4. La Costituzione degli Stati Uniti

4 La Costituzione degli Stati Uniti

Una repubblica federale

Ancora prima che la Guerra d’indipendenza finisse, all’interno del tredici colonie si era aperto un acceso dibattito politico: quale forma doveva assumere il nuovo Stato americano una volta ottenuta l’indipendenza? Le tredici colonie non volevano affatto rinunciare ognuna alla propria autonomia, ma d’altra parte era avvertita da alcuni la necessità di costituire un’autorità di governo superiore, che unisse le colonie e le rendesse un unico Stato.

Al termine di un lungo dibattito, continuato anche sui giornali e dopo la fine della guerra, si giunse infine, nel settembre 1787, all’approvazione della Costituzione degli Stati Uniti d’America. Si trattava di un testo breve, composto di soli sette articoli, ma che forniva delle indicazioni chiare sui princìpi e sul funzionamento delle istituzioni. Gli Stati Uniti d’America diventavano una repubblica federale, cioè un’unione di Stati in cui il potere del governo centrale (detto “governo federale”), che aveva sede nella città di Washington, riguardava solo determinati aspetti (per esempio la politica estera), convivendo con l’autonomia e la sovranità che i singoli Stati membri (le ex colonie) conservavano in altri campi.

La divisione dei poteri

Seguendo il principio della divisione dei poteri (capitolo 9, p. 225), la Costituzione affidava il potere legislativo al Congresso, diviso in due camere: la Camera dei rappresentanti, eletta direttamente dai cittadini, e il Senato, dove ogni Stato era rappresentato da due senatori appositamente nominati.

Il potere esecutivo era invece nelle mani del presidente, in carica per quattro anni e non eleggibile per più di due volte. Il primo presidente della storia americana fu George Washington (1789-97).

Per quanto riguarda il potere giudiziario, esso era presente sia a livello dei singoli Stati sia a livello federale: al vertice di questo sistema vi era la Corte Suprema, un’istituzione composta da giudici e chiamata a difendere la Costituzione, oltre che a porre rimedio ai conflitti tra le istituzioni federali e quelle dei singoli Stati.

Il Bill of Rights e una Costituzione ancora oggi in vigore

Nel 1791 fu approvato il Bill of Rights, un documento che riaffermava l’impegno del governo federale a rispettare i diritti individuali alla vita, alla proprietà, alla ricerca della felicità e alla libertà di pensiero e di culto.

Nonostante sia stata arricchita, nei secoli successivi, di nuovi articoli (gli  emendamenti; i primi dieci furono aggiunti già nel 1791), la Costituzione del 1787 è valida ancora oggi. Gli Stati Uniti sono infatti la più antica democrazia tuttora in vigore nel mondo.

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GLI ESCLUSI: NERI E NATIVI AMERICANI

Pur rappresentando un modello e un esempio all’avanguardia, considerando l’epoca in cui si colloca, la democrazia americana interessò solo una parte della popolazione, quella che aveva vinto la Guerra d’indipendenza: ci riferiamo ai discendenti dei primi coloni, soprattutto quelli di origine inglese, che costituivano il gruppo più numeroso all’interno degli Stati Uniti. Erano i cosiddetti Wasp, e cioè bianchi (Whites), di origine inglese (Anglo-Saxons) e protestanti (Protestants).

Le donne, per esempio, dovettero aspettare ancora molto tempo perché venisse loro riconosciuto il diritto al voto, ma i due principali gruppi esclusi dai diritti politici negli Stati Uniti furono i neri e i “pellerossa”.

Come abbiamo visto, il lavoro degli schiavi di origine africana era indispensabile per mandare avanti l’economia degli Stati del Sud, basata quasi esclusivamente sulle grandi piantagioni di cotone, tabacco e canna da zucchero. Il commercio degli schiavi fu abolito nel 1808, ma continuò di contrabbando, cioè in modo illegale, negli anni successivi. Soprattutto, la schiavitù in sé, come condizione nella quale erano costretti ancora a vivere milioni di persone, rimase in vigore ancora a lungo: solo al termine di una sanguinosa guerra, essa sarebbe stata dichiarata fuorilegge, come vedremo nel capitolo 16.

L’ottenimento dell’indipendenza delle colonie dalla Gran Bretagna segnò da subito l’inizio della conquista dell’Ovest, cioè del processo di espansione degli Stati Uniti dalla costa dell’Oceano Atlantico verso quella del Pacifico. I primi a fare le spese di questa conquista furono proprio i pellerossa, le popolazioni che abitavano i territori del continente nordamericano prima dell’arrivo dei coloni inglesi: attraverso una lunga serie di “guerre indiane” che si combatterono nel corso dell’Ottocento, le popolazioni delle varie tribù pellerossa furono sterminate, con i pochi superstiti costretti a vivere rinchiusi, all’interno delle riserve.

Ti racconto la Storia - volume 2
Ti racconto la Storia - volume 2
Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento