1. Un nuovo protagonista: Cavour

1 Un nuovo protagonista: Cavour

Il regno di Vittorio Emanuele II

Dopo la fine dei moti del 1848, nei vari Stati italiani le autorità politiche repressero ogni forma di protesta e sentimento di rivolta. Il solo Stato che non seguì questa tendenza fu il Regno di Sardegna, che comprendeva la Sardegna, la Liguria, il Piemonte, la Savoia e la Contea di Nizza (carta a p. 383).

Re Vittorio Emanuele II di Savoia, succeduto al padre Carlo Alberto dopo la sconfitta nella Prima guerra d’indipendenza, fu l’unico dei sovrani italiani a mantenere la Costituzione concessa nel 1848, lo Statuto Albertino. Negli anni successivi non mancarono comunque contrasti tra il re e il Parlamento, fino a quando, agli inizi degli anni Cinquanta, apparve un nuovo protagonista della vita politica del regno: Camillo Benso, conte di Cavour.

la carriera politica di Cavour

Cavour era un aristocratico piemontese che da giovane aveva viaggiato in Europa entrando in contatto con le realtà politiche ed economiche più avanzate dell’epoca, e una volta tornato in Italia aveva gestito con successo l’azienda agricola di famiglia.

Giornalista e da sempre appassionato di politica, Cavour era un liberale moderato, aveva cioè a cuore la difesa delle libertà fondamentali del cittadino, ma anche il mantenimento dell’ordine sociale: il sistema di governo che preferiva era la monarchia costituzionale, capace di garantire libertà individuale e difesa della proprietà privata e di evitare il pericolo della rivoluzione e del disordine sociale.

Cavour entrò in politica come ministro dell’Agricoltura e del Commercio e poi, dal novembre 1852, divenne primo ministro. Una volta a capo del governo, escluse dalla maggioranza parlamentare i gruppi più estremisti, sia a destra (cattolici e conservatori) sia a sinistra (democratici e radicali). I concetti di “destra” e “sinistra” applicati alla politica erano nati durante la Rivoluzione francese: nella parte destra dell’assemblea legislativa sedevano i conservatori, cioè le forze contrarie al cambiamento, mentre nella parte sinistra vi erano i gruppi più radicali, che volevano continuare la rivoluzione e cambiare la società, una divisione che è giunta fino ai nostri giorni.

In seguito Cavour approvò una serie di riforme di politica economica per rendere il Regno di Sardegna più ricco e all’avanguardia, in linea con i paesi dell’Europa del Nord. Ridusse quindi le tariffe doganali e aprì il regno ai commerci con l’estero, esportando soprattutto prodotti agricoli; favorì la costruzione di infrastrutture, in particolare le ferrovie, ma anche strade e canali; sostenne lo sviluppo industriale, soprattutto nei settori siderurgico (lavorazione dei metalli) e meccanico.

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la causa indipendentista: il mancato sostegno a Mazzini e Pisacane

Il Regno  sabaudo si impose quindi, negli anni Cinquanta dell’Ottocento, come lo Stato italiano più avanzato, sia per le garanzie di libertà politica concesse dallo Statuto Albertino sia per il progresso economico. Non a caso molti  esuli in fuga da altre zone d’Italia trovarono in quegli anni rifugio e protezione proprio in Piemonte.

Nei confronti della causa indipendentista (cioè di coloro che volevano l’indipendenza dell’Italia dai dominatori stranieri) Cavour si mostrò comunque molto prudente. Non diede alcun sostegno, per esempio, a Giuseppe Mazzini (capitolo 14, p. 363), la cui strategia, basata sull’organizzazione di attentati e insurrezioni, continuò a non avere risultati e anzi gli attirò critiche anche da parte dei patrioti. Cavour non appoggiò nemmeno la spedizione di Carlo Pisacane, il quale nel 1857 tentò di far scoppiare un’insurrezione nel Regno delle Due Sicilie: sbarcato a Sapri, nel Salernitano, Pisacane e le poche centinaia di uomini che lo seguirono furono ben presto individuati e sconfitti dall’esercito borbonico.

Dopo il fallimento della spedizione e la morte di Pisacane, nacque un movimento indipendentista che riuniva tutte le forze, moderate e democratiche, interessate al progetto unitario. A esso aderì, tra gli altri, Giuseppe Garibaldi, tornato in Italia dopo una lunga permanenza all’estero. Nel luglio 1857 il movimento si dotò di una propria struttura interna e prese il nome di Società nazionale.

Ti racconto la Storia - volume 2
Ti racconto la Storia - volume 2
Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento