1. Il Papato e l’Impero: la fine dei poteri universali

1 Il Papato e l’Impero: la fine dei poteri universali

un giubileo per riaffermare il potere della chiesa

La crisi della Chiesa iniziata nei due secoli precedenti (capitolo 10, p. 259) spinse Bonifacio VIII, che era stato eletto papa nel 1294, a riaffermare l’autorità della Chiesa in ambito sia religioso sia politico. Per questo decise di proclamare per il 1300 il primo  Giubileo o Anno santo: tutti i fedeli che si fossero recati a Roma in quell’anno avrebbero ottenuto la cancellazione delle pene per i peccati commessi.

Folle di pellegrini si radunarono così a Roma e il papa vide crescere la sua influenza e il suo potere, ribadendo la propria sovranità su tutti i credenti.

Lo schiaffo di Anagni

Come passo successivo il papa Bonifacio VIII emanò nel 1302 la  bolla Unam Sanctam, in cui stabilì il principio della superiorità del papa su ogni altro potere terreno, incluso quello di re e imperatori. In quel momento gli imperatori non erano in grado di opporsi, ma il potente re di Francia Filippo il Bello decise di far pagare le tasse anche agli ecclesiastici, nonostante il papa lo avesse proibito. Ne nacque uno scontro aperto che rovesciava una tradizionale alleanza.

Il papa minacciò di scomunicare Filippo il Bello, il quale reagì accusandolo di eresia e inviando a Roma nel 1303 un esercito per arrestarlo e farlo destituire. Le guardie francesi irruppero nell’appartamento di Bonifacio VIII, che risiedeva ad Anagni, vicino a Roma, e lo fecero prigioniero.

Durante l’arresto il papa venne umiliato e forse addirittura schiaffeggiato: si trattava di un gesto di una gravità inimmaginabile, diventato famoso come “lo schiaffo di Anagni”.

Una rivolta dei cittadini riuscì poi a liberare il papa, che poté tornare a Roma, dove poco tempo dopo morì.

 pagina 405 

I papi ad Avignone

Il nuovo papa, Clemente V, era un francese. Su pressione del re di Francia, nel 1309 egli trasferì la corte papale ad Avignone, nella Francia meridionale. Da allora, per settant’anni i pontefici, tutti francesi, non risiedettero più a Roma. Fu il periodo della cosiddetta cattività avignonese (dal latino captivitas, “prigionia”, a indicare che il papa era in un certo senso prigioniero della monarchia francese), che significò una temporanea perdita di autonomia da parte della Chiesa, ma soprattutto il fallimento del progetto  teocratico dei papi.

Nel 1377 il papa Gregorio XI, spinto anche da Caterina da Siena (fatta poi santa e futura patrona d’Italia), riportò la sede a Roma.

due papi in contemporanea: lo scisma d’Occidente

Alla morte di Gregorio XI, nel 1378, il  conclave si divise: venne eletto papa Urbano VI, ma i cardinali francesi lo contestarono eleggendo un altro pontefice qualche mese dopo. Da quel momento, per quasi quarant’anni ci furono contemporaneamente due papi contrapposti: uno a Roma e l’altro ad Avignone. Questa spaccatura, chiamata in seguito “Scisma d’Occidente”, aveva basi politiche e non religiose, ma provocò una profonda ferita nel mondo cristiano.

Nel 1418 il Concilio di Costanza mise fine allo scisma eleggendo come unico pontefice Martino V, il quale riunificò la Chiesa e ne riportò definitivamente il centro a Roma.

LEGGERE LA STORIA ATTRAVERSO LE CARTE: LO SCISMA D’OCCIDENTE

Osserva la carta e rispondi alle domande.

1. In Italia quali territori erano fedeli alla sede pontificia di Avignone?

.............................................................................................................................................................................

2. Indica con una croce quali dei seguenti territori europei erano fedeli alla sede pontificia di Roma.

  •    Regno del Portogallo.
  •    Regno di Francia.
  •    Regno di Polonia.
  •    Regno d’Inghilterra.
  •    Regno di Scozia.
  •    Regno di Castiglia.

 pagina 406 

Il declino dell’Impero

Il tentativo degli imperatori tedeschi di far rivivere il Sacro Romano Impero si era tradotto, di fatto, nella riunificazione dei domini germanici e di quelli italiani, dato che il Regno di Francia – retto dalla fine del X secolo dalla dinastia dei Capetingi – appariva ormai una realtà autonoma e distinta. Gli imperatori avevano dovuto fare i conti, però, con le resistenze dei principi tedeschi e con l’opposizione in Italia del Papato e del partito guelfo (capitolo 13).

L’ultimo imperatore che cercò di affermare l’autorità imperiale in Italia fu Enrico VII di Lussemburgo, che scese nella penisola nel 1312 e fu incoronato imperatore, ma si ammalò e morì l’anno dopo. Con lui tramontava definitivamente l’idea di un Impero universale, cioè la pretesa dell’imperatore di governare il mondo.

La riforma dell’elezione imperiale

Il Sacro Romano Impero era una confederazione di principati, città e territori largamente autonomi. Per questo nel 1356 l’imperatore Carlo IV di Lussemburgo emanò la Bolla d’oro, un documento che regolava l’elezione dell’imperatore in modo da evitare le lotte dinastiche.

La Bolla stabilì che a eleggere il re di Germania, cui sarebbe spettato il titolo di imperatore, fossero sette grandi elettori, quattro laici e tre ecclesiastici: il re di Boemia, il conte del Palatinato, il duca di Sassonia, il  margravio del Brandeburgo e gli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia.

A partire dal 1438 la carica imperiale, pur rimanendo formalmente elettiva, restò sempre in mano alla famiglia degli Asburgo, che regnava su vari territori sparsi tra Germania, Austria, Boemia e Ungheria: per oltre tre secoli e mezzo furono loro gli imperatori del Sacro Romano Impero.

Anche l’Impero tuttavia, dopo il Papato, si trovava a fronteggiare le nascenti monarchie nazionali, ossia gli Stati, o  nazioni, governati da un re e abitati da popoli che parlavano la stessa lingua e che avevano le stesse tradizioni.

Ti racconto la Storia - volume 1
Ti racconto la Storia - volume 1
Dal Medioevo all’età moderna