Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO Analisi del testo Il diluvio tra il meraviglioso e il grottesco La descrizione del mondo sommerso dalle acque è in stile tipicamente ovidiano: il poeta insiste sul senso di stupore e meraviglia suscitato dalla vista delle barche che navigano al di sopra dei campi e delle case, dei boschi e delle città sottomarine, dei pesci che nuotano tra i rami degli alberi, e così via. Si tratta di scene che potremmo interpretare, in termini moderni, come caratteristiche del cosiddetto realismo magico o fantastico , genere letterario in cui si dà una descrizione realistica di fenomeni miracolosi o magici. In termini antichi, invece, esse rimandano al tòpos dell ady`naton*, una figura retorica nella quale il poeta, per dimostrare che un certo evento è impossibile, afferma che prima che esso si verifichi avverranno dei veri e propri miracoli, per dire, appunto, che quell evento non avrà mai luogo (nella prima ecloga, per esempio, ai vv. 59-63 Virgilio scrive: «Prima leggeri i cervi pascoleranno nell aria / e il mare lascerà al secco i pesci sul lido, / [ ] / prima che si dilegui dal nostro cuore il suo volto , trad. A. Traina pp. 84-85). Ovidio riprende qui alcune immagini tipiche dell ady`naton (come quella del lupo che «nuota in mezzo alle pecore , v. 304), ma in questo caso per descrivere ciò che sta realmente avvenendo in occasione del diluvio. Pur non negando l originalità del testo ovidiano, è possibile individuare in esso almeno un modello greco, un passo dell Alessandra attribuita a Licòfrone (poeta tragico greco vissuto tra il IV e il III secolo a.C.), un lungo monologo in cui sono riportate le profezie di Cassandra/Alessandra: «quando, con lo scrosciare d acque risonanti, Zeus grondante di pioggia distruggeva l intera terra. Rovinavano le torri al suolo e gli uomini nuotavano con la morte negli occhi, le balene e i delfini e le foche [ ] avevano per cibo bacche e ghiande e tralci d uva dolce (vv. 79-85). Le critiche di Seneca Il confronto tra i due passi mostra come Ovidio sviluppi il motivo fino a portarlo alle estreme conseguenze in una serie di immagini così forzate da poter apparire persino grottesche. Proprio questo accostamento tra la grandiosità dell evento descritto e la stravaganza di alcune scene su cui si sofferma il poeta susciterà, pochi decenni più tardi, le aspre critiche del filosofo Seneca, per il quale Ovidio «si espresse in modo adeguato alla grandezza dello spettacolo, quando disse: tutto era un mare, e questo mare era privo di sponde , se non avesse sminuito 506 tale vigore d ingegno e di argomento in sciocchezze infantili: nuota il lupo fra le pecore, l onda trascina i fulvi leoni . Non è da sobri scherzare spensieratamente mentre il globo terrestre viene inghiottito (Naturales quaestiones III, 27, 13-15, trad. M. Natali). In realtà, quella che Seneca ha definito come sciocchezza, e come uno scherzo spensierato e fuori luogo, è invece un immagine che richiama il tòpos dell età dell oro, durante la quale tutti gli esseri viventi vivevano fraternamente in pace; Ovidio sembrerebbe dunque suggerire che l immane catastrofe del diluvio ha portato, paradossalmente, a un effetto analogo: quello, cioè, di abolire tutte le differenze e le ostilità tra gli animali, accomunati da uno stesso destino, che, però, non è qui di serena felicità (come nell età dell oro), bensì di catastrofe e di morte imminente. vero, comunque, che la volontà di meravigliare e di stupire tipica di Ovidio sembra qui prevalere su altre considerazioni, come rivela anche la menzione, di per sé tutt altro che indispensabile, dei «leoni e delle «tigri (vv. 304-305). Dalla pietra alla carne L episodio del ripopolamento del mondo a opera di Deucalione e Pirra costituisce un esempio di teodicea, cioè di giustizia divina, dal momento che a salvarsi sono due persone amanti del giusto e timorate degli dèi. questo un aspetto che avvicina il mito classico al racconto biblico di Noè («Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio , Genesi 6), ma è al tempo stesso degno di nota in un poema, come le Metamorfosi, nel quale si trovano, sì, episodi di giustizia premiata ed empietà punita, ma anche tanti altri in cui gli stessi dèi si comportano in modo ingiusto nei confronti dei mortali. Quello di Deucalione e Pirra è, all interno della varietà che è propria dell opera, uno dei racconti a lieto fine, in cui personaggi positivi ricevono un premio per le loro azioni (un altro esempio è in T16, Filèmone e Bauci). La descrizione della trasformazione, ai vv. 400-413, è un esempio di come Ovidio rappresenta il fenomeno: il processo è descritto per gradi e, soprattutto, a ciascun elemento dell oggetto di partenza ne corrisponde uno in quello di arrivo (quasi a suggerire che il risultato della metamorfosi fosse, in qualche misura, già insito in ciò che viene trasformato): così, la terra umida diviene carne, le rocce diventano ossa e le vene della pietra rimangono vene, ma del corpo umano.

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Età augustea