3. La crisi in Inghilterra

3 La crisi in Inghilterra

Giacomo I e il duca di Buckingham

Negli stessi anni in cui Filippo IV di Spagna affrontava le rivolte nei territori che facevano parte del suo regno, il re d’Inghilterra Carlo I Stuart fu protagonista di una rivoluzione ancor più radicale.

Dopo la morte senza figli di Elisabetta I (capitolo 5, p. 131), la corona inglese era passata alla famiglia degli Stuart. Sia re Giacomo I sia suo figlio, Carlo I, si affidarono a un favorito, George Villiers, duca di Buckingham, per gli stessi motivi per i quali Filippo IV aveva scelto il conte-duca di Olivares: un cortigiano di fiducia che, in molti casi, governava al posto del re, liberandolo del peso del comando e delle molte decisioni da prendere. Tuttavia, a differenza che in Spagna, in Inghilterra il favorito dovette combattere contro un’istituzione che non accettava di prendere ordini da lui: il Parlamento (Ieri e oggi, p. 188). All’epoca il Parlamento non era un’istituzione permanente, ma veniva convocato solo quando il re riteneva di averne bisogno, per esempio quando si doveva approvare l’imposizione di nuove tasse. Nel 1628, al culmine della lotta tra il favorito e il Parlamento, il duca di Buckingham venne ucciso.

Le divisioni religiose

Oltre a questa lotta politica, vi era la questione religiosa. A differenza di Elisabetta, che aveva dato un forte appoggio alla Chiesa anglicana fondata da suo padre Enrico VIII (capitolo 5, p. 132), Giacomo I, il suo successore, aveva deciso di non appoggiare più le potenze protestanti in funzione anticattolica, né di colpire con forza le minoranze cattoliche presenti sul suo territorio. Allo stesso tempo, non si spese neppure per rafforzare la Chiesa anglicana, quella di cui lui, come sovrano d’Inghilterra, era a capo, lasciando invece una certa libertà ad altri gruppi religiosi, diversi tra loro ma comunque tutti a base protestante.

In Inghilterra erano nati molti movimenti  radicali, che mettevano in discussione la struttura e l’autorità della Chiesa anglicana e proponevano un ideale di vita più rigido e severo secondo gli insegnamenti religiosi, partendo per lo più dalla base del calvinismo. Tra questi, i puritani crebbero rapidamente di numero e svolsero un ruolo fondamentale negli eventi del Seicento inglese. Il loro intento principale era quello di “purificare” la Chiesa d’Inghilterra da tutte le forme, i riti e gli insegnamenti non previsti dalle Sacre Scritture e che la legavano ancora al cattolicesimo, puntando a una completa riforma della società inglese, seguendo alla lettera gli insegnamenti del calvinismo.

Alcuni di questi puritani, non soddisfatti dalla situazione inglese, decisero di emigrare cercando di dare vita a una nuova società “purificata” in Nord America, come vedremo nel capitolo 8. Molti altri rimasero in Inghilterra e furono protagonisti degli eventi rivoluzionari.

Carlo I e il Parlamento

Nel 1640 Carlo I fu costretto a riconvocare il Parlamento che, dopo l’omicidio del duca di Buckingham, non aveva più voluto far riunire. Il re infatti aveva bisogno di imporre nuove tasse e disporre dei soldi necessari per reprimere una rivolta scoppiata in Scozia. Una volta convocato, però, il Parlamento fece subito capire che non avrebbe approvato l’imposizione di nuove tasse se il re non avesse accettato di fare alcuni cambiamenti importanti nel suo modo di governare.

Dapprima Carlo I decise di sciogliere immediatamente il Parlamento (che per questo fu detto Short Parliament, “Parlamento breve”), ma poco dopo fu costretto a richiamarlo, perché nel frattempo la crisi in Scozia si era aggravata. A quel punto, però, il Parlamento non si fece più sciogliere, rimanendo in carica ininterrottamente per i successivi tredici anni (il Long Parliament, “Parlamento lungo”) e imponendo al re un deciso cambiamento nel governo dell’Inghilterra: da quel momento, il re avrebbe visto il suo potere fortemente limitato dall’azione del Parlamento stesso.

Ti racconto la Storia - volume 2
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Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento