I LUOGHI DELLA STORIA: La storia di Santa Sofia, da chiesa a moschea

Educazione civica – I LUOGHI DELLA STORIA

La storia di Santa Sofia, da chiesa a moschea

La basilica cristiana di Costantinopoli

Per capire l’importanza della Basilica di Santa Sofia bisogna chiudere gli occhi e fare un viaggio nel tempo, rimanendo però ben fermi nello stesso luogo. Oggi siamo a Istanbul, in Turchia, su una penisola protesa come un corno di rinoceronte all’imbocco del Bosforo, lo stretto che unisce il Mar di Marmara e il Mar Nero, al confine tra Asia ed Europa. Quando riapriamo gli occhi, siamo al tempo dell’Impero romano, nel IV secolo d.C.: l’imperatore Costantino si è convertito al cristianesimo; ha fondato sul luogo dell’antica città greca di Bisanzio una nuova città, Costantinopoli, e accanto al suo palazzo comincia a far costruire una grande basilica intitolata alla Sophia, la sapienza di Dio. Non sappiamo come fosse fatta: certamente aveva il tetto di legno ed era preceduta da un vasto cortile. Costantino morì prima che fosse finita.

Il capolavoro dell’architettura bizantina

La chiesa bruciò due volte e a farla ricostruire fu l’imperatore d’Oriente Giustiniano. Giustiniano affrontò spese enormi per far arrivare da ogni provincia dell’Impero i materiali più preziosi e i marmi più belli, oltre a colonne e ornamenti antichi dai templi greci. Erano greci anche i due architetti che dirigevano i lavori, in cui furono impiegati circa 10 000 operai sotto la guida e la sorveglianza di 100 capomastri. Inaugurata nel 537, coperta da un’enorme cupola e ornata da scintillanti mosaici, la basilica rimase per quasi un millennio la più grande chiesa della cristianità. La sua architettura influenzerà quella delle chiese in molte parti del mondo.

Dal campanile ai minareti

Dopo la conquista di Costantinopoli da parte del sultano ottomano Maometto II, nel 1453, Santa Sofia venne trasformata in moschea. La sua struttura cambiò poco, ma vennero aggiunti minareti e fontane, i mosaici alle pareti furono coperti da intonaco bianco e al posto dell’altare fu realizzato il mihrab, la nicchia che indica la direzione della Mecca e dunque della preghiera.

Tra i Patrimoni dell’Umanità

Nel 1935 Santa Sofia venne sconsacrata e chiusa al culto: dopo essere stata basilica cristiana, chiesa bizantina, moschea, si trasformò in museo, fu restaurata e cominciò a essere visitata da viaggiatori di tutto il mondo. Un cambiamento forse più importante è avvenuto però nel 1985, quando il complesso è entrato a far parte (insieme ad altre aree storiche cittadine) del Patrimonio mondiale dell’Unesco: i luoghi che l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura giudica di straordinaria importanza e decide per questo di proteggere e conservare. Santa Sofia continua ad appartenere a una città, a un paese, a un popolo, a una religione o meglio, storicamente, a più religioni, ma è come se da allora appartenesse a tutti. Nel 2020 il presidente turco Erdogan ha deciso, a sorpresa, di riaprirla al culto islamico. Ha dichiarato tuttavia che rimarrà aperta a tutti in nome del rispetto e della libertà religiosa. Santa Sofia resta dov’è, ma la sua storia continua

Rifletti e discuti


Un tempo chiesa cristiana, oggi Santa Sofia riveste il doppio ruolo di museo e moschea.

  • Secondo te, perché questa basilica può essere considerata un modello di dialogo tra Oriente e Occidente e un esempio di convivenza civile?
  • Conosci altri luoghi che, come Santa Sofia, vengono usati per uno scopo diverso da quello per cui erano stati progettati?

Ti racconto la Storia - volume 1
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Dal Medioevo all’età moderna