VIVA VOX - IL “SIGILLO” DEL POETA

L autore Virgilio instancabilmente il suo amore per la sposa, riuscendo a ottenere, con il potere magico del suo canto, il permesso di scendere negli Inferi. Qui, affascinando le divinità dell Ade, ottenne anche il permesso di risalire in superficie insieme alla moglie, a condizione che durante il tragitto non si voltasse mai a guardarla. Pungolato, però, dal furor amoroso e dall irrefrenabile desiderio di volgere lo sguardo verso di lei, rfeo non rispettò il divieto, perdendo definitivamente Eurìdice (à T12). L epilogo della vicenda è tragico: in preda alla disperazione, rfeo vagò per la Tracia cantando l amore per la sua sposa, trovando poi la morte per mano di quelle donne del luogo che egli aveva fieramente respinto (à T13). Concluso il racconto, Aristèo riceve dalla madre Cirene le indicazioni necessarie per purificarsi e per riportare in vita le sue api con la bugon a. La digressione mette a confronto due vicende caratterizzate da forti analogie: sia Aristèo sia rfeo subiscono una perdita, a seguito della quale ottengono entrambi la possibilità di rimediare. Gli esiti, però, sono differenti: Aristèo si attiene scrupolosamente ai dettami divini e riesce a riportare in vita le sue api; rfeo disobbedisce e perde per sempre la sua amata Eurìdice. Benché Virgilio manifesti un aperta ammirazione per l abilità di rfeo come cantore e poeta, è nella vicenda di Aristèo che egli riconosce un modello di vita per l agricoltore e per l uomo in generale: fare propri gli insegnamenti ricevuti, non trasgredirli e aspirare al successo con la consapevolezza dell incombente rischio della morte. VIVA VOX IL SIGILLO DEL POETA Le Georgiche si concludono con una sphragìs (letteralmente sigillo ), cioè alcuni versi in cui Virgilio firma la propria opera, dando precise indicazioni cronologiche e autobiografiche, secondo un modulo retorico già ampiamente usato dagli autori greci. Nei vv. 559-566, infatti, il poeta si autoritrae intento a completare il poema nell otium di Napoli, mentre cominciano ad arrivare dall Oriente aggiornamenti sulle imprese di Ottaviano, impegnato, negli ultimi mesi del 30 a.C., nella sistemazione delle province orientali. La citazione più esplicita si trova al v. 566, che in latino si presenta così: Tityre, te patulae cecini sub tegmine fagi. Si tratta di una riproduzione fedele del v. 1 dell ecloga I, soltanto lievemente ritoccato per l ovvio mutamento di prospettiva (Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi); con essa Virgilio non soltanto fa sì che il lettore identifichi l artefice delle Georgiche con l autore delle giovanili Bucoliche, ma lascia che Titiro sia, ancora una volta, il suo alter ego. Questo cantavo sulla cura dei campi e del bestiame, e sugli alberi, mentre il grande Cesare presso il profondo Eufrate fulmina in guerra e vittorioso dà leggi ai popoli consenzienti e si apre la via dell Olimpo. In quel tempo me Virgilio nutriva la dolce Partenope,1 sereno fra opere di un oscura quiete: 565 io che rappresentavo la poesia dei pastori, e, audace [di giovinezza, te cantai, o Titiro, all ombra di un ampio faggio. 560 (trad. L. Canali) 1. Partenope: nome della sirena che si uccise con le sorelle, gettandosi in mare, in quanto rattristata dall insensibilità di Ulisse al loro canto. Secondo il mito, le onde avrebbero sospinto il suo corpo fino alle foci del Sebeto, il fiume della città che dalla sirena prese il nome, prima di assumere quello di Ne polis. 59

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea