2. La Lega lombarda

2 La Lega lombarda

il giuramento di pontida e la battaglia di Legnano

Alcuni comuni italiani, sostenuti da papa Alessandro III, rifiutarono di sottomettersi all’imperatore, in particolare Milano. La punizione di Federico Barbarossa fu durissima: nel 1162 Milano venne di nuovo assediata, conquistata e rasa al suolo con l’aiuto delle città rivali. Come reazione alla distruzione di Milano, un gruppo di comuni lombardi, veneti ed emiliani superò le discordie interne e si strinse in una confederazione, un’alleanza difensiva chiamata Lega lombarda sostenuta anche dalla Repubblica di Venezia, dal regno normanno e dal Papato. L’alleanza fu stipulata nel 1167 nell’abbazia di Pontida, vicino a Bergamo, dove i comuni giurarono di aiutarsi l’un l’altro contro l’imperatore.

Barbarossa, trattenuto in Germania dalle controversie tra i principi tedeschi, riuscì a tornare in Italia solo vari anni dopo, lasciando alla Lega lombarda il tempo di organizzare le proprie forze. Lo scontro decisivo avvenne a Legnano nel 1176 e l’esercito imperiale fu sconfitto dai cavalieri e dai fanti della Lega.

LEGGERE LA STORIA ATTRAVERSO LE CARTE: I COMUNI CONTRO L’IMPERO

Osserva la carta e rispondi alle domande.

1. Quali tra le seguenti città erano fedeli all’imperatore?

  •    Asti.
  •    Bergamo.
  •    Genova.
  •    Ivrea.
  •    Parma.
  •    Pavia.
  •    Reggio.
  •    Torino.


2. In quali regioni attuali si trovano le città di Pontida e di Roncaglia? .............................................................................................................................................................................

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IL CARROCCIO

Nella battaglia di Legnano (qui sopra in un dipinto di Amos Cassioli realizzato nel 1860) divenne famoso il carroccio, un imponente carro trainato da buoi attorno al quale combatterono accanitamente i soldati dei comuni guidati, secondo la leggenda, da Alberto da Giussano.

Il carroccio, usato in origine dai longobardi come carro da guerra, era sovrastato da uno stendardo (o gonfalone) con le insegne, cioè i simboli del comune: un tessuto per lo più di forma rettangolare, in tela, seta o velluto, dipinto con i colori della città e fissato a un’asta verticale. In tempo di pace, lo stendardo veniva portato in processione in occasione di tutti gli avvenimenti importanti. In guerra, veniva issato sul carroccio insieme a un altare e a una campana, detta martinella, il cui suono richiamava i soldati. In battaglia il carroccio, difeso da milizie scelte, serviva da punto di riferimento per le truppe e come base da cui partivano i comandi.

Negli scontri tra i comuni medievali, la conquista del carroccio nemico costituiva una prova della vittoria e lo stendardo catturato veniva portato in trionfo.

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La pace di Costanza

La sconfitta nella battaglia di Legnano costrinse Barbarossa a scendere a patti con papa Alessandro III, sottomettendosi alla sua autorità spirituale, e successivamente, dopo lunghe trattative, con i comuni italiani.

Nella Pace di Costanza, firmata nel 1183, i comuni riconoscevano l’autorità dell’imperatore e si impegnavano a versargli un tributo annuo; l’imperatore, a sua volta, riconosceva ai comuni ampie autonomie politiche e amministrative nel governo delle città e del contado.

L’alleanza matrimoniale con i normanni

Dopo la sconfitta che gli era stata inflitta dalla Lega lombarda, e di fronte all’aperta ostilità del Papato, Federico Barbarossa cercò di trovare in Italia un sostegno per ampliare i suoi domini. Combinò così un matrimonio tra il proprio figlio Enrico e Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II ed erede del regno normanno, cioè il Regno di Sicilia, che così sarebbe passato in eredità alla famiglia dei duchi di Svevia.

Costanza ed Enrico, che nel 1190 divenne imperatore con il nome di Enrico VI, nel 1194 ebbero un figlio che fu chiamato Federico come il nonno, il quale avrebbe regnato sia sui possedimenti imperiali sia sui territori normanni in Italia, che comprendevano, oltre alla Sicilia, tutta l’Italia meridionale.

Il Papato, a quel punto, si trovò chiuso in una sorta di morsa fra i territori dell’Impero (carta a p. 337).

Ti racconto la Storia - volume 1
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Dal Medioevo all’età moderna