3. Marco Polo, un veneziano in Cina

3 Marco Polo, un veneziano in Cina

alla corte del Gran Khan

Nel 1274 l’imperatore Kublai Khan, che aveva assunto il titolo di Gran Khan, ricevette la visita di un giovane mercante veneziano, Marco Polo, che giunse alla corte di Pechino dopo un viaggio durato più di tre anni.

Il padre e lo zio di Marco, Niccolò e Matteo Polo, che avevano una base commerciale in Crimea (penisola affacciata sul Mar Nero), erano già stati a Pechino nel 1266. Accolti amichevolmente da Kublai Khan, erano tornati a Venezia con un messaggio dell’imperatore per il papa Gregorio X, in cui si richiedeva l’invio di cento missionari cristiani in Cina. Marco accompagnò il padre e lo zio nel loro secondo viaggio con i missionari, e i Polo rimasero alla corte imperiale per quasi vent’anni. In Cina Marco imparò più lingue e divenne consigliere dell’imperatore, che lo inviò in vari territori dell’impero come suo funzionario.

Il Milione racconta un viaggio straordinario

Tornato a Venezia nel 1295, dopo un lungo viaggio per mare, Marco Polo partecipò alla guerra scoppiata tra le repubbliche marinare di Venezia e Genova, combatté con i veneziani nella battaglia di Curzola (capitolo 12, p. 307) e fu fatto prigioniero. A Genova, in carcere, dettò le memorie del suo viaggio al compagno di cella, Rustichello da Pisa (Le storie di Galatea, p. 350).

Il Milione – come cominciò a essere chiamato il libro, forse da un nomignolo dato allo stesso Marco Polo – è la cronaca di un viaggio lunghissimo, compiuto verso un mondo molto diverso da quello europeo e fino ad allora sconosciuto, e poi il racconto della permanenza in Cina del suo autore fino alla morte di Kublai Khan nel 1294.

Liberato dalla prigionia, Marco Polo tornò a Venezia, portando con sé preziose pietre cinesi, e riprese con successo l’attività mercantile.

LEGGERE LA STORIA ATTRAVERSO LE FONTI: LA MONETA DI CARTA

Come emerge da questo brano del MilioneMarco Polo fu molto impressionato dall’uso della carta moneta in Cina: mentre in Europa si usavano solo monete di metallo (il cui valore dipendeva dalla quantità dell’oro, dell’argento o del rame usati per coniarle), in Cina il sigillo dell’imperatore bastava a garantire il valore del denaro.


Ora sappiate che egli [Kublai Khan] fa fare una certa moneta come vi dirò. Fa prendere la scorza di un albero che si chiama gelso – l’albero le cui foglie mangiano i vermi che fanno la seta – e raccogliere la buccia sottile che vi è tra la buccia grossa e il legno dentro, e di quella buccia fa fare carte come di bambagia1; e sono tutte nere [...]. E tutte queste carte sono stampate col sigillo del Grande Sire2 e ne sono state fatte tante, pari a tutto il tesoro [del mondo]. Quando queste carte sono pronte Egli le usa per pagamenti in tutte le province e regni e terre ove egli ha la signoria; e nessuna osa rifiutarle a pena della vita. E vi dico che tutte le genti e regioni che sono sotto la sua signoria pagano con questa moneta ogni mercanzia di perle, di oro, di argento, di pietre preziose e generalmente di ogni altra cosa [...]. E molte volte fa bandire il Gran Khan che ognuno che abbia oro o argento o perle o pietre preziose o qualche altra cosa debba immediatamente portarli alla tavola del Grande Sire, ed egli le fa pagare con queste carte; e tanto gliene viene da questa mercanzia che è un miracolo.

(da Marco Polo, Il Milione, Garzanti, Milano 1982)


Leggi il brano e rispondi alle domande sul quaderno.

1. Da dove veniva ricavata la carta moneta?

2. Che cosa veniva impresso su ogni carta e che funzione aveva?

 pagina 361 

La via della seta

Nelle sue memorie Marco Polo raccontò, tra le altre cose, come nella Cina settentrionale fosse fiorente la produzione della seta. Nel suo viaggio da Venezia a Pechino lui stesso aveva percorso uno dei molti itinerari della cosiddetta “via della seta”, quell’intreccio di itinerari terrestri, marittimi e fluviali che nel tempo erano stati tracciati per trasportare in Europa, oltre alla seta, altre merci preziose come le spezie (capitolo 3, p. 92).

Punti fissi di questo percorso lungo circa 8000 chilometri, che congiungeva la Cina al Mediterraneo, erano Baghdad e Samarcanda: da lì, mentre alcuni itinerari si diramavano verso l’Iran e l’India, il ramo principale raggiungeva la Cina (carta a p. 362).

Ti racconto la Storia - volume 1
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Dal Medioevo all’età moderna