5. La ripresa dopo la crisi

5 La ripresa dopo la crisi

pascoli e colture pregiate

La crisi causata dal calo della popolazione e dalla riduzione delle aree coltivate a cereali ebbe anche risvolti positivi. Per esempio, aumentò l’estensione dei terreni destinati a pascolo, diminuirono i prezzi dei cereali e gli affitti delle terre (perché c’era meno richiesta), e crebbe il numero dei piccoli proprietari.

Da un lato la ripresa dei pascoli portò a una maggiore produzione di latte, burro e formaggi; dall’altro, sulle terre non più coltivate a cereali si cominciarono a introdurre coltivazioni più pregiate e redditizie quali viti, ulivi, piante tessili (cioè utili alla produzione di tessuti) come il lino e la canapa. Si piantarono anche più gelsi per l’allevamento dei bachi da seta e quindi per la produzione di seta, un’industria che fiorì soprattutto in Italia.

migliorano le condizioni di lavoro

In seguito alla diminuzione della popolazione e dunque dei lavoratori disponibili, si moltiplicarono le occasioni di lavoro e gli operai specializzati poterono chiedere e ottenere aumenti di salario.

Lentamente ma progressivamente migliorarono anche le condizioni dei lavoratori delle campagne, anch’essi ridotti di numero. Alcune pratiche tradizionali del lavoro agricolo furono rese più produttive dalla diffusione di innovazioni tecniche, come nuovi tipi di falce o un aratro più piccolo e leggero, tirato da due cavalli attaccati a un’unica stanga.

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Nuovi contratti agricoli: la mezzadria

L’aumento dei salari favorì un importante cambiamento nelle condizioni di vita contadine. Si diffusero infatti contratti che prevedevano affitti di breve o media durata a canone fisso (l’affitto non poteva aumentare per tutta la durata del contratto).

Con questo accordo il coltivatore non veniva cioè pagato sulla base del lavoro svolto, con un salario, ma si occupava interamente della conduzione di un fondo (il terreno agricolo) e utilizzava i prodotti della terra, in cambio del pagamento dell’affitto o del versamento al padrone di una quota del raccolto. Questa quota era spesso la metà del raccolto e perciò questi contratti, di durata variabile (da uno a cinque anni), erano detti di mezzadria.

Nuove ricchezze

L’enorme numero di morti provocato dall’epidemia di peste ebbe come conseguenza anche la concentrazione di terre, case, ricchezze di ogni genere nelle mani dei sopravvissuti, attraverso le eredità. La maggiore disponibilità di denaro fece sì che un numero maggiore di persone potesse acquistare beni di lusso, stimolandone di conseguenza il commercio.

Altre ricchezze si concentrarono nelle mani dei potenti mercanti-banchieri che finanziavano le guerre: per pagare le spese di eserciti e armamenti, infatti, i sovrani erano costretti a chiedere in prestito soldi da ripagare poi con forti interessi (cioè con somme assai più alte di quelle ricevute).

Ti racconto la Storia - volume 1
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Dal Medioevo all’età moderna