L’ultimo Ovidio: i Fasti e i Tristia

L ET DI AUGUSTO L ultimo Ovidio: i Fasti e i Tristia T19 Il culto di Carna e l orrore delle strigi tratto da Fasti VI, 101-182 italiano Questo brano dei Fasti è dedicato a illustrare il culto di Carna, che si celebrava il 1° giugno, dunque alle calende del mese. Carna era un antica dea romana, forse di origine etrusca, preposta alla protezione degli organi vitali (il nome è da ricollegare, infatti, al sostantivo caro, carne ) e anche, secondo quanto dice Ovidio, dei cardini. A questi due aspetti sono dedicate le due sezioni principali del brano: nella prima (vv. 101-130) il poeta spiega in che modo Carna è divenuta la dea dei cardini (un episodio, questo, tramandato dal solo Ovidio e basato su un assimilazione di Carna alla dea Cardea), nella seconda (vv. 131-168) la sua funzione di proteggere le viscere dei bambini dalle strigi, mostruosi uccelli che, di notte, rapiscono i neonati lasciati soli nella culla e ne bevono il sangue (dal loro nome deriva l italiano strega ); un ultima parte (vv. 169-182) spiega, infine, perché, in occasione della sua festa, si offra alla dea un impasto di fave e di lardo (infatti il popolo chiama questo giorno Kalendae fabariae, le calende delle fave ). 105 110 115 120 Il primo giorno è dedicato a te, Carna. Questa è la dea del cardine, che con il suo potere apre ciò che è chiuso e chiude ciò che è aperto. Da dove tragga tale potere, è fama oscurata dal tempo; ma dalla mia poesia ne sarai informato con certezza. In prossimità del Tevere si estende l antica selva di Alerno:1 colà i pontefici2 ancor oggi celebrano i sacrifizi. In quel luogo fu generata una ninfa gli antichi la chiamarono Crane , spesso richiesta invano da molti pretendenti. Soleva percorrere i campi, cacciare con dardi le fiere, e tendere nelle profonde valli nodose reti; non aveva la faretra, tuttavia si credeva che fosse sorella di Febo,3 né tu, o Febo, avresti avuto da vergognartene. Se qualche giovane le diceva parole d amore, subito lei rispondeva con queste parole: «In questi luoghi v è troppa luce, e con la luce troppo pudore: se mi guidi in una grotta più appartata, ti seguo . Appena il giovane credulo la precede, lei, trovati dei cespugli, si ferma, vi si nasconde, e in nessun modo può essere ritrovata. La scorse Giano4 e, preso dal desiderio a tale visione, alla ninfa dal duro cuore parlò con soavi parole. Al solito ella gli ingiunge di cercare un antro più appartato, lo segue come una compagna, poi abbandona la sua guida. Stolta! Giano vede ogni cosa che accade alle sue spalle: 1. Alerno: Alernus, chiamato anche Helernus, era un antico dio degli inferi. 2. pontefici: erano i membri del collegio giuridico-sacerdotale che aveva il compito di conservare le tradizioni religiose e 546 giuridiche della città, di controllare il culto pubblico e privato, e di compilare l elenco dei magistrati e il calendario. 3. Febo: epiteto di Apollo. 4. Giano: Ianus, l antico dio romano che presiedeva ai passaggi e agli inizi (era dedicato a lui il mese di gennaio, in latino Ianuarius). Veniva raffigurato bifronte, cioè con due facce, una davanti e una dietro.

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea