2.2 DAI SUMERI AGLI ACCADI

LEZIONE 2.2 – Dai Sumeri agli Accadi

L’impero accadico

Tra i nemici delle prospere città-Stato sumere, i più temibili erano le popolazioni nomadi che volevano impossessarsi delle loro ricchezze. A partire dal III millennio a.C., popolazioni di lingua semitica penetrarono nella Mesopotamia da nord e da oriente; questo fatto è attestato dalla presenza di nomi semiti nelle stele contenenti le liste dei re sumeri. Proprio uno di questi capi semiti, di nome Sargon, spodestò il sovrano di Kish e conquistò gran parte della Mesopotamia, fondando un impero molto esteso, chiamato accadico dagli storici per via della città di Akkad, dove Sargon aveva stabilito la sua residenza. I successori di Sargon ampliarono ulteriormente il regno, ma fu con Naram-Sin che l’impero accadico raggiunse la sua massima espansione, estendendosi dal mar Mediterraneo al golfo Persico. Gli Accadi conquistarono infatti altre città del Vicino Oriente, come Mari ed Ebla, arricchitesi nei secoli precedenti grazie alle rotte commerciali che transitavano nei territori situati lungo la direttrice che collegava il mar Mediterraneo e le città sumere. Rispetto all’epoca sumerica, sotto gli Accadi il potere si concentrò nelle mani di un re, considerato un dio, che dominava con la forza del suo esercito i popoli sottomessi e imponeva loro il pagamento di tributi. La produzione agricola non arricchiva più le scorte dei magazzini, ma era impiegata soprattutto per mantenere i nuovi padroni e finanziare le loro attività militari, con le quali essi miravano a dominare territori sempre più vasti.

Nuovi invasori in Mesopotamia

L’enorme estensione dell’impero accadico costituiva però anche la sua debolezza; era infatti difficile controllare territori così estesi e contrastare l’arrivo di altre popolazioni nomadi, attirate dalle ricchezze delle terre mesopotamiche. Intorno al 2150 a.C., l’invasione dei Gutèi, popolazione nomade proveniente dal nord est, probabilmente dalla zona dei monti Zagros, determinò il crollo del dominio accadico, ma favorì anche la ribellione delle città sumere. Nel sud diverse città sumere recuperarono una certa indipendenza, fino all’ascesa della dinastia di Ur III (2110-2000 a.C. circa) che sconfisse i Gutei e stabilì il dominio sumero (impero neosumerico). La rinascita sumera ebbe tuttavia vita breve perché la forza delle città-Stato non era più sufficiente per resistere ai continui attacchi delle popolazioni straniere, che, poco più di un secolo dopo, conquistarono la Mesopotamia fondando nuovi imperi.

I popoli che si susseguirono nel controllo della Mesopotamia sottomettevano con la forza le comunità preesistenti, sfruttando le loro risorse economiche. I conquistatori assumevano il ruolo di un’aristocrazia guerriera dedita all’esercizio delle armi ed erano mantenuti dalle popolazioni sottomesse. Quando poi le dimensioni degli imperi superavano una certa soglia, gestire territori tanto vasti diveniva impossibile; gli organismi statali entravano allora in crisi e nuove popolazioni bellicose si avvicendavano al potere.

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Tra conquista e integrazione

Dopo una prima fase caratterizzata da un potere oppressivo, nei rapporti tra i conquistatori e le popolazioni sottomesse iniziarono a svilupparsi fenomeni di integrazione, grazie alla quale la cultura dei vinti veniva ereditata e assorbita dai vincitori bellicosi. Per esempio, la scrittura inventata dai Sumeri si diffuse in tutti gli imperi del Vicino Oriente; le antiche leggi sumere ispirarono nuove legislazioni; la diffusione delle tecniche di coltivazione elaborate in Mesopotamia favorì l’espansione dell’agricoltura anche in altre regioni; in alcuni casi, inoltre, i funzionari dello Stato continuarono ad appartenere alle precedenti amministrazioni locali.

Gli Amorrei e l’impero di Babilonia

Verso la metà del III millennio a.C., si erano stabiliti in Mesopotamia gli Amorrèi, un popolo di origine semitica proveniente dalle regioni a ovest dell’Eufrate, probabilmente dalle attuali Siria e Giordania. Forse spinte da condizioni di graduale inaridimento e siccità, diverse tribù amorree immigrarono a poco a poco in Mesopotamia, divenendo sempre più un fattore di instabilità politica. Approfittando della crisi delle città-Stato sumere, intorno al 2000 a.C. essi le sottomisero e fondarono un nuovo regno nella parte centrale della regione, unificando in questo modo tutta la Mesopotamia. Nasceva l’impero babilonese, così chiamato dal nome della città di Babilonia, divenuta capitale sotto gli Amorrei sulle rive del fiume Eufrate e il cui nome significa “porta del dio”.

La società babilonese

La conquista amorrea trasformò profondamente la società mesopotamica. La classe sacerdotale, che un tempo amministrava anche il potere politico, fu sottomessa ai nuovi dominatori e al sovrano. Al vertice della gerarchia sociale c’era il re, che possedeva quasi tutte le terre, seguito dagli uomini liberi (awilum), che godevano di molti privilegi e svolgevano funzioni direttive nell’amministrazione statale. Potevano essere proprietari terrieri oppure potenti mercanti, che si erano arricchiti attraverso il controllo dei traffici commerciali. Alle loro dirette dipendenze c’erano i liberti (mushkenum), schiavi liberati che lavoravano come contadini, artigiani o piccoli commercianti e che potevano ricevere delle terre in concessione. All’ultimo gradino della scala sociale si trovavano gli schiavi (wardum), che non godevano di alcun diritto: erano prigionieri di guerra o liberti che, caduti in miseria, avevano perso la libertà personale.

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Hammurabi e le leggi scritte

Sotto la guida del re Hammurabi (1792-1750 a.C.), Babilonia raggiunse l’apice della sua potenza. La vastità delle terre su cui si estendeva richiese la creazione di un’efficiente amministrazione centrale, necessaria anche per organizzare l’approvvigionamento delle materie prime. Per consolidare il potere centrale e limitare l’autonomia dei governatori locali, il sovrano babilonese fece affidamento sull’eredità culturale lasciata dalle civiltà mesopotamiche precedenti.

In particolare, intorno al 1750 a.C., produsse una raccolta di leggi scritte, il codice di Hammurabi, basata sull’antica legislazione dei sovrani sumeri. Si tratta di un documento iscritto su una grande stele, in lingua accadica e caratteri cuneiformi; vi è rappresentato lo stesso Hammurabi, in piedi, dinanzi a un trono su cui siede il dio del sole e della giustizia, Shamash, che porge al sovrano babilonese un anello e una verga, simboli dell’autorità regale concessa dalla divinità. Se sia o meno un codice di leggi è ancora oggetto di discussione: è più probabile che si tratti di una raccolta di sentenze o di casi che si sono realmente verificati. Prima della promulgazione del codice di Hammurabi, le leggi erano tramandate perlopiù oralmente e potevano quindi essere disattese con facilità, o addirittura travisate, dai funzionari che amministravano la giustizia; le norme raccolte da Hammurabi divennero valide per tutti i territori dell’impero e incise su stele in pietra o marmo, collocate in tutti i centri urbani del regno: nessun potere locale poteva più minare la compattezza del regno interpretando le leggi a proprio favore.

La tendenza all’accentramento del potere nelle mani di Hammurabi è riscontrabile anche in un’altra riforma: l’estensione a tutto l’impero del culto di Marduk. Attraverso la venerazione di un’unica divinità, il sovrano babilonese intendeva tenere sotto controllo le funzioni religiose dei sacerdoti, che sarebbero altrimenti rimasti autonomi nelle diverse realtà locali del vasto impero.

La morte di Hammurabi segna la fine dell’impero babilonese, che crollò rapidamente sotto la spinta delle popolazioni nomadi, dei Cassiti e delle città che reclamavano la loro indipendenza.

IN SINTESI

La società babilonese

  • Re
  • Uomini liberi:
    – potenti mercanti
    – proprietari terrieri
  • Liberti (schiavi liberati):
    – contadini
    – piccoli commercianti
    – artigiani
  • Schiavi (senza diritti):
    – prigionieri di guerra
    – liberti caduti in miseria

GUIDA ALLO STUDIO
  • Quali elementi attestano la sottomissione delle città-Stato sumere agli Accadi?
  • In che cosa differiva l’organizzazione politica e sociale degli Accadi da quella dei Sumeri?
  • Quali erano gli elementi di debolezza dell’impero accadico?
  • Quali fattori provocarono la ribellione delle città sumere?
  • Da dove provenivano gli Amorrei? Quale impero fondarono?
  • Come era organizzata la società babilonese?
  • Perché Hammurabi promosse la raccolta di leggi che prende il suo nome?
  • Perché Hammurabi estese il culto di Marduk a tutto l’impero?

Tempo, spazio, storia - volume 1
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Dalla Preistoria alla crisi di Roma repubblicana