorso in parte analogo valeva anche per i ceti artigiani delle città. La crisi economica colpiva dunque soprattutto le classi sociali meno abbienti, spingendo molti contadini e artigiani ad abbandonare le proprie attività e a mettersi alle dipendenze dei grandi proprietari terrieri. Lo spopolamento delle città o l abbandono dei poderi da parte dei contadini pregiudicavano però l impianto stesso della riforma fiscale, che, per garantire entrate fisse, doveva contare su attività produttive (rurali e cittadine) stabili e continuative. Per porre rimedio a questa situazione, che peraltro comprometteva anche gli approvvigionamenti dei prodotti di prima necessità, Diocleziano impose agli abitanti delle città e delle campagne di non abbandonare il loro luogo di residenza e ai figli dei lavoratori di continuare le attività dei padri (secondo il principio dell ereditarietà dei mestieri, che vietava ai giovani di scegliere liberamente la propria professione). Era il sistema della precettazione, che obbligava con la forza ogni abitante dell impero a continuare il proprio lavoro. La riforma fiscale introdotta da Diocleziano non fu sufficiente a risollevare il bilancio imperiale, perché le spese necessarie per finanziare l ampliamento dell apparato burocratico e dell esercito si rivelarono superiori alle entrate. Il disavanzo statale aggravò il fenomeno, già in atto, dell inflazione. L aumento dei prezzi fu così vertiginoso che nel 301 Diocleziano emanò un editto dei prezzi per stabilire il costo massimo di una serie di merci. Il calmiere provocò però effetti opposti a quelli per cui era stato emanato, alimentando ulteriormente l inflazione. Le merci elencate dalla norma di Diocleziano scomparvero dal mercato ufficiale per essere vendute a prezzi molto più elevati nel mercato nero (cioè illegale). La crisi economica si aggravò e il malcontento della popolazione costrinse Diocleziano a ritirare il suo provvedimento già nell anno successivo. In questo periodo, nelle campagne, la gestione del latifondo e le caratteristiche del colonato conobbero una nuova importante evoluzione. I grandi proprietari trasformarono le fattorie in complessi centri rurali, del tutto autosufficienti dal punto di vista economico, dal momento che producevano al loro interno tutto quanto era necessario per le persone che vi risiedevano ed erano prevalentemente chiusi agli scambi commerciali con l esterno e con i centri urbani. Erano le villae rustiche o coloniche (definite in questo modo perché erano coltivate dai coloni). Molti contadini che erano stati costretti, per sopravvivere, a divenire coloni dei latifondisti cedettero loro anche il possesso della terra. Nacque così il fenomeno giuridico del patronato, in base al quale i coloni che alienavano la propria terra in favore dei ricchi proprietari terrieri (patroni) perdevano il diritto di cederla in eredità ai loro figli; per poter continuare a coltivarla, inoltre, dovevano pagare ai patroni un affitto (una parte del raccolto). In cambio, i latifondisti garantivano loro il necessario per sopravvivere, la liberazione dal peso delle tasse e la difesa dai rischi di saccheggi da parte di briganti. La novità più rilevante fu che i coloni, in caso di vendita degli appezzamenti coltivati, venivano ceduti insieme ai poderi dei loro patroni. A partire da questo periodo, dunque, i contadini divennero praticamente proprietà personale dei patroni, come gli animali e gli attrezzi agricoli, in una condizione simile a quella degli schiavi. Pur essendo formalmente liberi, i coloni restavano di fatto legati per tutta la vita alla terra che coltivavano e i loro figli non avevano alcuna opportunità di migliorare la propria condizione sociale. Per questi motivi furono in seguito definiti servi della gleba (dal latino gleba, la zolla di terra). La servitù della gleba, come vedremo, resisterà in alcune aree d Europa per tutto il corso del Medioevo e oltre. 115

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Da Roma imperiale all'anno Mille