Specchi incantati - volume B

La tragedia GUIDA ALLA LETTURA Le incrollabili leggi divine L aspro dialogo fra Creonte e Antigone si apre con una secca e temeraria ammissione di colpa (Confermo di averlo fatto e non lo nego, r. 3): Antigone, interrogata dal re, confessa apertamente di aver celebrato i riti funebri per il fratello Polinice, e di averlo fatto consapevolmente, in opposizione a quanto stabilito dall autorità e in nome delle leggi non scritte e incrollabili degli dèi (rr. 11-12). Per la cultura degli antichi Greci, l usanza di non lasciare i cadaveri insepolti deriva da un precetto divino: secondo Antigone, tale disposizione è più importante delle norme scritte che fondano il potere delle singole città. Rivendica in tal modo di aver anteposto all autorità particolare di Creonte la legge universale degli dèi, più antica e valida non soltanto a Tebe, ma in ogni altro luogo. Domare un cavallo imbizzarrito Creonte si oppone duramente al punto di vista della nipote, che paragona a un ferro temperato dal fuoco e a un cavallo imbizzarrito (rr. 25-26). Convinto che il potere non possa essere messo in discussione, il re percepisce come un affronto la fierezza della donna la quale, decisa a difendere la giustizia e disposta per questo anche ad andare verso la morte, non si discolpa, non implora pietà, non nega le sue responsabilità. Ostinato nel difendere le proprie prerogative di sovrano, Creonte evita di fornire spiegazioni razionali alla sua condotta. A lui basta respingere l attacco portato ai princìpi gerarchici dell onore e dell autorità: per di più da una donna che ambisce secondo la prospettiva maschilista e patriarcale della società greca a un inaccettabile inversione di ruoli (Davvero io non sono un uomo, ma l uomo è costei, se quest audacia le rimarrà impunita, rr. 29-31). Pietà vs tirannide Nella seconda parte il dialogo diventa più serrato, con un continuo botta e risposta che mostra efficacemente l insanabilità del conflitto: non a caso, nell originale greco, ciascuna battuta dei due personaggi occupa un solo verso, creando un effetto di rapidità incalzante. Creonte sostiene che i due fratelli non debbano ricevere lo stesso trattamento: Eteocle era un difensore della patria, mentre Polinice voleva distruggerla con le armi. Antigone risponde che i morti meritano in qualunque caso l onore della sepoltura e rivendica l importanza del legame di sangue (Non è per niente vergognoso onorare chi è nato dalle stesse viscere, r. 49), contro il quale la ragion di Stato nulla può. In tal modo, il contrasto dei caratteri supera la semplice contrapposizione personale, risolvendosi piuttosto in due visioni antitetiche della vita e del mondo: da una parte Antigone acquista il ruolo della paladina della libertà e della pietà umana; dall altra Creonte finisce per incarnare, con la sua ottusa inflessibilità, un potere tirannico e insensibile. Prigionieri di un eredità sanguinosa Tuttavia non bisogna dimenticare che Antigone e Creonte al di là dell inconciliabile diversità delle loro posizioni appartengono alla stessa famiglia di regnanti, segnata in origine dal terribile dramma di Edipo. La vicenda dell incesto, infatti, preme come una maledizione su Tebe e sulla sua casa reale, come attesta lo scontro mortale fra Eteocle e Polinice. Creonte, cognato di Edipo e quindi zio dei suoi figli, si insedia come nuovo re, ma non riesce a liberarsi dalla nefasta eredità. Scegliendo di trattare i due fratelli in modo diverso, inevitabilmente alimenta un interminabile catena di sventure. Dal canto suo, anche Antigone non riesce a liberarsi dalla maledizione del passato, preferendo morire piuttosto che vedere violato l onore di Polinice e, con esso, quello della stirpe di Edipo. Creonte e Antigone, dunque, sono come due facce opposte della stessa medaglia. Appartengono entrambi alla famiglia di Edipo: uno stigma maledetto destinato a non cancellarsi. Il sovrano sprezzante e l eroina sventurata si somigliano più di quanto sembri a prima vista, come dimostra l irriducibile e inflessibile durezza con la quale sostengono entrambi le proprie posizioni. Sarà proprio tale intransigenza, incapace di compromessi, a condurre la tragedia verso il suo inevitabile, sanguinoso epilogo. 443

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Poesia e teatro