3. La caccia al colpevole

3 La caccia al colpevole

tra credenze e superstizioni

Nel Trecento la causa della peste era sconosciuta. Le ultime epidemie di peste si erano verificate nel VI e nel VII secolo, e da allora se ne era perduta la memoria. Le epidemie erano menzionate più volte con nomi diversi nella Bibbia, senza darne una descrizione e una spiegazione chiara: la peste era presentata come un castigo inviato da Dio agli uomini, in punizione dei loro peccati.

I medici del tempo attribuivano l’origine della malattia alla “corruzione dell’aria, contro la quale si bruciavano profumi e incensi, oppure al cattivo influsso delle stelle, a cui si opponevano talismani e amuleti, oggetti creduti capaci di proteggere la salute di chi li portava con sé. In mancanza di un rimedio sicuro, chi poteva si allontanava dalle città colpite dall’epidemia per rifugiarsi in luoghi isolati, dove la peste non era mai apparsa.

La malattia è una colpa: i flagellanti

Durante l’epidemia si diffuse la convinzione, sostenuta dai predicatori nelle chiese, che la causa del terribile male fossero i peccati commessi dalle persone. In un clima di terrore collettivo, cominciarono così le manifestazioni di penitenza, riti in cui le persone si autoinfliggevano privazioni e punizioni per espiare le colpe e mostrarsi pentiti agli occhi di Dio.

Gruppi di fanatici, detti flagellanti, percorrevano in processione le vie delle città colpendosi le spalle con cinghie di cuoio fino a sanguinare, al fine di scontare i peccati propri e degli altri e invocare così la fine dell’epidemia.

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l’accusa agli ebrei

La paura e la ricerca del colpevole condussero anche a trovare dei  capri espiatori, cioè delle persone ritenute colpevoli di aver diffuso l’epidemia: fu il caso dei malati di lebbra, i lebbrosi, e soprattutto degli ebrei.

Gli ebrei erano da tempo guardati con sospetto per motivi religiosi ed economici, legati anche al fatto che praticavano il prestito di denaro a interesse vietato dalla Chiesa ai cristiani (capitolo 11, p. 279). L’infuriare della peste fece sì che si sfogassero contro di loro la rabbia e l’impotenza popolare: gli ebrei vennero accusati di diffondere di proposito il contagio avvelenando l’acqua dei pozzi e tra il 1348 e il 1349, in Savoia, a Basilea, a Strasburgo e nei territori tedeschi, le loro comunità vennero distrutte e centinaia di persone furono uccise.

ebrei: la posizione della Chiesa

Di fronte ai veri e propri tumulti popolari contro gli ebrei e alle accuse assurde mosse contro di loro, il papa intervenne con bolle (documenti ufficiali) che proibivano di ucciderli o di maltrattarli.

La Chiesa stessa, però, aveva da tempo contribuito a creare le premesse della persecuzione imponendo agli ebrei, nel  concilio lateranense del 1215, di indossare in pubblico un segno di riconoscimento: in genere una rotella gialla (o rossa, in Francia), ossia un pezzo circolare di stoffa da cucire sugli abiti. Era un modo per umiliare ma anche per rendere immediatamente riconoscibili gli ebrei, trasformandoli in un bersaglio. Segni alternativi di riconoscimento furono un tipico berretto appuntito, diffuso specialmente in Germania, distintivi gialli di varie forme e anche la barba, che gli ebrei furono spesso obbligati a portare. La tendenza a isolare gli ebrei culminò, nel XVI secolo, nella loro reclusione in quartieri chiamati ghetti, che venivano chiusi durante la notte.

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LEGGERE LA STORIA ATTRAVERSO LE IMMAGINI: IL TRIONFO DELLA MORTE

In questo grande affresco dipinto intorno alla metà del XV secolo e conservato a Palermo, la morte – raffigurata in groppa a un cavallo scheletrito – scaglia frecce contro le persone senza fare alcuna distinzione tra le classi sociali. Il tema del Trionfo della Morte era molto rappresentato all’epoca della peste.


Osserva l’immagine e rispondi alle domande.

1. Che cosa rappresentano lo scheletro e il cavallo?

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2. Secondo te, quale messaggio trasmette questa immagine?

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Ti racconto la Storia - volume 1
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Dal Medioevo all’età moderna