3. Il mondo operaio

3 Il mondo operaio

In lotta per i diritti degli operai

La crescita economica e industriale comportò anche il rapido aumento del numero degli operai, i quali erano fondamentali per far funzionare le industrie nonostante l’impiego crescente delle macchine. Divenne così sempre più importante il problema della “condizione operaia”: turni di lavoro massacranti, nessuna tutela e sicurezza sul posto di lavoro, salari bassi (anche se più alti rispetto a quelli di altri settori economici), condizioni di vita completamente diverse da quelle borghesi.

La Gran Bretagna, dove era nata la rivoluzione industriale, fu il primo paese in cui si sviluppò un forte movimento politico e di opinione a favore del miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli operai. Oltre al movimento operaio, nel contesto inglese nacquero soprattutto le organizzazioni sindacali, le Trade Unions (capitolo 10, p. 254).

Nel resto d’Europa le lotte operaie e sindacali furono contrastate dal potere politico, che le considerava una pericolosa minaccia all’ordine pubblico: così accadde sia nella Francia di Napoleone III sia nella Prussia del cancelliere Bismarck, i due paesi maggiormente coinvolti nella grande crescita economica e industriale degli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento.

In Italia, invece, lo scarso sviluppo industriale e l’arretratezza dell’economia resero il movimento operaio un protagonista di importanza secondaria nella lotta politica nazionale.

La Prima internazionale dei lavoratori

I movimenti operai erano isolati e spesso dovevano operare in clandestinità (cioè in segreto, nascondendosi) nei rispettivi paesi, così sentirono l’esigenza di coordinarsi a livello internazionale.

Il primo contatto tra movimenti operai di diversi paesi si ebbe a Londra nel 1862. La necessità di un collegamento costante tra i movimenti portò poi alla formazione dell’Associazione internazionale dei lavoratori (1864), un’organizzazione permanente aperta ai rappresentanti di vari paesi e con sede a Londra.

Alla prima riunione dell’Associazione, in seguito nota come Prima internazionale, partecipò anche Marx, che scrisse lo statuto provvisorio dell’Associazione, i cui obiettivi erano la lotta allo sfruttamento del lavoro e la ricerca dell’autonomia per il proletariato. Già in quell’occasione emersero però le prime differenze tra i vari capi del movimento operaio e i diversi gruppi nazionali.

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marx e bakunin, Socialisti e anarchici

Una delle divisioni che segnarono le riunioni dell’Internazionale dei lavoratori fu quella tra i socialisti veri e propri e i cosiddetti “anarchici”. Tra questi ultimi vi era il rivoluzionario russo Michail Bakunin, che aveva partecipato ai moti rivoluzionari del 1848 sia in Francia sia in Germania. Egli entrò presto in polemica con Marx e con la sua visione politica.

Per Marx infatti, il superamento del sistema capitalistico poteva essere raggiunto solo con la rivoluzione guidata dal proletariato industriale, che avrebbe causato la fine del dominio della borghesia e l’inizio della cosiddetta “dittatura del proletariato”, cioè di una società comunista basata sulla condivisione dei beni e dei mezzi di produzione.

Per Bakunin invece non serviva formare un nuovo Stato, che per sua natura sarebbe stato centralizzatore e portato a negare le libertà e i diritti delle persone, ma un nuovo tipo di società, anarchica, in cui cioè ogni cittadino fosse libero da vincoli e limitazioni: il termine “anarchia deriva dal greco e significa proprio “assenza di potere”. Bakunin, inoltre, non pensava che la diffusione delle idee rivoluzionarie dovesse avvenire attraverso i libri e le parole, bensì con azioni concrete, gesti violenti, dimostrativi e sensazionali. Aveva così inizio il terrorismo rivoluzionario.

Bakunin venne espulso dalla Prima internazionale nel 1872, per volere di Marx ed Engels, ma l’Associazione internazionale dei lavoratori non durò comunque molto: essa fu infatti sciolta nel 1876. I motivi furono i contrasti interni e la convinzione dello stesso Marx che il movimento operaio internazionale avesse ormai esaurito la sua funzione, poiché il futuro della lotta a favore dei lavoratori era in mano ai partiti socialisti nazionali.

Ti racconto la Storia - volume 2
Ti racconto la Storia - volume 2
Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento