5. La Guerra di secessione americana

5 La Guerra di secessione americana

Abraham Lincoln viene eletto presidente

Negli Stati Uniti la questione della schiavitù divenne centrale quando nel 1854 nacque il Partito repubblicano, che era abolizionista e si contrapponeva quindi al Partito democratico, favorevole allo schiavismo.

Nel 1860 Abraham Lincoln, candidato del Partito repubblicano e favorevole all’abolizione della schiavitù, fu eletto presidente.

Il Sud vide la vittoria dei repubblicani come una minaccia allo schiavismo e al proprio modello di economia: fra il dicembre 1860 e il maggio 1861, undici Stati del Sud decisero di staccarsi dall’Unione federale e di dare vita a una Confederazione indipendente, con la città di Richmond, in Virginia, come capitale.

La  secessione, voluta dai grandi proprietari terrieri e dai leader politici a essi legati, scatenò la reazione del governo federale: gli Stati Uniti erano nati come un’unione volontaria tra Stati sovrani, ma accettare senza reagire la fuoriuscita di alcuni Stati avrebbe costituito un precedente gravissimo. Gli scontri armati cominciarono nell’aprile 1861: fu l’inizio della Guerra di secessione americana (1861-65).

confederati contro unionisti

La Confederazione del Sud elesse un proprio presidente, Jefferson Davis, e sul campo di battaglia affidò il comando militare al generale Robert Lee. I confederati (o “sudisti”) prevalsero nella prima fase della guerra, grazie alla miglior qualità delle loro truppe e all’abilità del generale Lee. Ma, alla lunga, il conflitto volse a favore degli unionisti (o “nordisti”), principalmente per tre motivi:

  • la superiorità numerica (gli Stati del Nord avevano circa il triplo degli abitanti degli Stati del Sud e poterono mobilitare 2 milioni di soldati);
  • la maggior forza economica del Nord rispetto al Sud (che era costretto a importare le armi);
  • la mancanza di aiuti esterni, in particolare dalla Gran Bretagna, che era la prima acquirente del cotone del Sud, ma che si dichiarò neutrale.

L’anno di svolta della guerra fu il 1863, quando l’esercito unionista ottenne i primi successi, e cominciò ad avanzare lungo il corso del fiume Mississippi. Lo scontro più importante del conflitto ebbe luogo nel luglio dello stesso anno a Gettysburg, in Pennsylvania, dove gli unionisti prevalsero sui loro avversari. Pochi mesi dopo, nella stessa Gettysburg, il presidente Lincoln tenne il suo discorso più famoso, in cui riaffermò l’unità nazionale di tutti gli americani in nome dei valori stabiliti dalla Dichiarazione d’indipendenza. In questa seconda fase, la Guerra di secessione americana divenne ancor più feroce, con devastazioni, saccheggi e incendi che colpirono la popolazione civile.

Si trattò del primo grande conflitto dell’era industriale, durante il quale si rivelarono fondamentali sia il peso della tecnologia sia le ingenti masse di uomini impiegate. Fu anche la prima guerra raccontata quasi in diretta da giornali, periodici illustrati e fotografie. Dopo che l’esercito unionista ebbe occupato buona parte dei territori del Sud, i confederati si arresero il 9 aprile 1865.

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LEGGERE LA STORIA ATTRAVERSO LE FONTI: IL DISCORSO DI GETTYSBURG

Nel novembre 1863 Lincoln tenne a Gettysburg il suo celebre discorso. Indebolito dalla febbre e dall’emicrania, il presidente parlò per soli due minuti, ma le sue parole erano destinate a entrare nella storia degli Stati Uniti.


Or sono ottantasette anni1 che i nostri avi costruirono su questo continente una nuova nazione, concepita2 nella Libertà e votata al principio che tutti gli uomini sono creati uguali. Adesso noi siamo impegnati in una grande guerra civile, la quale proverà se quella nazione [...] possa a lungo perdurare. Noi ci siamo raccolti su di un gran campo di battaglia di quella guerra. Noi siamo venuti a destinare una parte di quel campo a luogo di ultimo riposo per coloro che qui dettero la loro vita, perché quella nazione potesse vivere [...]. Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo, ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero. Sta a noi viventi, piuttosto, il votarci3 qui al lavoro incompiuto, finora così nobilmente portato avanti da coloro che qui combatterono. Sta piuttosto a noi il votarci qui al grande compito che ci è dinnanzi: che da questi morti onorati ci venga un’accresciuta devozione4 a quella causa per la quale essi diedero, della devozione, l’ultima piena misura5; che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti invano; che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l’idea di un governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra.

(da Discorso di Gettysburg, traduzione italiana riconosciuta dalla Biblioteca del Congresso di Washington)


Leggi il discorso e rispondi alle domande.

1. Quali princìpi devono guidare il popolo americano?

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2. Perché Lincoln insiste con il termine “nazione”?

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3. Secondo te, che cosa vuole sottolineare Lincoln con «un governo del popolo, dal popolo, per il popolo»?

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L’abolizione della schiavitù e le altre conseguenze della guerra

La Guerra di secessione pose fine alla lunga questione dello schiavismo. Nel 1863, quando il conflitto non si era ancora concluso, Lincoln aveva emanato il cosiddetto Proclama di emancipazione, che dichiarava liberi tutti gli schiavi residenti negli Stati confederati e favorì la fuga di migliaia di neri dal Sud e l’arruolamento nell’esercito nordista di quasi 100 000 ex schiavi. L’abolizione della schiavitù venne stabilita nel 1865 dal XIII emendamento alla Costituzione.

La Guerra di secessione lasciò ferite profonde nella società americana e le divisioni tra Nord e Sud continuarono ancora per molti decenni. Sei giorni dopo la resa dei confederati, il 15 aprile 1865, Lincoln fu ucciso in un attentato per mano di un fanatico sudista. Questo fu il primo e più celebre episodio di uno scontro che si continuò a combattere nella vita pubblica di ogni giorno. Negli Stati del Sud crebbe il risentimento verso i vincitori e i “neri”: anche se liberi, gli ex schiavi non furono trattati come gli altri cittadini e continuarono a essere vittime di  razzismo; nacquero anche organizzazioni segrete (come per esempio il Ku Klux Klan) che sostenevano la superiorità dei bianchi e usavano la violenza per affermarla.

Alla fine degli anni Settanta del XIX secolo, negli Stati del Sud si raggiunse un nuovo equilibrio attraverso un sistema politico e sociale che garantiva la supremazia dei bianchi e un regime di segregazione razziale (cioè la separazione dei neri dai bianchi) destinato a durare, in alcune zone, fino agli anni Sessanta del Novecento. Nonostante questa difficile situazione, gli Stati Uniti ricominciarono a crescere dal punto di vista economico e in poco tempo si ripresero dalla guerra.

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PARALLELI: L’ASSASSINIO DEL PRESIDENTE

In tutte le epoche e in ogni luogo, l’omicidio della più alta autorità politica, sia essa rappresentata da un re, da un imperatore o da un presidente, è un evento di grandissimo impatto per tutti.

Il 15 aprile 1865 Abraham Lincoln si era recato a teatro, a Washington, per assistere a una commedia musicale. Nell’istante stesso in cui prese posto nel palco a lui riservato, fu colpito alla testa da un proiettile sparato, da distanza ravvicinata, da John Wilkes Booth, un attore schierato dalla parte dei sudisti. Secondo le testimonianze, l’assassino accompagnò il suo gesto con una frase: «Sic semper tyrannis!», che in latino significa “Così sia sempre per i tiranni”, un’espressione storicamente attribuita a Bruto, l’autore del delitto forse più famoso della storia, quello ai danni di Giulio Cesare. Secondo altri, Booth pronunciò un più semplice «Il Sud è vendicato». Lincoln venne dichiarato morto la mattina successiva. L’assassino, dopo aver tentato la fuga, venne catturato e ucciso.

L’omicidio del presidente è un episodio drammatico, destinato a ripetersi altre tre volte nella storia americana. Il 4 marzo 1881 si insediò alla Casa Bianca il repubblicano James Garfield. Il 2 luglio successivo fu gravemente ferito in un attentato in una stazione ferroviaria, dove Charles J. Guiteau, un avvocato disoccupato, gli sparò per motivi di risentimento personale. Garfield non morì subito, come Lincoln, ma due mesi dopo, in seguito a una lunga agonia.

William McKinley aveva combattuto la Guerra di secessione ed era già stato presidente dal 1897 al 1901. Rieletto per un secondo mandato, fu assassinato il 6 settembre 1901 a Buffalo, nello Stato di New York, da un anarchico di origine polacca, Leon Czolgosz.

L’attentato che fece più clamore fu però quello del 22 novembre 1963, quando il presidente John Fitzgerald Kennedy fu ucciso dai colpi di fucile sparati dall’ex marine Lee Harvey Oswald mentre attraversava le strade di Dallas, in Texas, a bordo di un’auto scoperta.

Ti racconto la Storia - volume 2
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Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento