CAPITOLO 19 - La Seconda rivoluzione industriale e la società di massa

SEZIONE D – IL SECOLO DELLA BORGHESIA E L’ETÀ DELL’IMPERIALISMO

Capitolo 19 – La Seconda rivoluzione industriale e la società di massa

1. UNA NUOVA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

LE DIFFERENZE CON LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Le innovazioni della Prima rivoluzione industriale erano state il risultato di invenzioni ed esperimenti di alcuni imprenditori inventori; nella Seconda rivoluzione industriale, che si verificò in Occidente nella seconda metà del XIX secolo, furono invece gli scienziati (ingegneri, fisici, chimici, biologi) a essere promotori di innovazioni che ebbero una diffusione molto più capillare, cambiando non solo la produzione ma anche la vita di milioni di persone. Inoltre la Seconda rivoluzione industriale cambiò le gerarchie industriali internazionali: la Gran Bretagna infatti perse il suo primato in alcuni settori a vantaggio di Stati Uniti e Germania.

I CAMBIAMENTI DEL CAPITALISMO INTERNAZIONALE

Dal punto di vista del quadro economico più generale, l’Occidente nel 1873 visse una crisi da sovrapproduzione che fece crollare i prezzi dei beni in eccesso. Questo colpì soprattutto le piccole aziende ormai poco competitive, costringendole a chiudere o a essere inglobate all’interno di  holding consorzi. Oltre questa, la crisi da sovrapproduzione ebbe altre tre principali conseguenze:

  • si creò un legame sempre più stretto tra industrie e banche (capitalismo finanziario);
  • si tornò a politiche protezionistiche per difendere l’industria nazionale (tranne in Gran Bretagna);
  • si rilanciò la politica coloniale al fine di accaparrarsi materie prime e nuovi mercati.

LA CRISI AGRARIA

Se il settore industriale vide solo rallentare la propria crescita, il settore agricolo conobbe invece un ridimensionamento. Gli sviluppi della chimica e della meccanica rivoluzionarono la produzione agricola con l’uso di concimi chimici e nuove macchine come le mietitrici e trebbiatrici. Di queste innovazioni si avvantaggiò soprattutto la produzione agricola statunitense che divenne la prima al mondo. 

Inoltre l’invenzione di innovative tecniche di refrigerazione (vagoni e celle frigorifere), di sterilizzazione, di conservazione e inscatolamento dei cibi fece sì che i prodotti statunitensi potessero raggiungere i mercati europei e, grazie ai loro bassi prezzi, mettessero in crisi la produzione locale

La crisi agraria determinò una forte conflittualità sociale nelle campagne e generò un aumento esponenziale dell’emigrazione verso il Nord America.

Anche in questo settore si attuarono politiche protezionistiche, che però portarono solo a un aumento dei prezzi e un ritardo nell’introduzione delle innovazioni in ambito agricolo.

L’ACCIAIO E LA CHIMICA

I due settori che ebbero maggiore impulso dalla Seconda rivoluzione industriale furono il metallurgico e il chimico.

Nel settore metallurgico le innovazioni portarono a una produzione sempre maggiore e a costi più bassi dell’acciaio, che da questo momento in poi verrà usato nei più svariati ambiti (dalle navi da guerra alle macchine industriali, dagli utensili domestici alla costruzione di ponti ed edifici).

I progressi della chimica, oltre che nella refrigerazione e nella conservazione dei cibi, ebbero effetti in molti altri ambiti permettendo il perfezionamento o l’invenzione di: medicinali, concimi, saponi, coloranti, esplosivi (nel 1875 il chimico svedese Alfred Nobel deposito il brevetto della dinamite); ma anche di nuovi materiali come la gomma, la ceramica e l’alluminio.

MOTORE A SCOPPIO, PETROLIO ED ELETTRICITà

Se nella Prima rivoluzione industriale il motore a vapore era stato alla base di molte innovazioni, il simbolo della Seconda rivoluzione industriale fu il motore a scoppio, che era meno ingombrante e più potente della macchina a vapore e utilizzava come combustibile un derivato del petrolio: la benzina. Nel 1885 Gottlieb Daimler e Carl Friedrich Benz montarono un  motore a scoppio su un autoveicolo a ruote: nacquero così automobili e motociclette. Per la prima volta come combustibile venne usato un distillato del petrolio, che in seguito prese il nome di benzina.

A caratterizzare la Seconda rivoluzione industriale furono anche le innovazioni nel campo dell’elettricità: dinamo, batterie, motori elettrici, e soprattutto la lampadina a filamento incandescente, ideata da Thomas Edison nel 1879. Anche se l’elettricità non ebbe subito una diffusione di massa, col tempo assunse un ruolo fondamentale in molti ambiti.

2. LO SVILUPPO SCIENTIFICO E TECNOLOGICO

NUOVE SCOPERTE

In questo periodo ancora più significative furono le novità nell’ambito della comunicazione

Nel 1871, il fiorentino Antonio Meucci inventò un dispositivo di comunicazione vocale, il telettrofono, che venne poi perfezionato dallo scozzese Alexander Graham Bell, l’inventore del telefono. Allo stesso anno risale anche il fonografo, altra invenzione di Edison: la prima macchina pensata per registrare e riprodurre suoni. Pochi anni dopo, nel 1887, Emile Berliner brevettò negli Stati Uniti il grammofono capace di leggere il suono seguendo le incisioni presenti su un disco. Infine, in Francia, nel 1895, i fratelli Louis e Auguste Lumière sperimentarono per la prima volta l’invenzione più sbalorditiva di tutte: il cinematografo.

I PROGRESSI DELLA MEDICINA

La seconda metà dell’Ottocento fu un periodo di svolta anche per la storia della medicina

Per primi gli igienisti provarono come le cause delle malattie dovevano essere cercate nell’ambiente in cui si viveva; migliorare le condizioni igieniche generali significò quindi prevenire lo sviluppo di epidemie. 

In seguito lo sviluppo della microscopia ottica permise di scoprire i microrganismi, responsabili di molte malattie. Infine i progressi nell’industria chimica portarono all’introduzione di numerosi nuovi farmaci (su tutti l’acido acetilsalicilico, base dell’aspirina) e di nuove tecniche mediche, come l’uso dell’anestesia chirurgica.

3. LA CRESCITA DELLE CITTÀ

IL BOOM DEMOGRAFICO

I progressi della medicina, il miglioramento delle condizioni igieniche e la crescita dell’industria alimentare furono i principali motivi del boom demografico che visse il mondo occidentale nella seconda meta dell’Ottocento. 

Questo aumento demografico infatti fu dovuto principalmente alla caduta del tasso di mortalità e all’aumento della vita media degli individui. L’Europa passò dai 270 milioni di abitanti del 1850 ai 425 milioni del 1900. Negli Stati Uniti, la popolazione quadruplicò nell’arco di cinquant’anni passando dai 20 milioni di abitanti del 1850 ai quasi 80 del 1900.

CENTRI INDUSTRIALI E METROPOLI

In questo periodo crebbe la popolazione urbana; in tutta Europa il numero di città al di sopra dei 100 000 abitanti si moltiplicò, anche grazie alla massiccia emigrazione dalle campagne. Nacquero le metropoli: città non solo di grandi dimensioni e con moltissimi abitanti, ma anche caratterizzate da un forte dinamismo economico e culturale.

Nelle città si formarono nuovi punti di riferimento e nuovi centri della vita politica ed economica: le stazioni ferroviarie, la Borsa, il tribunale, i centri commerciali e, nelle capitali, i palazzi dei ministeri. L’ampliamento delle città rese poi necessaria l’introduzione di nuovi servizi come la rete fognaria, l’approvvigionamento idrico, la pavimentazione delle strade e in particolare un sistema dei trasporti.

Oltre ai servizi essenziali, le città ottocentesche si dotarono anche di luoghi di svago e riunione come caffè e ristoranti e poli culturali come musei, biblioteche, scuole.

METROPOLI D’EUROPA

Nel 1863 Londra inaugurò la prima linea metropolitana del mondo, ma la città che cambiò più radicalmente in questo periodo fu Parigi.Napoleone III decise di privare la città di quella ragnatela di vicoli (in cui più volte i parigini avevano eretto barricate) e di sostituirle con ampli viali detti boulevards, che favorivano gli spostamenti delle forze di polizia. Parigi venne inoltre munita di quindici nuovi ponti sulla Senna, di quattro stazioni ferroviarie e di un sistema di fognature. Infine, nel 1889 l’ingegnere Alexandre Eiffel realizzò l’opera che è ancora oggi il simbolo della città: una torre in ferro battuto alta 300 metri e pesante 8000 tonnellate.

4. LA SOCIETÀ DI MASSA

IL SIGNIFICATO DI UN’ESPRESSIONE CELEBRE

Il termine “massa” indica una moltitudine di persone in cui i singoli tendono a scomparire nella “massa”, un aggregato omogeneo e indistinto. Dagli ultimi decenni dell’Ottocento e per tutto il Novecento furono queste “masse” a essere protagoniste delle lotte politiche e sociali.

Nella società di massa la maggioranza dei cittadini risiede in grandi centri urbani, in cui l’individuo entra in contatto con un gran numero di persone. Le relazioni sociali non ruotano più intorno alla comunità locale o religiosa, ma vengono vissute all’interno di grandi istituzioni nazionali, organizzazioni e partiti “di massa”. Persino nella vita di tutti i giorni, si diffondono nuovi tipi di attività, come gli sport di squadra, anch’essi definiti sport “di massa”.

SVILUPPO INDUSTRIALE E NUOVI GRUPPI SOCIALI

Anche alcuni consumi in questo periodo divennero “di massa”: la possibilità di produrre beni in serie (a costi più bassi) e l’aumento del livello medio dei salari permise a molte più persone di accedere all’acquisto di beni prima inaccessibili. Tra i settori interessati dalla produzione in serie vi furono: l’abbigliamento, le calzature ma anche i mobili; tutti prodotti fino a qual momento frutto del lavoro artigianale.

Applicando i principi della divisione del lavoro di Taylor (⇒ C17.3), l’imprenditore Henry Ford, a partire dal 1913, introdusse nelle sue officine la catena di montaggio: un nuovo, rivoluzionario metodo che consentiva di ridurre al minimo i tempi di lavorazione grazie alle macchine (meccanizzazione) e a un’estrema razionalizzazione del processo produttivo, diviso in una serie di piccole operazioni affidate ognuna a un singolo operaio. Con il termine “fordismo” ci si riferisce a una filosofia imprenditoriale per la quale gli operai dovevano essere considerati come i primi potenziali acquirenti dei beni prodotti: l’obiettivo era dunque quello di creare un circolo virtuoso, fatto di consumi di massa che permettevano alle aziende di garantire ai lavoratori salari alti, in modo da metterli nelle condizioni di acquistare quegli stessi beni che producevano.

SCUOLE, ESERCITI, GIORNALI

Un aspetto fondamentale della società di massa fu l’estensione dell’obbligo scolastico e di conseguente il calo dell’analfabetismo. L’aumento dei potenziali lettori favorì la moltiplicazione di giornali, quotidiani e periodici, che contribuirono ad ampliare quella fetta di popolazione consapevole e informata, nota come “opinione pubblica”, a cui ora dovevano rispondere governi e parlamenti. 

In questo periodo anche gli eserciti diventarono “di massa”, con l’introduzione del servizio militare obbligatorio.

LA POLITICA DI MASSA

Nel corso del ‘900 anche la politica divenne “di massa”. Il suffragio universale maschile era già stato introdotto in molti paesi (tra cui l’Italia nel 1912).

 I primi  partiti di massa furono quelli socialisti e cattolici, ma l’estensione del diritto di voto a masse così ampie costrinse anche gli altri partiti a cambiare struttura e programmi. Contemporaneamente, crebbero anche i sindacati: in Italia, la Confederazione generale del lavoro (Cgl) nacque nel 1906. Fu proprio per la pressione delle organizzazioni sindacali che molti governi dovettero attuare riforme sociali: istituzione di sistemi di assicurazione contro gli infortuni e di previdenza per la vecchiaia, introduzione di sussidi per i disoccupati, divieti di impiego lavorativo per ragazzi in età scolastica, limitazione degli orari di lavoro giornalieri e diritto al riposo settimanale.

LA QUESTIONE FEMMINILE

La progressiva estensione del diritto di voto all’intera popolazione maschile ebbe anche l’effetto di far emergere la questione femminile. La sottomissione a livello giuridico, politico ed economico delle donne aveva stimolato la nascita di alcuni movimenti di emancipazione

Il tema però rimase sostanzialmente fuori dal grande dibattito liberale e democratico, spesso osteggiato dai cattolici e poco sostenuto anche dal movimento socialista, nonostante la presenza femminile fosse da sempre numerosa nelle fabbriche.

Solo nel Regno Unito il movimento femminista riuscì a uscire da circoli minoritari di operai e intellettuali e ad avere largo seguito: in particolare molto attivo era la Women’s Social and Political Union, che avevano lo scopo di ottenere il suffragio femminile (e per questo le sue militanti erano chiamate “suffragette”). Per raggiungere questo obiettivo, le suffraggette organizzarono dimostrazioni di piazza, marce sul Parlamento, scioperi della fame e persino attentati a edifici pubblici. Il primo paese a riconoscere il diritto di voto alle donne fu la Nuova Zelanda (1893), mentre nel Regno Unito la legge fu approvata nel 1928.

LA CRESCITA DEL SOCIALISMO

I partiti socialisti presero forza in tutta Europa. 

Il Partito socialdemocratico tedesco (Spd) si stabilizzò come una delle principali forze politiche in Germania, compatta nella sua adesione al marxismo, mentre in Gran Bretagna si impose il Partito laburista inglese, meno legato alle teorie marxiane.Proprio l’eredità di Marx e del suo pensiero furono al centro della Seconda Internazionale, o Internazionale socialista, (1889) nella quale si riunirono i diversi partiti socialisti europei, accomunati da una serie di tematiche e obiettivi: il superamento del sistema capitalistico, la gestione sociale dell’economia, l’internazionalismo pacifista, la giornata lavorativa di otto ore e la proclamazione di una giornata mondiale di lotta per il lavoro, da celebrarsi ogni anno il primo maggio.

IL MONDO CATTOLICO

Il pontificato di Leone XIII (⇒ C18.5) segnò una riapertura della Chiesa nei confronti sia dello Stato italiano, sia delle tematiche della società contemporanea. Con l’enciclica Rerum Novarum (1891), il pontefice fondò la dottrina sociale della Chiesa: la Chiesa rafforzava il proprio impegno nel sociale, favorendo la nascita di società di mutuo soccorso e cooperative agricole e artigiane controllate dal clero.

NAZIONALISMO, RAZZISMO E ANTISEMITISMO

Una volta portati a termine i processi di unificazione nazionale in Italia e in Germania, il nazionalismo cambiò natura, saldandosi sia con la politica imperialista e coloniale delle principali potenze, sia con le battaglie interne ai singoli Stati. Al nazionalismo si aggiunse così il razzismo, indirizzato soprattutto verso le popolazioni autoctone in caso di conquiste coloniali e, all’interno della stessa cittadinanza nazionale, soprattutto nei confronti delle forze socialiste e di alcune minoranze, come i cittadini di religione ebraica. 

In Germania, l’idea di nazione si poggiava sin da inizio Ottocento sul mito del volk, il popolo concepito come unità di sangue, razza, lingua e territorio. Questi concetti si radicalizzarono sempre più in senso razzista teorizzando l’esistenza di una razza superiore, la razza ariana, rappresentata dal popolo tedesco. 

In Russia il nazionalismo si saldò ancor più che altrove con l’antisemitismo e rimase in uso, ancora nel Novecento, la pratica del pogrom (che in russo significa “distruzione”), ovvero periodiche e impunite violenze contro gli ebrei e i loro beni.

I PROTOCOLLI DEI SAVI DI SION

La polizia segreta zarista fu l’autrice, a inizio Novecento, di uno dei più clamorosi casi di falso della storia: i Protocolli dei savi di Sion, in cui un fantomatico consiglio ebraico mondiale esponeva i suoi progetti di dominio sul globo. Nonostante la comprovata falsità, i Protocolli hanno costituito per lungo tempo uno strumento di propaganda antisemita. Come reazione al montante antisemitismo, uno scrittore ebreo ungherese, Theodor Herzl, fondò nel 1896 un nuovo movimento, il sionismo, che puntava a fornire a tutti gli ebrei sparsi per il mondo una propria identità nazionale e a incoraggiare la nascita di uno stato ebraico in Palestina.

ESERCIZI

1. Completa il testo.


In ........................................ nella seconda metà del XIX ........................................ si verificò una Seconda ........................................ industriale, che si differenziò dalla Prima perché i principali autori della innovazioni furono gli ........................................ (e non gli imprenditori) e perché le innovazioni ebbero una ........................................ molto più capillare, in grado di modificare profondamente le abitudini e la ........................................ quotidiana delle persone.

2. Fai la scelta giusta.


a. Sul piano industriale la Gran Bretagna perde/acquista il primato internazionale.

b. Nella seconda metà dell’Ottocento si ha generalmente un aumento/un crollo demografico.

c. Con la produzione in serie molte più/meno persone possono permettersi di acquistare alcuni prodotti.

d. Il primo paese nel quale le donne conquistano il diritto di voto è la Gran Bretagna/Nuova Zelanda.

e. Terminati i processi di unificazione, il concetto di nazionalismo si salda sempre di più con quello di marxismo/razzismo.

f. I due settori che ebbero maggiore impulso dalla Seconda rivoluzione industriale furono il settore metallurgico e il settore chimico/agricolo.

I Saperi Fondamentali di Storia - volume 2
I Saperi Fondamentali di Storia - volume 2
Dalle rivoluzioni alla fine dell’Ottocento