Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 210 215 Corripitur flammis, ut quaeque altissima, tellus fissaque agit rimas et sucis aret ademptis. Pabula canescunt, cum frondibus uritur arbor, materiamque suo praebet seges arida damno. Parva queror; magnae pereunt cum moenibus urbes, cumque suis totas populis incendia gentes in cinerem vertunt; silvae cum montibus ardent. [ ] 230 Tum vero Phaethon cunctis e partibus orbem adsp cit accensum nec tantos sust net aestus ferventesque auras velut e fornace profunda ore trahit currusque suos candescere sentit et neque iam cineres eiectatamque favillam ferre potest calidoque involvitur undique fumo, quoque eat aut ubi sit, picea caligine tectus nescit et arbitrio volucrum raptatur equorum. [ ] 260 Diss lit omne solum, penetratque in Tartara rimis lumen et infernum terret cum coniuge regem; et mare contrahitur, siccaeque est campus harenae, quod modo pontus erat, quosque altum texerat aequor, 210-213. Corripitur flammis damno Corripitur altissima: quanto più alta (ut quaeque altissima) tanto più è presa (cioè avvolta) dalle fiamme (corripitur flammis); il soggetto è tellus, la terra. agit rimas: si fende , si screpola . su cis ademptis: ablativo assoluto. mate riam damno: lett. l arida messe offre materia al suo danno , cioè alimenta ciò che la danneggia (il fuoco). Con il caldo rovente la natura si dissecca e, una volta divenuta arida, è facile preda, a sua volta, del fuoco. 214-216. Parva queror ardent Ma queste, che il poeta lamenta (queror) con un intervento in prima persona, sono ancora piccole cose (parva): ben più grave è la distruzione di grandi città (magnae urbes) con le [loro] mura (cum moenibus) e di intere nazioni (totas gentes) con i loro popoli (cum suis populis) , trasformate in cenere dagli incendi (incendia in cinerem vertunt). Nota il trico lon*: le città con le mura, le nazioni con i popoli, le selve con i monti (con inversione, in 516 quest ultimo caso, della gerarchia logica: ovviamente sono i monti a contenere le selve e non viceversa). Colpisce, ed è stata notata dagli interpreti, l indifferenza con la quale il poeta descrive rapidamente, in soli tre versi, la distruzione di intere città e nazioni ( p. 518). 227-230. Tum vero sentit Phae thon aestus: l intero mondo è in fiamme (cunctis e partibus orbem accensum), e lo stesso Fetonte ormai non riesce più a sopportare un calore così intenso (nec tantos sust net aestus); nota anche qui l enjambement (orbem / adsp cit accensum). ore trahit: lett. trae a sé con la bocca , cioè respira ). fer ventes sentit: Fetonte respira folate infuocate (ferventes auras) come [se provenissero] da una fornace infernale (velut e fornace profunda) e sente il suo carro diventare incandescente . Il verbo candesco significa diventare bianco , anche nel senso, come in questo caso, di diventare incandescente . currus suos: plurale poetico. 231-234. et neque equorum Fetonte non può più sopportare (neque ferre potest) le ceneri e le scintille poiché, come il mondo è infiammato da tutte le parti (cunctis e partibus, v. 227), allo stesso modo anche lui è avvolto dal fumo bollente da ogni parte (undique) e non sa (nescit) dove vada (quo eat) o dove si trovi (ubi sit). eiectatam raptatur: sono due verbi frequentativi, a indicare il ripetersi o il perdurare delle azioni: eiecto da eicio e rapto da rapio. favillam ferre: allitterazione. tectus nescit: enjambement che pone in rilievo il verbo nescit. 260-264. Diss lit Cycladas augent Diss lit contrahitur: Tutto il suolo si spacca (diss lit) e la luce [del sole] penetra nel Tartaro e spaventa Plutone (infernum regem, lett. il re infernale ) e Proserpina (cum coniuge, lett. con la moglie ); nota come il sostantivo lumen sia posto in rilievo dall enjambement. Allo stesso tempo il mare si contrae . sic cae augent: costruisci: quod modo ( poco fa ) pontus erat, est campus siccae harenae; montes, quos altum aequor texerat, exsistunt et sparsas Cycladas augent, cioè aumentano il numero delle isole (le Cicladi sono isole del mar Egeo). Ovidio utilizza tre sostantivi diversi per indicare la distesa del mare (mare, pontus, aequor). Si ha qui, come nota Alessandro Barchiesi, una «evidente inversione del grande tema del diluvio nel primo libro ( T10), lì acque a coprire i monti, qui nuovi monti che sbucano, lì pesci sugli alberi, qui pesci che fuggono negli abissi .

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea