3. La Francia napoleonica

3 La Francia napoleonica

I burocrati al servizio dello stato

Nel suo ruolo di primo console, e poi di imperatore, Napoleone diede un volto nuovo alla Francia, attuando una serie importante di cambiamenti e di riforme. In generale, vi fu un grande ampliamento delle strutture di governo e dell’apparato amministrativo, che divennero sempre più complessi.

Nacque una nuova figura, il burocrate: un funzionario che, dopo essersi formato in speciali licei e scuole d’eccellenza, entrava a lavorare nelle istituzioni pubbliche, diventando un servitore dello Stato. Il burocrate, dunque, era fedele solo allo Stato e non più, come nella Francia del passato, al re o a un nobile. Lavorare nella  burocrazia statale dava prestigio sociale e solidità economica.

Le riforme

In ambito giuridico, il governo napoleonico promulgò diversi codici, cioè raccolte di leggi che dovevano regolare ogni aspetto della vita dei francesi.

Particolarmente importante fu poi la divisione del paese in dipartimenti, decisiva per rendere ancora più organizzato il controllo dello Stato su ogni aspetto della vita pubblica: a capo di ogni dipartimento c’era un prefetto, e poi a scendere, secondo una rigida gerarchia, sottoprefetti e sindaci, tutti scelti dal governo e, quindi, da Napoleone.

Altre riforme toccarono il sistema giudiziario, quello fiscale e quello bancario, con la creazione della Banca di Francia (1800) e una nuova moneta, il franco germinale (1803), rimasto in vigore fino al 1914. Per attuare queste riforme e far funzionare la complessa macchina amministrativa dello Stato, si ricorse sia al personale che aveva lavorato sotto i Borbone sia a coloro che avevano operato durante il decennio rivoluzionario.

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Le contraddizioni

Non tutti gli aspetti della Francia napoleonica erano però in linea con la cultura illuminista e con l’eredità della Rivoluzione. Tra i diritti e le libertà garantite dal governo non c’erano, se non in misura limitata, la libertà di stampa e di associazione, né la possibilità di manifestare chiaramente il proprio dissenso. Durante il periodo napoleonico fu invece potenziato il settore della pubblica sicurezza, con la nascita di una potente polizia. Grazie a un efficiente sistema di  censura, la polizia riuscì a ridurre al minimo la possibilità che sorgessero oppositori e voci critiche, sorvegliando la stampa e i giornali.

Altro elemento in contraddizione con i princìpi rivoluzionari fu la nascita di una nuova aristocrazia ereditaria, basata non sul diritto di nascita, ma composta da quei militari e funzionari che Napoleone decideva di ricompensare e premiare. Con il passare degli anni si formò anche una vera e propria corte attorno alla figura dell’imperatore, una corte imperiale sempre più simile a quella dei vecchi re, in cui la vicinanza al sovrano era il modo migliore per fare carriera e arricchirsi.

I CODICI NAPOLEONICI

Uno dei risultati più importanti e duraturi del governo napoleonico si ebbe in ambito giuridico, con la promulgazione di una serie di codici. Per secoli in Europa il diritto, e cioè il complesso delle leggi che regolano una società, si era basato su molteplici fonti: usanze locali e cittadine, norme emanate da feudatari e autorità ecclesiastiche, leggi promulgate dai sovrani. Questa situazione aveva dato ai giudici un enorme potere di interpretazione: di volta in volta, anche in base alla convenienza del momento, i giudici potevano fare riferimento a una fonte o a un’altra, per esempio a una legge del re o a una consuetudine locale. Per superare questo sistema, che era oltretutto lento e macchinoso, furono creati nuovi codici di leggi già durante il periodo del dispotismo illuminato (capitolo 9, p. 225), ma fu Napoleone il primo in Europa a volere una completa riforma del sistema giuridico, capace di superare favoritismi e privilegi.

A questo scopo l’imperatore mise al lavoro una commissione di giuristi a partire dall’estate del 1800, che compilò il Codice civile napoleonico, una raccolta di norme con cui si stabiliva l’uguaglianza di tutti i francesi di fronte alla legge, che si impose rapidamente come un modello per molti altri paesi. Oltre al Codice civile, la cui stesura definitiva risale al 1804, furono elaborati anche il Codice di commercio nel 1807, i Codici di procedura civile e criminale e il Codice penale nel 1810.

Ti racconto la Storia - volume 2
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Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento