CAPITOLO 7 - La Prima rivoluzione industriale: uno spartiacque storico

SEZIONE B – IL TRAMONTO DELL’ANCIEN RÉGIME E LA VIA ALLA MODERNITÀ INDUSTRIALE

Capitolo 7 – La Prima rivoluzione industriale: uno spartiacque storico

1. LE PREMESSE

RIVOLUZIONE O EVOLUZIONE GRADUALE?

L’espressione “rivoluzione industriale” indica il progressivo e radicale cambiamento che si verificò nel sistema produttivo europeo a partire da Settecento. Più che una rivoluzione si trattò di una graduale evoluzione che si sviluppò nell’arco di diversi decenni, fra il XVIII ed il XIX secolo, partendo dall’Inghilterra.

PERCHÉ IN INGHILTERRA?

Come abbiamo visto, in Inghilterra la “rivoluzione agricola” aveva portato il settore agricolo a livelli di produttività impensabili fino a pochi anni prima. Questo aveva permesso ai proprietari terrieri di arricchirsi notevolmente; fu proprio grazie ai capitali accumulati ed investiti da questo gruppo di proprietari che nacquero le prime fabbriche.

L’Inghilterra era alla guida di un vasto impero coloniale che le garantiva sia enormi quantità di materie prime sia un ampio mercato (costituito appunto dalle sue colonie) in cui vendere i prodotti finiti, frutto della lavorazione sulle materie prime. Di conseguenza le fabbriche inglesi furono avvantaggiate rispetto a quelle del resto d’Europa.

La rivoluzione agricola poi aveva avuto delle conseguenze anche dal punto di vista sociale, dato che aveva lasciato molti contadini privi di lavoro e sostentamento. Questi stessi contadini, che si erano riversati nelle città in cerca di lavoro, costituirono una massa di manodopera a basso prezzo che si trasformò in operai e lavoratori non specializzati che andarono a riempire le fabbriche.

PERCHÉ IL SETTORE TESSILE?

Il settore produttivo da cui partì il cambiamento fu quello tessile e, più specificatamente, quello cotoniero. La fibra del cotone infatti si prestava al lavoro delle macchine molto più della lana. 

Fino a metà Settecento il cotone lavorato era prodotto principalmente in India, ma l’irregolarità con cui tali prodotti arrivavano mentre cresceva la domanda di tessuti di cotone stimolò la nascita dei primi cotonifici inglesi. 

E l’India, ormai sotto il controllo politico ed economico dell’Inghilterra (dopo la Guerra dei Sette anni), da paese produttore divenne un mercato di sbocco dei lavorati inglesi e uno dei principali fornitori di materia prima.

2. UNA SERIE DI INVENZIONI E INNOVAZIONI

OGNI FASE DI LAVORAZIONE NECESSITA DI INNOVAZIONE

Per la lavorazione del cotone erano previste quattro fasi strettamente collegate fra loro: 

1. La preparazione, durante la quale il materiale grezzo doveva essere pulito e “pettinato”. 

2. La filatura, durante la quale le fibre pettinate venivano trasformate in filo. 

3. La tessitura, in cui i fili venivano intrecciati. 

4. La finitura, in cui i fili intrecciati venivano sbiancati e tinti.

Nel corso della rivoluzione industriale, le innovazioni e i nuovi macchinari per rendere più efficiente una fase inevitabilmente stimolavano innovazioni per le altre fasi della lavorazione, in modo da armonizzare i ritmi di produzione.

Per fare un esempio, tra il 1730 e il 1760 John Kay realizzò la “navetta volante” che permetteva di spostare il filo sul telaio meccanicamente e non più a mano. 

Migliorò quindi enormemente la fase della tessitura che ora produceva stoffe molto più grandi, in maggiore quantità e minor tempo. Ma per sfruttare al meglio questa innovazione occorreva avere molto più filo e così qualche anno dopo James Hargraves produsse la jenny, un filatoio meccanico a energia manuale, sostituito cinque anni dopo dal filatoio idraulico di Richard Arkwright (1769), a sua volta superato nel (1779) dalla mule jenny, in grado di produrre notevoli quantità di filato resistente e privo di irregolarità e imperfezioni. 

Di fronte all’aumento della produzione del filato, la “navetta volante” si rivelò ben presto insufficiente ed ecco quindi la comparsa del telaio meccanico (1787) di Edmund Cartwright e poi del filatoio automatico (1825) di Richard Roberts. Infine, vennero impiegati anche nuovi processi chimici per velocizzare anche l’ultima fase, la sbiancatura, mediante l’utilizzo di acido solforico e di cloro.

SIDERURGIA E COKE

Un altro settore che venne coinvolto nelle trasformazioni di quegli anni fu il  settore siderurgico, anche se scoperte e innovazioni si susseguirono a un ritmo più lento rispetto al settore tessile.

Nel 1709 Abraham Darby scoprì la giusta miscela di minerale ferroso e coke, ovvero carbon fossile trattato, da utilizzare per produrre la ghisa; ma solo l’introduzione del sistema di Neilson per il preriscaldamento dell’aria (1829) avrebbe permesso agli  altiforni di rendere la ghisa più malleabile e resistente, idonea per essere trasformata in barre di ferro e utilizzabile per la realizzazione di opere di grandi dimensioni.

LA MACCHINA A VAPORE

L’innovazione che più di tutte diede impulso al sistema industriale inglese fu la macchina a vapore, capace di sfruttare l’energia generata dalla combustione del carbone insieme alla pressione del vapore. Venne prodotta nel 1775 e inizialmente usata soprattutto per svuotare dall’acqua le miniere di carbone, ma già soli undici anni dopo veniva usata per azionare filatoi a vapore e poi si diffuse capillarmente in ogni settore produttivo, perché era possibile impiantarla ovunque vi fosse disponibilità di carbone.

3. I MUTAMENTI DELL’AMBIENTE

LO SPOSTAMENTO DEGLI IMPIANTI

Grazie alla macchina a vapore e alle altre innovazioni tecnologiche, la lavorazione dei prodotti poteva ormai essere svolta in un unico luogo, la fabbrica, che poteva sorgere dove era economicamente più vantaggioso (vicino alle città, sede di mercati importanti e ricche di manodopera a basso prezzo). L’unica nuova necessità era quella di far giungere rapidamente materie prime (il carbone prima di tutto) e lavoratori alle fabbriche e dunque il miglioramento delle vie di comunicazione divenne un nuovo obiettivo.

LA PRIMA RETE FERROVIARIA DEL MONDO

Per permettere una maggiore e più facile mobilità di cose e persone, nel 1804 in Inghilterra venne testata la prima locomotiva a vapore posta su rotaie. Nasceva così il treno, capace di trasportare 10 tonnellate di minerale e 70 passeggeri alla velocità di 8 chilometri orari.

Il risultato fu così convincente che nell’arco di quindici anni vennero realizzati circa 320 chilometri di binari. Inizialmente pensate per spostare merci, le locomotive vennero sempre più utilizzate per trasportare persone, e il servizio passeggeri divenne di gran lunga la maggior fonte di ricavo per chi offriva il trasporto.

LE VIE DI COMUNICAZIONE FLUVIALI

Quasi contemporaneamente al suo utilizzo su rotaia, la macchina a vapore venne utilizzata anche nel settore navale con l’invenzione, nel 1807, del battello a vapore. Si trattò di un’innovazione epocale: da allora le navi non dovettero più affidarsi unicamente al vento o ai remi per navigare, ma poterono contare su una forza motrice costante, indipendente dalla condizioni meteorologiche.

In Inghilterra in particolare i battelli a vapore si affermarono più nella navigazione fluviale che in mare aperto. I fiumi infatti erano da sempre usati come via preferenziale per lo spostamento ed il trasporto delle merci. Nell’arco di alcuni decenni l’Inghilterra si dotò di una vera e propria ragnatela di canali artificiali che collegavano il paese parallelamente alle strade ed alle strade ferrate.

CITTÀ VECCHIE E NUOVE

La rivoluzione industriale produsse cambiamenti anche a livello urbanistico: alcune piccole cittadine inglesi, come Birmingham, Liverpool e Manchester, divennero grandi città industriali in quanto vicine a giacimenti di carbone o a importanti vie di comunicazione. Al contrario, città che erano state fondamentali snodi commerciali nei secoli precedenti, come York e Norwich, persero importanza.

Tali cambiamenti portarono però a non pochi contrasti: le nuove grandi città reclamarono, con il tempo, un peso politico che non si vedevano ancora riconosciuto, a svantaggio dell’aristocrazia e di quelle antiche circoscrizioni rurali che, sebbene ormai spopolate, continuavano ad avere un peso elettorale di gran lunga superiori.

All’interno delle città andarono poi a crearsi alcuni squilibri: ai quartieri del centro, in cui vivevano gli imprenditori e che diventavano sempre più belli e lussuosi, facevano da contraltare le periferie, dove si alternavano le fabbriche e gli slums, i fatiscenti caseggiati dove vivevano gli operai e le loro famiglie.

4. UN NUOVO TIPO DI SOCIETÀ

CAMBIAMENTI SOCIALI ED ECONOMICI DURATURI

La nascita del sistema di produzione in fabbrica portò a un lavoro sempre più meccanizzato, cioè affidato alle macchine. Inoltre venne applicato il principio della divisione del lavoro, teorizzato da Adam Smith. Il pensatore scozzese, teorico del liberismo (⇒ C5.4), nella sua opera La ricchezza delle nazioni (1776) Smith sostiene infatti che la produttività del lavoro, da cui dipende la ricchezza delle nazioni, aumenta se ogni operaio si occupa di una sola fase della lavorazione, semplice e ripetuta. La divisione de lavoro però ha un impatto anche sulle condizioni di lavoro degli operai.

LE CONDIZIONI DI VITA DEGLI OPERAI

All’interno delle fabbriche fin da subito si creò una gerarchia: al vertice vi erano gli operai specializzati, persone più qualificate le cui competenze ed esperienza conferivano loro una posizione privilegiata; sotto di loro la massa dei lavoratori.

I lavoratori non specializzati erano intere famiglie di ex contadini scacciati dalle campagne ed emigrati in città alla ricerca di un lavoro. Proprio su queste categorie più deboli (donne, minori e bambini soprattutto) si concentrava lo sfruttamento da parte degli imprenditori, che chiedevano turni di lavoro massacranti e senza alcuna tutela, in cambio di salari più bassi.

La grande disponibilità di manodopera non specializzata dava forza contrattuale ai padroni delle fabbriche perché un operaio non specializzato era estremamente facile da sostituire. I turni di lavoro in fabbrica erano solitamente di 15 o 16 ore al giorno. Solo nel 1831 venne approvata una prima legislazione statale sul lavoro, che imponeva il divieto di impiegare nelle fabbriche bambini di età inferiore ai 9 anni e un tetto di 12 ore giornaliere di lavoro ma solo per i minori di 18 anni.

I LUDDISTI

L’introduzione nelle fabbriche di nuove macchine, che velocizzavano la produzione e non richiedevano salario, resero ancora più incerti i posti di lavoro degli operai, sia specializzati che non. Fu così che iniziò a serpeggiare un forte risentimento nei confronti della meccanizzazione del lavoro.

Non si hanno prove storiche dell’effettiva esistenza di Ned Ludd, l’operaio che, secondo la tradizione, fu il primo a distruggere un telaio meccanico, nel 1779; sta di fatto che da lui prese nome il fenomeno noto come luddismo. I luddisti erano contrari alle macchine (che infatti spesso venivano distrutte dai contestatori) e, più in generale, si opponevano alle dure condizioni di lavoro.

Agli operai era ancora vietata qualsiasi forma di organizzazione, e tanto più il diritto allo sciopero, quindi tali proteste venivano spesso soffocate nel sangue.

Il massacro di Peterloo

Nel 1819 a Peterloo, presso Manchester, la polizia e forze dell’esercito regolare caricarono a cavallo una manifestazione in cui erano presenti donne e bambini: i feriti furono più di 500 ed almeno 11 furono i morti fra uomini, donne e bambini.

In seguito cominciarono a sorgere le prime associazioni di mutuo soccorso fra gli operai, pensate per garantire supporto ai lavoratori in difficoltà. Solo nel 1824 venne infine autorizzata la creazione delle Trade Unions, associazioni di lavoratori che possono essere intese come le antenate dei moderni sindacati.

ESERCIZI

1. Completa il testo.


La rivoluzione industriale è un fenomeno che riguarda il cambiamento del sistema ......................................... Questa trasformazione avviene a partire dal ........................................ e prende avvio dall’Europa, in particolare dall’........................................ perché il paese ha alcune caratteristiche specifiche: innanzitutto la rivoluzione agricola ha generato una grande ricchezza per i ........................................ terrieri, che decidono di investire nella costruzione di nuove ........................................; inoltre la rivoluzione agricola ha lasciato senza lavoro molti ........................................, che vanno a costituire una massi di manodopera a basso ........................................; infine il vasto impero ........................................ inglese garantisce l’approvvigionamento di materie ........................................ necessarie alla produzione delle merci; allo stesso tempo costituisce un ampio ........................................ a cui rivendere le stesse merci.

2. Fai la scelta giusta.


a. Il settore da cui parte la rivoluzione industriale è quello tessile/siderurgico.

b. L’innovazione che dà maggiore impulso al sistema industriale è la navetta volante/macchina a vapore.

c. Nelle fabbriche ogni operaio lavora da solo un intero prodotto/si occupa di una sola fase della lavorazione, ripetuta.

d. I luddisti protestano contro le macchine che non funzionano/le dure condizioni di lavoro.

f. La divisione del lavoro rende le condizioni di lavoro degli operai migliori/peggiori.

I Saperi Fondamentali di Storia - volume 2
I Saperi Fondamentali di Storia - volume 2
Dalle rivoluzioni alla fine dell’Ottocento