1. L’ascesa di Napoleone

1 L’ascesa di Napoleone

La campagna d’Italia

Come abbiamo visto (capitolo 12, p. 307), la Francia, nella sua strategia di difesa dei confini, aveva attaccato l’Austria su più fronti. La cosiddetta campagna d’Italia, che aveva lo scopo di liberare la penisola dalla presenza austriaca, fu affidata a Napoleone Bonaparte, che si era già distinto nel 1795 per aver soffocato un’insurrezione monarchica a Parigi. Il giovane generale, grazie soprattutto alle sue capacità militari, conquistò prima Nizza e la Savoia, quindi avanzò nella pianura padana, annientò l’esercito asburgico ed entrò trionfalmente a Milano.

L’esercito francese sembrava inarrestabile e gli austriaci si convinsero a chiedere un  armistizio: il 7 ottobre 1797 Bonaparte firmò con l’Austria la Pace di Campoformio, che consegnava la Lombardia alla Francia ma  annetteva i territori della Repubblica di Venezia al Sacro Romano Impero.

In seguito le truppe francesi scesero in Italia: uno dopo l’altro, gli Stati della penisola furono conquistati e i legittimi sovrani costretti alla fuga. Furono create nuove repubbliche, le cosiddette “repubbliche sorelle” (carta a p. 320), organizzate sul modello di quella francese: la Repubblica cispadana, poi detta “cisalpina” (la prima della Storia a utilizzare il tricolore verde, bianco e rosso), la Repubblica ligure, la Repubblica romana e la Repubblica napoletana. Anche Piemonte e Granducato di Toscana vennero occupati dalle truppe francesi, solo il Ducato di Parma e Piacenza rimase in mano al suo legittimo sovrano (Ferdinando di Borbone), mentre Sicilia e Sardegna furono protette dalla flotta inglese.

Il generale Bonaparte in Egitto

Dopo la guerra all’Austria, il Direttorio spostò il suo miglior generale sul teatro di guerra egiziano, dove la Francia voleva colpire gli interessi commerciali del suo nemico più irriducibile, l’Inghilterra. Napoleone riuscì ad avere la meglio sull’esercito egiziano nella battaglia delle Piramidi (1798), ma per il resto l’invasione dell’Egitto fu un fallimento: la flotta francese venne infatti sconfitta nelle acque di Abukir (1799) dalle inattaccabili navi inglesi comandate dall’ammiraglio Horatio Nelson.

Il colpo di Stato e la fine della Rivoluzione

La necessità di riorganizzarsi in seguito alla formazione di una nuova coalizione internazionale antifrancese (1798) e il clima di grande incertezza in patria spinsero il Direttorio a richiamare in Francia sia Napoleone sia il grosso delle truppe sparse all’estero. Ciò causò la fine delle repubbliche italiane, tutte rovesciate dalle forze controrivoluzionarie, e con l’aiuto degli inglesi, in pochissimo tempo (fu la fine del cosiddetto triennio giacobino in Italia, 1796-99). Il 18 brumaio (9 novembre) 1799 un  colpo di Stato portò alla caduta del Direttorio e all’ascesa al potere di tre autoproclamati “consoli”: l’abate Emmanuel Joseph Sieyès, il giurista Roger Ducos e l’uomo che aveva in pugno l’esercito, il generale Napoleone Bonaparte. Questo colpo di Stato pose fine al decennio rivoluzionario (1789-99) e aprì la strada al potere personale di Napoleone.

Ti racconto la Storia - volume 2
Ti racconto la Storia - volume 2
Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento