Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 50 55 60 Meliboeus Fortunate senex, ergo tua rura manebunt; et tibi magna satis, quamvis lapis omnia nudus limosoque palus obducat pascua iunco. Non insueta gravis temptabunt pabula fetas, nec mala vicini pecoris contagia laedent. Fortunate senex, hic inter flumina nota et fontis sacros frigus captabis opacum; hinc tibi quae semper, vicino ab limite saepes, Hyblaeis apibus florem depasta salicti, saepe levi somnum suadebit inire susurro; hinc alta sub rupe canet frondator ad auras; nec tamen interea raucae, tua cura, palumbes, nec gemere a ria cessabit turtur ab ulmo. Tity rus Ante leves ergo pascentur in aethere cervi, et freta destituent nudos in litore pisces; 46-48. Fortunate senex iunco senex: Tìtiro è così definito non in quanto propriamente vecchio, ma perché maturo e con esperienza di vita. ergo manebunt: i campi rimarranno tuoi . Diversa la proposta di Traina, che considera tua attributo di rura invece che predicativo: i tuoi campi rimarranno [tali e quali] , cioè non verranno confiscati, a sottolineare «una continuità di esistenza, non di proprietà . et tibi iunco: e per te abbastanza grandi, sebbene la nuda pietra (lapis nudus, singolare collettivo) e la palude (palus) con giunchi fangosi (limoso iunco, singolare collettivo) ricoprano tutti i pascoli . Il paesaggio qui descritto non è idilliaco, ma dal punto di vista di Melibèo è quanto di più attraente possa esserci. Osserva il forte iperbato fra omnia e pascua e soprattutto fra limosoque e iunco: in quest ultimo caso aggettivo e sostantivo, posti alle estremità, sembrano abbracciare il verso come il fango che ricopre il terreno. 49-50. Non insueta laedent Non insueta fetas: pascoli inconsueti (insueta pabula) non minacceranno le pecore gravide (gravis fetas; feta indica l animale gravido) . Si tratta di un versus aureus, che presenta il verbo (temptabunt) al centro, gli aggettivi (insueta e gravis) da una parte e i sostantivi (pabula e fetas) dall altra: è una costruzione simmetrica che, isolando nel primo emistichio i due aggettivi, ponendo al centro il verbo e dislocando nel secondo 84 emistichio i due sostantivi, rimarca l assoggettamento del bestiame alla malattia. Il verbo temptabunt è tecnicismo indicante il primo attacco della malattia; gravis equivale a graves. nec mala laedent: né arrecherà [loro] danno il funesto contagio di un armento vicino . 51-52. Fortunate senex opacum Il paesaggio descritto ai vv. 47-48 si trasfigura qui in un locus amoenus. fontis: forma in -is dell accusativo plurale; sono definiti sacros per l antica credenza secondo cui le sorgenti erano abitate da divinità. frigus opacum: godrai l ombrosa frescura ; captabis, indicativo futuro di capto (frequentativo di capio), rimarca le ripetute possibilità concesse a Tìtiro di godere di questo paesaggio. 53-55. hinc tibi susurro Costruisci: hinc, ab limite vicino, saepes, quae semper, depasta apibus Hyblaeis florem salicti, saepe tibi suadebit levi susurro inire somnum, da qui, dal vicino confine, la siepe, che sempre [ti ha invitato], succhiata dalle api iblee nel fiore di salice, spesso ti inviterà ad addormentarti con lieve sussurro . Nella descrizione del locus amoenus sono valorizzati, in particolare, gli aspetti acustici: il mormorio delle acque, il fruscio della siepe e il ronzio delle api sono sottolineati dall allitterazione della sibilante (semper saepes, Hyblaeis apibus depasta salicti, saepe somnum suadebit susurro). Hyblaeis: rin- via al monte Ibla, in Sicilia, celebre per il miele. Qualificando con questo epiteto le api di Tìtiro, Melibèo ne vuole rimarcare la pregevolezza. depasta: participio perfetto di depasco, che richiede qui il dativo d agente Hyblaeis apibus e l accusativo di relazione florem. 56-58. hinc alta ab ulmo alta sub rupe: ai piedi di un alta rupe , con anastrofe di sub. frondator: designa colui che pota una pianta per alleggerire il peso del fogliame. tua cura: oggetto della tua cura , apposizione di raucae palumbes. palumbes: sono i colombi selvatici. cessabit: soggetto del verbo sono palumbes e turtur, ma il verbo concorda con il soggetto più vicino (turtur) e per questo è al singolare. 59-63. Ante leves vultus Ante in litore pisces: dunque pascoleranno in cielo leggeri i cervi e le acque lasceranno scoperti i pesci sulla riva . Ante del v. 59, così come ante del v. 61, è da unire a quam del v. 63 ( prima che ). Per esprimere la sua sicura gratitudine verso il suo benefattore, Titiro ricorre alla figura retorica dell ady` naton* (letteralmente, l impossibile ): soltanto dopo che si saranno verificati eventi del tutto impossibili come il pascolo dei cervi in cielo o la sopravvivenza dei pesci sulla terraferma, potrà estinguersi il suo sentimento di riconoscenza (quindi, mai: la sua sarà una gratitudine eterna).

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea