2. La crisi economica: l’agricoltura

2 La crisi economica: l’agricoltura

innovazioni nelle province Unite e in Inghilterra

La crisi del Seicento fu anche una crisi economica, che portò a un profondo cambiamento nella distribuzione della ricchezza tra i diversi Stati europei.

Per tutto il Cinquecento, e soprattutto nell’area mediterranea, l’agricoltura era basata sulla cosiddetta produzione estensiva: per garantire un raccolto sempre più ricco, si aumentava semplicemente la superficie dei terreni coltivati. Ciò portò però, a lungo andare, a un impoverimento dei terreni, che finirono così con il produrre sempre meno. La pratica del maggese, che consisteva nel “mettere a riposo” ogni anno un terzo del terreno a rotazione, non si rivelò più sufficiente.

Nelle Province Unite (corrispondenti agli attuali Paesi Bassi) e in Inghilterra, la crisi spinse contadini e proprietari terrieri a introdurre una serie di innovazioni, in particolare a coltivare un tipo di piante, le foraggere, come la rapa e il trifoglio: esse non solo avevano la proprietà di “rigenerare il terreno”, arricchendolo di sali minerali e aumentandone la produttività, ma costituivano anche un alimento di buona qualità per il bestiame, di modo che agricoltura e allevamento non erano più in competizione, ma potevano coesistere negli stessi terreni.

Si passò così gradualmente a un’agricoltura di tipo intensivo, che garantiva, a parità di estensione del terreno, una maggiore produttività grazie a investimenti economici e all’utilizzo di varie innovazioni e migliorie tecniche (per esempio aratri più leggeri e maneggevoli, o nuove macchine, come la seminatrice).

latifondi nell’europa mediterranea e orientale

Nell’Europa mediterranea e dell’Est, dove erano diffusi i latifondi, cioè vasti possedimenti terrieri in mano a singoli proprietari, continuò a dominare la coltivazione estensiva dei cereali. Non mancarono però delle eccezioni: nell’Italia settentrionale, in Catalogna e nell’area tedesca si diffusero nuovi tipi di colture, come il mais (meno costoso e più produttivo del grano), e soprattutto nuove tecniche, che favorirono il passaggio a un’agricoltura di tipo intensivo. In particolare, la disponibilità di acqua favorì la costruzione di canali e un miglior sfruttamento del terreno. Si ricorse inoltre all’impianto di alberi da frutto e vigneti, alla rotazione dei terreni e all’integrazione fra agricoltura e allevamento.

Ti racconto la Storia - volume 2
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Dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento