8. Il sistema di alleanze di Bismarck

8 Il sistema di alleanze di Bismarck

UN NUOVO EQUILIBRIO IN EUROPA

Con le sue vittorie militari l’Impero tedesco appena nato aveva mutato l’ordine europeo imposto dal Congresso di Vienna. Una volta raggiunto l’obiettivo di una Germania unita sotto la guida prussiana, Bismarck cambiò strategia in politica estera: non più la Machtpolitik, la “politica di potenza” aggressiva condotta fino a quel momento, ma la Realpolitik, cioè una “politica realista” che puntava al mantenimento del nuovo equilibrio imposto dalla Germania

La Realpolitik si basava su un sistema di alleanze e di accordi tra gli Stati in cui Bismarck dimostrò la sua grande abilità. 

L’equilibrio europeo costruito dal cancelliere fu alla base di un lungo periodo di pace durato circa quarant’anni (1871-1914), in cui la guerra fu combattuta solo al di fuori dell’Europa, o al massimo ai confini orientali del continente.

GLI OBIETTIVI DI BISMARCK E LE ALLEANZE

Oltre a garantire il mantenimento di un equilibrio con l’Impero tedesco come potenza dominante in Europa, Bismarck puntava a isolare politicamente la Francia e impedirle in questo modo qualsiasi possibilità di rivincita. Per ottenere questo obiettivo, il cancelliere creò un vero e proprio sistema di alleanze: 

  • la cosiddetta “alleanza dei tre imperatori”, un accordo difensivo tra Germania, Russia e Austria-Ungheria che aveva anche lo scopo di garantire l’equilibrio politico all’interno dei singoli imperi; 
  • la Triplice Alleanza, con Impero austro-ungarico e Italia, che così entrò a far parte del sistema di alleanze tedesco. 

Non mancarono comunque i momenti di tensione e le crisi, che rischiarono di rompere l’equilibrio bismarckiano in Europa, soprattutto nella turbolenta regione dei Balcani.

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LE DIMISSIONI DI BISMARCK

Protagonista della politica internazionale, Bismarck vide invece progressivamente diminuire il suo potere in patria. Dopo l’unificazione, l’Impero tedesco continuava a essere una federazione di 25 Stati, ognuno con un proprio governo e un proprio Parlamento. Il governo centrale, a cui spettavano le scelte politiche comuni a tutti gli Stati, era guidato dal cancelliere, che come abbiamo visto rispondeva del proprio operato non al Parlamento (Reichstag), ma all’imperatore, il Kaiser. Quest’ultimo continuò a essere anche re di Prussia, il più grande e potente dei 25 Stati della confederazione. 

A partire dal 1870, pur continuando a godere del pieno appoggio degli Junker e del mondo industriale e bancario, Bismarck dovette affrontare l’opposizione di due nuovi partiti nati in quegli anni: il Centro, di ispirazione cattolica, e il Partito socialdemocratico tedesco. Contro questi partiti il cancelliere combatté una lunga battaglia politica, che però alla fine indebolì il suo potere. 

Bismarck si dimise dal suo incarico di cancelliere nel 1890, dopo 28 anni di governo, all’età di 75 anni. Oltre al successo dei suoi avversari politici, ciò che lo spinse a ritirarsi furono le critiche dei gruppi commerciali e finanziari che chiedevano una politica estera rivolta anche fuori dall’Europa. Inoltre era nel frattempo salito al trono, nel 1888, un nuovo Kaiser: il giovane Guglielmo II, desideroso di poter governare in prima persona e di liberarsi dell’ingombrante cancelliere. Oltre alla notevole differenza di età, Gugliemo II era distante da Bismarck anche per la sua strategia politica e militare, detta Weltpolitik (“politica mondiale”), che intendeva dare alla Germania un maggior peso a livello internazionale.

Ti racconto la Storia - volume 2
Ti racconto la Storia - volume 2
Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento