CHE COS’È LA GEOSTORIA?

Se la storia e la geografia sono due discipline dall’evoluzione plurimillenaria e di cui sono ben chiari gli obiettivi e le caratteristiche, non esiste la stessa chiarezza a proposito della geostoria. La stessa definizione di geostoria non è univoca, al punto che è possibile individuare differenti settori di ricerca che possono essere compresi all’interno di questa disciplina.

Geostoria e geografia storica

Possiamo indicare come geostoria la storia del pensiero geografico, e cioè l’evoluzione storica delle conoscenze, dei metodi e degli strumenti legati allo studio della geografia; ma anche la storia della cartografia o la storia delle esplorazioni e delle relazioni di viaggio. È spesso sfuggente e non chiara la distinzione tra la geostoria e una branca molto significativa della geografia, che rientra nella macrocategoria della geografia umana: la geografia storica. Entrambe, geostoria e geografia storica, hanno in comune l’obiettivo di studiare l’evoluzione del rapporto tra comunità umane e ambiente e come essi sono cambiati nel corso dei secoli, influenzandosi reciprocamente.

Geostoria e geopolitica

La geostoria, intesa quindi come una disciplina complessa che comprende tutti i filoni di ricerca che abbiamo citato, ha reclamato negli ultimi decenni un ruolo importante, anche nella definizione e nella soluzione di complicate questioni e di intricati conflitti a livello internazionale. È diventato cioè fondamentale ricostruire le basi storico-geografiche che stanno dietro le richieste e le recriminazioni di popoli, comunità o interi Stati, che reclamano magari nuovi territori, o il controllo di porzioni di mare e corsi d’acqua, oppure il permesso di entrare a far parte di accordi e trattati internazionali. In questo senso, la geostoria è stata spesso utilizzata come complementare e subordinata a una disciplina molto più nota e consolidata, la geopolitica, che studia le relazioni tra la geografia fisica, la geografia umana e l’azione politica.

Le origini della disciplina

Dal punto di vista degli storici, la necessità di mettere in relazione storia e geografia per arrivare a una conoscenza più approfondita e completa del passato è nata nella Francia del XX secolo. Il primo a sottolineare questa esigenza è stato Lucien Febvre (1878-1956), il cofondatore, assieme al già citato Marc Bloch, di un’importante rivista, le Annales, che ha fortemente contribuito a rinnovare il modo di pensare, studiare e scrivere la storia, aprendola a nuovi temi, nuove metodologie e al dialogo con altre discipline, come la psicologia e, appunto, la geografia. Fernand Braudel (1902-1985), uno dei più grandi storici del Novecento, direttore per molti anni di quella stessa rivista, è stato poi colui che ha esplicitamente parlato di geo-histoire, “geostoria”, e della necessità di integrare strettamente storia e geografia per lo studio dei cambiamenti intervenuti, spesso nell’arco di secoli o addirittura di millenni, nell’ambiente e nelle comunità umane. Nella sua opera più famosa, pubblicata nel 1949, Braudel ricostruiva la storia del Mediterraneo nella seconda metà del Cinquecento, ma non prima di aver dedicato la prima parte del libro a una descrizione puramente geografica del Mediterraneo, delle sue caratteristiche naturali, del clima, della flora e della fauna che caratterizzano le sue acque e i territori che si affacciano su di esso. In un tempo storico lunghissimo, che dura millenni, ciò che era accaduto nella seconda metà del Cinquecento non poteva essere compreso, secondo Braudel, se non facendo riferimento al contesto geografico di un mare, il Mediterraneo, certamente cambiato a causa dell’azione umana, ma che soprattutto aveva enormemente influenzato i popoli e le civiltà che avevano vissuto lungo le sue rive.

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La geostoria oggi

La proposta di Braudel, molto famosa, era piuttosto radicale e, di fatto, non ha trovato molti imitatori. Storia e geografia hanno continuato a essere due campi di indagine separati, solo occasionalmente uniti a proposito di specifici, limitati casi di studio. Oggi, noi definiamo la geostoria, che dovrebbe costituire il perfetto punto d’incontro tra storia e geografia, come una disciplina che studia l’evoluzione delle caratteristiche di un territorio ponendole in relazione con la storia dei popoli che lo hanno abitato.

A partire dalla riforma della scuola approvata dall’allora ministro Gelmini nel 2010, nel biennio dei licei la storia e la geografia sono state accorpate in un’unica voce curricolare. Si tratta di una novità che ha suscitato molto critiche e perplessità, perché essa non avrebbe dato vita, secondo alcuni, a una vera, nuova disciplina, bensì a una semplice sovrapposizione di due discipline già esistenti. Inoltre, l’analisi geostorica è attualmente limitata ai primi due anni della scuola secondaria di secondo grado, mentre scompare nel triennio, dove è assente anche la geografia e rimane solo la storia.

L’obiettivo di questo manuale è proprio quello di presentare una vera, reale integrazione tra storia e geografia. Le due discipline non vengono trattate come campi separati, divisi in sezioni o capitoli diversi, ma dialogano costantemente. L’evoluzione storica viene ricostruita facendo continuo riferimento alla geografia; inoltre, il racconto dei fatti e delle epoche del passato è sempre collegato al presente, attraverso specifici approfondimenti legati a temi per noi di grande attualità e che rientrano nel campo della geografia umana, come per esempio l’inquinamento, le migrazioni o il fenomeno della globalizzazione.

In questo modo, la geostoria emerge forse come una disciplina non ancora compiutamente definita e indipendente, rispetto alle sue due “sorelle maggiori”, ma come il risultato di un costante dialogo tra storia e geografia, che si intrecciano e si influenzano reciprocamente.

Tempo, spazio, storia - volume 1
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