Tua vivit imago - volume 2

L ET DI AUGUSTO 285 His ergo aut illis vigilatum carmen in ipsas forsitan exigui muneris instar erit. 285-286. His ergo erit Per queste o per quelle (His aut illis), vale a dire per le ragazze colte e per quelle che vorrebbero esserlo, una poesia composta apposta per loro nelle veglie (vigilatum carmen in ipsas) forse avrà il valore (for sitan instar erit) di un piccolo dono (exigui muneris). L idea della poesia composta durante le lunghe veglie notturne è alessandrina e si lega alla concezione della composizione poetica come frutto di una prolungata e raffinata elaborazione. forsitan exigui: l avverbio forsitan e l aggettivo exigui attenuano doppiamente il concetto espresso. Analisi del testo La negazione della Werbung elegiaca Uno degli elementi più importanti dell elegia latina è la sua natura di «werbende Dichtung (W. Stroh), cioè di poesia di corteggiamento che, all interno della finzione letteraria, ha lo scopo di conquistare l amore della ragazza della quale il poeta è innamorato. Eppure, nei versi qui riportati, Ovidio nega esplicitamente che la poesia possa avere influenza sulle ragazze (se non su quelle pochissime doctae o aspiranti tali, ma anche in quel caso in misura minima e senza garanzie di successo, come traspare dal v. 286), demolendo in tal modo dall interno uno dei cardini del genere poetico con il quale lui stesso aveva esordito e al quale è riconducibile, pur nella sua specificità, la stessa Ars amatoria. Ma ciò che è più notevole è che questo rovesciamento dei valori elegiaci avviene per mezzo di strumenti forniti dall elegia stessa, perché gli argomenti usati dal poeta-maestro d amore sono gli stessi impiegati dal personaggio negativo della call da lena, l astuta mezzana , alla quale aveva dato voce, oltre a Properzio (elegia IV, 5), anche Ovidio stesso. Questa è, infatti, la tesi sostenuta dalla lena nell elegia I, 8 (vv. 57-62) degli Amores: «Ecco, che doni ti porta questo tuo poeta oltre a nuove poesie? / Da questo amante raccoglierai invece una gran somma di denaro. / Perfino il dio dei poeti, splendido in un manto intessuto d oro, / fa vibrare le armoniose corde della sua lira dorata. / Chi ti farà doni sia per te più grande del grande Omero; / dammi retta, chi dona sì che dimostra talento (trad. F. Bertini). Riprendendo pressoché alla lettera le parole di quello che era un personaggio negativo, oggetto delle invettive del poeta, in qualche modo Ovidio dichiara, indirettamente, la resa del genere elegiaco a quei valori sociali (il culto del denaro e del lusso) ai quali in 486 passato si era sempre contrapposto: pur continuando a criticarli con rassegnato sarcasmo («La nostra è veramente l età dell oro ), di fatto il poeta-maestro accetta ora quei valori, sacrificando gli ideali elegiaci a una concezione più pragmatica e disimpegnata dei sentimenti e delle relazioni amorose. Una grottesca età dell oro Il lamento contro l avidità e la fame di ricchezza dei tempi presenti è un tema ricorrente nella poesia elegiaca: si incontra, infatti, sia in Tibullo (I, 4, 57), sia in Properzio (III, 13, 49), sia nello stesso Ovidio (Amores III, 8, 3). Qui nell Ars amatoria, però, il concetto viene espresso con un accostamento ironico, e in qualche misura irriverente, a quella età dell oro che, nel racconto del mito, rappresentava l epoca di massima felicità, prosperità e pace per gli esseri umani e in generale per tutti gli esseri viventi: la vera età dell oro, dice Ovidio, è questa, nella quale appunto l oro, cioè il denaro, è tenuto nella massima considerazione (plurimus auro / venit honos, vv. 277-278). In questa battuta alcuni critici hanno intravisto una velata polemica contro l ideologia augustea, che presentava il regno di Augusto come il ritorno dell età dell oro, quando Saturno regnava sul Lazio. Se l ipotesi è corretta, il poeta starebbe qui mettendo alla berlina uno dei più importanti slogan del regime augusteo. Tuttavia in un celebre passo del terzo libro dell Ars amatoria Ovidio dichiara, al contrario, di apprezzare in sommo grado la Roma dorata dei tempi presenti: «La rozza semplicità è solo del passato: oggi Roma è d oro e possiede le ricchezze immense del mondo soggiogato. [ ] Piacciano ad altri le cose del passato: d essere nato al giorno d oggi io mi rallegro. Al mio stile di vita questa è l epoca adatta (III, 113-122, trad. E. Pianezzola).

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Età augustea