1. Il secolo della borghesia

1 Il secolo della borghesia

si afferma una nuova classe sociale

L’Ottocento è stato spesso definito come il secolo della borghesia. La borghesia è una classe sociale, cioè un gruppo di individui che occupano la stessa posizione nella gerarchia della società. I membri di una stessa classe sociale hanno in comune alcune caratteristiche, come fare il medesimo lavoro, avere un livello culturale e di istruzione simile, condividere gli stessi gusti in fatto di arredamento o abbigliamento.

Con il termine “borghesia” indichiamo quella fascia di popolazione che si collocava a metà tra i vecchi ceti privilegiati (nobiltà e clero) e la massa di persone che vivevano in condizioni di povertà o che guadagnavano solo ciò che era sufficiente per sopravvivere (come la maggior parte dei contadini e degli operai). Si tratta di una classe sociale che all’inizio era molto ristretta, ma nel corso dell’Ottocento si è ampliata sempre più. In generale, i borghesi erano coloro che:

  • non facevano lavori manuali;
  • vivevano in città;
  • avevano uno stipendio buono o discreto;
  • erano professionisti e lavoravano in proprio.

La borghesia fu la grande protagonista del XIX secolo, sia nei moti rivoluzionari e nelle varie guerre per le indipendenze e le unità nazionali, sia nella lunga fase di crescita economica vissuta dall’Occidente nella seconda metà dell’Ottocento. Rispetto ai ceti medi che erano sempre esistiti nella storia europea (composti soprattutto da mercanti, artigiani, giuristi e, in generale, dai gruppi sociali in ascesa economica), la borghesia fu il risultato dei grandi cambiamenti scatenati dalla rivoluzione industriale (capitolo 10, p. 253).

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La cultura borghese

All’interno del mondo borghese vi erano notevoli differenze. I proprietari delle grandi industrie, i banchieri o i dirigenti d’azienda (la cosiddetta “alta borghesia”) conducevano vite diverse e avevano obiettivi differenti rispetto ad altre categorie che pure rientravano nella borghesia, come i liberi professionisti (per esempio medici, ingegneri, avvocati), gli impiegati, gli insegnanti o i piccoli commercianti. Ciò che accomunava i borghesi non erano tanto le condizioni di vita, l’essere più o meno ricchi, ma il desiderio di avere maggiori diritti, libertà e un potere superiore a quello che le vecchie monarchie e i vecchi ceti privilegiati erano disposti a concedere loro. L’Ottocento vide quindi la diffusione di una “cultura borghese”, basata su alcuni princìpi fondamentali:

  • il merito individuale (il successo del singolo come dimostrazione del suo valore e delle sue capacità);
  • la libera iniziativa (la capacità di correre dei rischi e di lavorare in proprio, senza essere dipendenti di qualcuno o dello Stato);
  • la concorrenza (nella convinzione che essa spingesse tutti a dare il massimo, nel tentativo di superare ognuno i propri concorrenti);
  • l’innovazione tecnico-scientifica.

Per quanto riguarda lo stile di vita, la borghesia europea divenne più attenta alle mode: indossare vestiti eleganti e avere case curate divennero elementi che distinguevano i borghesi dalle classi sociali più povere, le quali non potevano permetterseli. La famiglia era considerata la base della società; una  famiglia patriarcale, in cui l’uomo lavorava e la donna rimaneva rinchiusa nel ruolo di moglie e madre. Tutto ciò che andava contro queste regole morali andava criticato e represso.

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La fiducia nel progresso

Per la società borghese l’umanità era destinata a un progresso generale, graduale e costante. L’ottimismo fu una caratteristica tipica della mentalità borghese, così come la fiducia nel progresso. Anche per questo, nel periodo compreso tra gli anni Cinquanta e gli anni Settanta dell’Ottocento, vi fu una serie di importanti innovazioni scientifiche.

Nacque persino una corrente di pensiero, il Positivismo, per cui la fede nel progresso era centrale e che cercò di applicare il metodo scientifico a tutte le discipline.

In questo clima culturale, il naturalista inglese Charles Darwin pubblicò nel 1859 la sua opera più nota e importante, L’origine delle specie: in essa Darwin sosteneva che tutte le specie naturali erano sottoposte a un lento processo di selezione naturale, in base al quale gli individui più adatti all’ambiente avevano più possibilità di sopravvivere, di riprodursi e quindi di evolversi, mentre i più deboli erano destinati a scomparire. Anche l’essere umano, secondo Darwin, era il risultato di una lunga catena biologica di evoluzioni. La teoria darwiniana era in aperto contrasto con l’insegnamento cristiano, che attribuiva unicamente a Dio la creazione del mondo e di tutti gli esseri viventi.

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Il boom industriale

L’ottimismo tipico della cultura borghese fu favorito anche da una notevole fase di crescita economica e, soprattutto, industriale, vissuta in buona parte d’Europa negli anni Cinquanta e Sessanta dell’Ottocento. Furono soprattutto la Francia e il mondo tedesco i protagonisti di questa grande espansione. Il settore siderurgico e quello meccanico trascinarono l’economia, innescando un circolo virtuoso fatto di aumento dei prezzi, dei salari e dei profitti che avvantaggiò anche gli altri settori, come quello agricolo.

La crescita economica non sarebbe stata possibile senza la contemporanea rivoluzione dei trasporti, che garantì una più rapida circolazione delle materie prime e delle merci, e cambiò la vita concreta e la mentalità degli occidentali. Spostarsi rapidamente da un luogo all’altro e viaggiare, per lavoro o per diletto, era diventato possibile. La rivoluzione dei trasporti consistette nella straordinaria diffusione della ferrovia, in Europa ma anche nelle Americhe: risalgono al 1854 la linea ferroviaria Torino-Genova e l’inaugurazione della prima linea transalpina, la Vienna-Trieste; al 1857 l’inizio dei lavori per il traforo del Fréjus tra Bardonecchia, in Piemonte, e Modane, in Francia, che rese più semplici e rapide le comunicazioni tra l’Italia e il resto d’Europa; al 1869 l’inaugurazione della prima linea che univa costa atlantica e costa pacifica degli Stati Uniti, la New York-San Francisco.

Per quanto riguarda invece la navigazione, per buona parte dell’Ottocento le navi a vela rimasero meno costose e più veloci delle navi a vapore per il trasporto sia dei passeggeri sia delle merci. Le cose cambiarono solo con l’introduzione delle eliche al posto delle grandi ruote laterali, e degli scafi in legno in sostituzione di quelli più pesanti in ferro.

Ti racconto la Storia - volume 2
Ti racconto la Storia - volume 2
Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento