T12 LAT ITA - Apollo e Dafne

L autore Ovidio 500 brucia e nutre di speranze un amore sterile.6 Guarda i capelli pendere disadorni sul collo, e dice: «che sarebbe mai, se li pettinasse! . Vede fiammeggiare i suoi occhi come le stelle, e la boccuccia che non gli basta guardare,7 loda le dita e le mani, gli avambracci e le braccia nude più che a metà; e migliore ancora gli sembra ciò che è nascosto. Lei fugge più leggera del vento, e non si ferma al richiamo di lui che le dice (trad. G. Paduano) 6. come amore sterile: l innamoramento di Apollo è descritto attraverso due similitudini: quella con le stoppie che bruciano e quella con le siepi che s incendiano a causa delle fiaccole. un tòpos tipicamente elegiaco la rappresentazione T12 dell ardore amoroso attraverso immagini che richiamano l incendio e il bruciare. 7. boccuccia guardare: boccuccia è indicato in latino con il termine oscu la; oscu lum indica di solito un bacio , ma il significato letterale, che si incontra solo in poesia e nella prosa post-classica, è, appunto, boccuccia (diminutivo di os, bocca ). Ovidio gioca qui con i due significati del termine, perché per Apollo non è sufficiente aver visto la bocca di Dafne, ma vorrebbe anche baciarla. Apollo e Dafne tratto da Metamorfosi I, 525-556 latino italiano Il momento culminante del racconto è quello dell inseguimento di Dafne da parte di Apollo e poi della trasformazione della ninfa, che subito prima ha pregato il padre di aiutarla privandola della sua bellezza, in un albero di alloro. Metro: esametri 525 Plu ra lo cu tu ru m | t m do Pe ne a cu rsu Plura locuturum timido Peneia cursu fugit cumque ipso verba inperfecta rel quit, tum quoque visa decens; nudabant corpora venti, obviaque adversas vibrabant flamina vestes, Avrebbe detto di più, ma la figlia di Peneo fuggiva spaventata, lasciandogli il discorso a mezzo. Anche in quel momento era bella: il vento le denudava il corpo, incontrava la veste facendola palpitare; 525-532. Plura locuturum passu Per tentare di fermare la fuga di Dafne Apollo prova a rivelarle la sua vera identità divina e inizia a enumerare le sue doti e le sue prerogative, ma la fanciulla non lo lascia nemmeno finire e prosegue la sua fuga disperata. Plura locuturum fugit: fugge lui che stava per dire (locu- turum) più cose ; locuturum è accusativo singolare maschile del participio futuro di loquor. timido cursu: lett. con la corsa timorosa (ipallage*: a essere timorosa è, naturalmente, la stessa Dafne). cumque rel quit: Apollo avrebbe dunque proseguito il suo discorso, ma Dafne lasciò [indietro] (rel quit) insieme a lui (cum ipso) le parole incompiute (verba inperfecta). obviaque vestes: lett. i soffi [dei venti] (flamina) che le venivano incontro (obvia) agitavano le vesti poste di fronte [a essi] (adversas vestes) ; nota il ricorrere, in tutto il verso, del suono v, con valore onomatopeico: obviaque adversas vibrabant vestes. 509

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea