Tua vivit imago - volume 2

L autore Ovidio 30 35 40 45 50 55 60 io guardandola e distinguendo al suo chiarore le moli del Campidoglio che invano furono attigue al mio Lare,4 «O Numi , dico, «che avete sede in quelle dimore vicine, o templi che i miei occhi non potranno mai più rivedere, o Dèi, che io debbo lasciare e che la città alta di Quirino5 racchiude, siate da me salutati per sempre. E sebbene tardi prendo lo scudo dopo le ferite, liberate tuttavia dal peso dell odio questo esilio e dite all uomo divino6 quale errore mi abbia ingannato perché non giudichi delitto quello che fu solo una colpa,7 e ciò che voi conoscete persuada anche Lui che mi ha punito: potrò non essere infelice se il dio si sarà placato . Con questa preghiera supplicai i celesti, con molte più altre la sposa, fra i singhiozzi che le troncavano a mezzo le parole. Poi gettatasi coi capelli scomposti ai piedi dei Lari baciò con le labbra tremanti lo spento focolare e a viso a viso davanti ai Penati8 riversò tante parole che a nulla sarebbero valse per il compianto marito. Già la notte, al termine del suo declino, non lasciava più spazio all indugio e l Orsa Parrasia9 si era girata intorno al suo asse. Che cosa fare? Mi tratteneva il dolce amore della mia terra, ma quella era l ultima notte avanti l esilio che mi era ordinato. Ah, quante volte dissi a chi sollecitava: «Perché fai fretta? Pensa dove hai fretta di andare, donde hai fretta di partire . Ah, quante volte dissi mentendo di avere fissato un ora opportuna per il viaggio prestabilito. Tre volte raggiunsi la soglia, tre volte tornai indietro e i piedi compiacendo il mio desiderio andavano lenti. Più volte, dopo aver detto «addio , di nuovo parlavo a lungo e come se già partissi davo gli ultimi baci. Più volte raccomandai le medesime cose e illudevo me stesso voltandomi a guardare, cari ai miei occhi, gli esseri amati. 4. Lare: metonimia per casa (della quale i Lari erano le divinità tutelari). Ovidio abitava dunque vicino al Campidoglio, dove sorgeva il tempio di Giove, in cui era venerata la triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva); ma la vicinanza a questi dèi non aveva garantito, evidentemente, al poeta la loro protezione. 5. Quirino: antica divinità italica, successivamente identificata con Romolo. 6. uomo divino: si tratta, naturalmente, di Augusto. 7. quale errore delitto colpa: in latino, rispettivamente, error ( errore ), scelus ( delitto ) e culpa ( colpa ): se nel crimen ( reato ) mancava l intenzione di delinquere, allora non si trattava di uno scelus bensì, appunto, di una culpa, cioè di una violazione involontaria e dovuta, come dice esplicitamente il poeta, a un error. 8. Penati: le immagini delle divinità protettrici della famiglia e dello Stato, venerate nelle case private insieme ai Lari. 9. Orsa Parrasia: la costellazione dell Orsa Maggiore, identificata con Callisto, figlia del re arcade Licàone, amata da Giove (la Parrasia era una regione dell Arcadia, quindi l aggettivo equivale ad arcade ). La storia della sua trasformazione in orsa da parte di Giunone e del suo successivo catasterismo (trasformazione in corpo celeste) è narrata da Ovidio sia nelle Metamorfosi (II, 409-531) sia nei Fasti (II, 155-192). 553

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Età augustea