Tua vivit imago - volume 2

Un altra celebre riproposizione teatrale della vicenda è la trilogia Das Goldene Vliess ( Il Vello d Oro ) di Franz Grillparzer (1791-1872), la cui terza parte, intitolata Medea, mette in scena la fase finale del racconto mitico, coincidente con il nuovo matrimonio di Giàsone e la vendetta dell eroina: in questo caso la focalizzazione è sull analisi psicologica di Medea, personaggio complesso e moderno, rappresentato qui come succube delle persone che ama e che vuole a ogni costo compiacere (prima il padre, poi il marito); quando questo diverrà impossibile, deciderà allora di tornare sé stessa, la maga barbara, e vendicarsi. Ancora nel Novecento incontriamo un altro importante testo per il teatro, la tragedia La lunga notte di Medea di Corrado Alvaro (1895-1956), rappresentata per la prima volta a Milano nel 1949, con scene e costumi di Giorgio De Chirico, esponente della pittura metafisica. In questa versione Medea diviene una vittima sostanzialmente innocente, che uccide i propri figli non per vendetta, ma per sottrarli al linciaggio che stanno per subire dai cittadini di Corinto: per Alvaro l eroina del mito è «un antenata di tante donne che hanno subìto una persecuzione razziale, e di tante che, respinte dalla loro patria, vagano senza passaporto da nazione a nazione, popolano i campi di concentramento e i campi profughi . Circa venti anni più tardi, nel 1969, la vicenda diviene oggetto di un film di Pier Paolo Pasolini (19221975), intitolato semplicemente Medea e interpretato dalla famosissima cantante lirica Maria Callas. Il film condivide con la tragedia di Alvaro l idea di Medea come vittima, ma insiste in modo particolare sul mondo magico-rituale dell eroina prima dell incontro con Giàsone, ricostruito per mezzo degli studi di antropologia e storia delle religioni assai più che per mezzo delle fonti letterarie; in tal modo Medea, anche qui personaggio positivo, diviene il simbolo del mondo del mito nella sua essenza originaria, che esprime la realtà nei suoi aspetti più veri e profondi, come afferma, nel film, il centauro che educa Giàsone: «Solo chi è realistico è mitico e solo chi è mitico è realistico . Il soprano Maria Callas (1923-1977) interpreta Medea nell omonimo film (1969) di Pier Paolo Pasolini. 502 In anni più vicini a noi Medea è stata protagonista di un romanzo della scrittrice tedesca Christa Wolf (1929-2011), intitolato Medea. Stimmen ( Medea. Voci , 1996) e strutturato come una serie di monologhi, ciascuno dei quali fornisce il punto di vista di un personaggio diverso. Nel romanzo Medea non uccide i propri figli, ma sono i cittadini di Corinto a lapidarli e poi ad accusare la madre della loro morte: anche in questo caso, dunque, l eroina, rappresentante di una cultura diversa ed espressione di un punto di vista critico sulla società greca, cade vittima dell intolleranza di quest ultima. particolarmente significativo che in tutte e tre queste versioni del Novecento (di Alvaro, Pasolini e Christa Wolf) la nuova moglie di Giàsone, chiamata ora Glauce ora Creùsa, si suicidi per l impossibilità di sopportare l angoscia esistenziale legata alla sua situazione e sia quindi accomunata a Medea nel ruolo di vittima: come ha osservato Giorgio Ieranò, il suo suicidio è «un segno tipicamente novecentesco, un altro degli esiti paradossali del mito nel nostro secolo. La tragedia di Medea sfuma in quella di Creùsa. I sublimi patimenti degli eroi si stemperano nel dolore muto dell umanità comune .

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Età augustea