T15 LAT ITA - Infanticidio e cannibalismo: la vendetta di

L ET DI AUGUSTO T15 Infanticidio e cannibalismo: la vendetta di Procne tratto da Metamorfosi VI, 636-674 latino italiano Una delle vicende più cruente e sconvolgenti delle Metamorfosi è quella che ha per protagonisti Tèreo, re di Tracia, sua moglie Procne, figlia di Pandìone re di Atene, e la sorella di quest ultima, Filomela (VI, 421-674). Tèreo, invaghitosi di Filomela, la rapisce, la violenta e le taglia la lingua per impedirle di rivelare l accaduto; Filomela, tuttavia, riesce a informare la sorella facendole pervenire una tela con alcune parole ricamate sopra: Procne allora libera Filomela, uccide, insieme a lei, il proprio figlio Iti e lo offre in banchetto al padre Tèreo, che se ne ciba inconsapevolmente, fino a quando Filomela irrompe nella sala del trono e scaglia contro il re la testa del figlio. Tèreo sguaina la spada e insegue la moglie e la cognata per ucciderle, ma tutti e tre vengono trasformati improvvisamente in uccelli: Tèreo in upupa, Procne in rondine, Filomela in usignolo. Del lungo episodio si propone qui la sequenza finale, a cominciare dall uccisione di Iti da parte della madre e della zia. Ne c mo ra , tra x t I ty n, | ve lu t Ga nge t ca ce rvae Metro: esametri 640 Nec mora, traxit Ityn, veluti Gangetica cervae lactentem fetum per silvas tigris opacas, utque domus altae partem tenue re remotam, tendentemque manus et iam sua fata videntem et «Mater, mater clamantem et colla petentem ense ferit Procne, lateri qua pectus adhaeret, nec vultum vertit; satis illi ad fata vel unum vulnus erat, iugulum ferro Philomela resolvit; E senza indugiare trascina via Iti come una tigre del Gange trascina una cerva lattante per i boschi ombrosi, e quando furono giunti a una stanza segreta del palazzo, Procne colpì con la spada il bambino che le tendeva le mani e chiamava «Mamma! , vedendo già il suo destino, e l abbracciava. Lo ferì dove il petto confina col fianco e non distolse gli occhi; a lui un colpo solo bastava per morire, ma Filomela lo colpì anche alla gola; 636-643. Nec mora resolvit Ovidio descrive qui la freddezza con cui Procne (soggetto di traxit, perfetto di traho, reso con un presente nella traduzione qui proposta) uccide il figlio Iti: mentre Iti cerca di abbracciare la madre (colla petentem; colla è plurale poetico), lei, da parte sua, non distoglie neanche lo sguardo (nec vultum vertit: nota l allitterazione*). La crudeltà alla quale le due donne sono spinte dalla furia con cui vogliono vendicarsi di Tèreo è un motivo conduttore dell intero episodio. veluti opacas: è introdotta una simili- 526 tudine*; costruisci: veluti Gangetica tigris [trahit] lactentem fetum cervae per silvas opacas. utque: ut è qui congiunzione temporale seguita dall enclitica. tenue re: forma arcaica e poetica per tenue runt. tendentem videntem clamantem petentem: participi presenti riferiti a Iti, che preparano, in un crescendo di tensione e di pathos suggerito anche dalla ripetizione di et, il gesto della madre (ense ferit Procne). satis illi resolvit: anche Filomela partecipa all uccisione (iugulum ferro Philomela resolvit, lett. Filomela aprì la gola con il ferro , cioè con la spada), benché il suo intervento non sia necessario, essendo già sufficiente la ferita inflitta dalla sorella (costruisci: vel unum vulnus illi satis erat ad fata). «La notazione [ ] vorrà sia insistere sul contributo di entrambe le sorelle al massacro, sia rilevare il sadismo gratuito della donna nello sgozzare Iti come una vittima sacrificale, colpendo in lui, innocente sostituto di Tèreo, come per un simbolico contrappasso, quella parte del corpo nella quale ha subito la sua atroce mutilazione (G. Rosati).

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea