3. I longobardi in Italia

3 I longobardi in Italia

i longobardi conquistano l’Italia

I longobardi erano una popolazione originaria della Scandinavia che era progressivamente migrata verso sud: prima nella Germania settentrionale poi, a partire dalla fine del V secolo, nell’Europa centrale, in Pannonia, un territorio che era appartenuto all’Impero romano e che comprendeva parti delle attuali Ungheria, Croazia e Slovenia.

Nel 568, guidati dal re Alboino, i longobardi valicarono le Alpi Giulie e invasero la pianura padana passando dal Friuli (Le storie di Galatea, p. 88). Si trattava di una popolazione poco numerosa, composta forse da 150.000 persone, e molti di meno (non più di 20-30.000) erano quelli che portavano le armi. I longobardi erano però un popolo guerriero, ben organizzato militarmente, e nello stato di devastazione e spopolamento in cui erano cadute le regioni italiane a causa della guerra tra bizantini e ostrogoti, fu facile per loro impadronirsi di vasti territori.

I longobardi occuparono così l’intera Italia settentrionale, parte dell’Italia centrale e alcune aree della Campania (carta a p. 106), dando vita alla Longobardia (da cui deriva il nome attuale Lombardia). Resistettero alla conquista solo i territori bizantini attorno a Roma e a Ravenna, la cosiddetta Romània (da cui deriva il nome attuale Romagna).

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La società dei longobardi

In origine i longobardi erano seminomadi – si spostavano cioè continuamente alla ricerca di nuove terre coltivabili – e praticavano il commercio delle pellicce animali, scambiate con manufatti di vetro e metallo. Al momento in cui arrivarono in Italia, erano per lo più ariani (capitolo 2, p. 80), anche se avevano mantenuto molte credenze legate ai loro precedenti culti pagani: per esempio le lunghe barbe che usavano portare i guerrieri – da cui il nome longobardi, ovvero “quelli dalle lunghe barbe” – erano un modo di onorare Wotan, divinità pagana della guerra.

I guerrieri, chiamati arimanni, erano il gruppo sociale più forte e l’unico che partecipava alla vita politica, da cui era esclusa tutta la popolazione che non portava le armi: gli aldi, legati al lavoro della terra, i servi e le donne, sottoposte al controllo maschile.

I longobardi erano divisi in clan, gruppi di famiglie che vivevano insieme in un villaggio, detti fare (ancora oggi alcune località italiane portano il nome “fara”, per esempio Fara Sabina, nel Lazio). Le fare erano guidate da capi chiamati duchi, eletti dall’assemblea degli arimanni, e i duchi a loro volta eleggevano il re. I duchi, che mantenevano sempre una forte autonomia, estendevano il loro potere su un territorio, detto ducato, a sua volta diviso in gastaldati ovvero zone governate da un luogotenente chiamato gastaldo.

Il regno e i ducati longobardi

Nel 572 Alboino conquistò Pavia e vi fissò la capitale del suo regno. A sud, oltre una fascia di territorio tra l’Emilia e il Lazio che era rimasta sotto il controllo bizantino, si stabilirono due ducati separati e indipendenti: il Ducato di Spoleto (comprendente parti delle attuali Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo) e il Ducato di Benevento (esteso tra le attuali Campania, Molise, Basilicata, Puglia), destinati a resistere per molti secoli anche dopo la fine del regno longobardo.

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Longobardi e romani non si integrano

Mentre, come abbiamo visto, gli ostrogoti avevano lasciato alcuni compiti amministrativi a membri della popolazione romana, i longobardi riservarono a sé tutti i poteri, impadronendosi con la forza di terre e proprietà, e togliendo ogni diritto alle popolazioni locali.

Si realizzò dunque, all’inizio, una convivenza forzata tra un popolo di dominatori e uno di dominati, ciascuno con lingue, tradizioni e costumi diversi, che tendevano a non mescolarsi tra loro. Solo dopo la conversione dei longobardi dal cristianesimo ariano al cattolicesimo, a partire dalla fine del VI secolo, iniziò un processo di avvicinamento tra le popolazioni.

La regina Teodolinda favorisce la conversione al cattolicesimo

Tra i sovrani longobardi spicca la figura di Teodolinda, nata nel 570 a Ratisbona da una famiglia della nobiltà dei bavari, un altro popolo germanico, e andata in sposa al re longobardo Autari (584-90). La regina fu a lungo alla guida del suo popolo: alla morte di Autari si risposò con il duca di Torino Agilulfo, il nuovo re (591-616), e alla morte di quest’ultimo fu reggente per conto del figlio Adaloaldo. Teodolinda, che era cattolica, intrattenne rapporti con il papa Gregorio Magno e favorì la conversione al cattolicesimo dei longobardi. La regina risiedeva a Pavia, ma la sua residenza estiva era a Monza, dove fece costruire un palazzo e una cappella, nucleo originario della Basilica di San Giovanni Battista, oggi Duomo di Monza.

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L’Editto di Rotari

Anche il processo che portò a una raccolta delle leggi longobarde fu lento. Solo nel 643 il re Rotari (636-52) fece mettere per iscritto le leggi fino ad allora tramandate oralmente. Le norme raccolte nel cosiddetto Editto di Rotari sono scritte in latino, anche se sono frequenti le parole di origine longobarda.

In qualche caso, le leggi testimoniano la volontà di rendere le consuetudini longobarde meno violente. Alla pratica della faida, cioè la vendetta privata, si sostituiva per esempio il guidrigildo, cioè un risarcimento in denaro prestabilito in base al danno subito e alla posizione sociale della vittima: se libero o servo, se maschio o femmina, se ricco o povero. Uccidere un arimanno, per esempio, costava la vita; uccidere un servo altrui solo 16 soldi.

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I longobardi e la Chiesa

I longobardi cercarono ripetutamente di invadere i territori rimasti sotto il dominio bizantino, che andavano da Ravenna attraverso l’Italia centrale fino a Roma. Nel 728 il potente re Liutprando (712-44) lanciò una campagna contro l’esarcato di Ravenna. Rispettò tuttavia l’autorità del papa, Gregorio II, a cui anzi donò alcuni castelli nel Lazio settentrionale. Questo atto, conosciuto come donazione di Sutri (dal nome del castello di Sutri, nella zona di Viterbo), fece sì che da quel momento il papa governasse – oltre che, spiritualmente, l’intera cristianità – anche un piccolo territorio, comprendente Roma e alcune regioni circostanti. Gli storici hanno visto nella donazione di Liutprando il nucleo iniziale del cosiddetto Patrimonio di San Pietro, che diventerà poi lo Stato della Chiesa.

Nei decenni successivi ci furono invece vari tentativi longobardi di sottomettere Roma tanto che, come vedremo, nel 754 papa Stefano II chiese aiuto ai franchi guidati dal re Pipino il Breve. I sovrani franchi posero la Chiesa sotto la loro protezione, garantendo i suoi possedimenti territoriali, conquistarono l’esarcato di Ravenna e nel ventennio successivo sottomisero i longobardi.

Ti racconto la Storia - volume 1
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Dal Medioevo all’età moderna