Tua vivit imago - volume 2

L autore Ovidio 195 200 205 Sparsa quoque in vario passim miracula caelo vastarumque videt trepidus simulacra ferarum. Est locus, in geminos ubi bracchia concavat arcus Scorpius et cauda flexisque utrimque lacertis porrigit in spatium signorum membra duorum: hunc puer ut nigri madidum sudore veneni vulnera curvata minitantem cuspide vidit, mentis inops gelida formidine lora remisit. Quae postquam summum tetige re iacentia tergum, exspatiantur equi nulloque inhibente per auras ignotae regionis eunt, quaque impetus egit, hac sine lege ruunt altoque sub aethere fixis incursant stellis rapiuntque per avia currum et modo summa petunt, modo per declive viasque praecipites spatio terrae propiore feruntur, inferiusque suis fraternos currere Luna admiratur equos, ambustaque nubila fumant. cavalli, non conoscendone i nomi. Il passo è costruito su una serie di alternative poste in parallelo, a suggerire l incertezza di Fetonte sul da farsi e il suo rimanere bloccato senza sapere quale delle due opzioni seguire: multum caeli post terga ante oculos plus; modo prosp cit occasus, interdum resp cit ortus; nec frena remittit nec retinere valet. Quid faciat: lett. che cosa potrebbe fare? (congiuntivo dubitativo). Multum caeli est: da est dipendono entrambe le frasi (Multum caeli post terga relictum e ante oculos plus est). frena remittit: nota la stessa espressione già incontrata ai vv. 185-186. nomina novit: allitterazione*. 193-197. Sparsa quoque duorum Fetonte è terrorizzato anche dalla visione delle costellazioni, che gli appaiono come creature mostruose e terrificanti. Costruisci: trepidus videt quoque miracula sparsa passim in vario caelo et simulacra vastarum ferarum, vede anche, sbigottito (trepidus), prodigi sparsi (Sparsa miracula) qua e là (passim) nelle varie regioni del cielo (in vario caelo) e le immagini (simulacra) di immani fiere (vastarum ferarum) . Sparsa caelo: si tratta dei segni zodiacali, e in particolare dello Scorpione (Scorpius) e della Bilancia, formata dalle chele dello Scorpione. «C è un punto dove (ubi) lo Scorpione incurva le chele (bracchia), / formando due archi (in geminos arcus), e piegando la coda e le due estremità (cauda flexisque lacertis è un ablativo assoluto) / si stende per lo spazio di due costellazioni (trad. G. Paduano). vastarum videt: allitterazione. 198-200. hunc puer remisit hunc vidit: costruisci: ut (come al v. 178, ha valore temporale) puer vidit hunc, madidum sudore nigri veneni ( grondante dell umore del nero veleno ), minitantem vulnera curvata cuspide. mentis remisit: a questa vista Fetonte, fuori di sé (mentis inops) per il gelido terrore (cioè dal terrore che raggela, con gelidus in senso attivo), lascia le redini (lora remisit): nota come il gesto, ampiamente preparato da tutta la descrizione precedente, sia collocato alla fine di un lungo periodo ed evidenziato dalla dieresi bucolica, che isola l espressione lora remisit. 201-205. Quae postquam currum Quae tergum: costruisci: postquam quae, iacentia, tetige re summum tergum; quae è nesso relativo, si riferisce a lora del v. 200; tetige re è forma arcaica e poetica per tetige runt, infinito perfetto di tango. ex spatiantur: lett. vanno fuori strada , verbo che dà precisamente l idea dei cavalli (equi) che sbandano senza controllo (cfr. anche per avia, per luoghi remoti , lett. senza strada [a-via], al v. 205). nullo inhibente: con nessuno che li tratteneva , è un ablativo assoluto. qua hac: per dove per di qua (sono entrambi avverbi di moto per luogo). fixis incursant stellis: vanno a urtare contro le stelle fisse . rapiunt: trascinano con sé . 206-209. et modo fumant Per tutto il passo che descrive lo smarrimento e il precipitare del carro del Sole dopo che Fetonte ha lasciato le briglie (vv. 201-209), il testo latino ha un unico periodo, nel quale l accostamento delle frasi che descrivono il particolare momento è affidato principalmente alla coordinazione per mezzo dell enclitica -que: tale scelta espressiva è tesa a rendere la frenetica concitazione che caratterizza la scena. Stessa funzione è svolta dai numerosi enjambement (per auras / ignotae regionis; sub aethere fixis / incursant stellis; viasque / praecipites; Luna / admiratur). modo summa pro piore feruntur: quello dei cavalli è un moto ondivago, che ora (modo modo) si dirige verso l alto, ora verso il basso, in uno spazio più vicino alla terra (spatio terrae propiore); questo movimento che, a momenti alterni, va in alto e in basso richiama la serie di alternative messa in luce ai vv. 187-192. Nota come il moto ascendente sia espresso da due sole parole (summa petunt), mentre quello discendente da una frase più lunga e quasi concitata nel ritmo (per declive viasque / praecipites spatio terrae propiore feruntur), a suggerire l idea della vertiginosa discesa in un precipizio sempre più ripido. Inoltre, l allitterazione dei suoni p e t (praecipites spatio terrae propiore feruntur) sembra quasi voler riprodurre lo scalpitio degli zoccoli. inferius equos: nel frattempo la Luna si meraviglia (admiratur) che i cavalli di suo fratello (fraternos equos; suo fratello è il Sole) corrano più in basso dei suoi (inferius suis); il verbo admiratur regge una proposizione infinitiva. ambusta: ambusta, participio perfetto di amburo, lett. brucio intorno : le nuvole, bruciate, fumano . 515

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea