IBIS

L autore Ovidio in breve I Tristia valutati spesso negativamente, in passato, dalla critica sono un capolavoro nel loro essere quasi la trascrizione poetica di un diario dell esilio, inframmezzato dalle lettere che il poeta invia da Tomi a Roma. Si tratta di un opera estremamente sofisticata dal punto di vista letterario: se da un lato, infatti, l argomento è strettamente autobiografico, dall altro la situazione descritta e le vicende narrate sono viste attraverso la lente del mito e delle sue trasposizioni letterarie. Per fare soltanto uno degli esempi più evidenti, Ovidio si paragona spesso a Ulisse, per sostenere che la propria condizione è ben peggiore rispetto a quella dell eroe omerico: in tal modo, alla realtà quotidiana vissuta dal poeta si sovrappone la dimensione, appunto, del mito e della letteratura, con l effetto di conferire un aura epica e tragica alla sua sin troppo umana sofferenza. IBIS Un poemetto di invettiva Grosso modo negli anni compresi tra la composizione dei Tris tia e quella delle Epistulae ex Ponto si colloca la stesura dell Ibis, un poemetto di 644 versi, sempre in distici elegiaci, interamente composto da una serie di invettive scagliate contro un nemico innominato, ma chiamato con lo pseudonimo di Ibis dal nome di un uccello dalle abitudini ripugnanti. Si tratta di un opera di difficile lettura per la densità e l oscurità dei riferimenti e delle allusioni erudite, estranea per molti versi alla nostra idea moderna di poesia, ma importante, comunque, in quanto ulteriore ripresa, nell ambito della letteratura latina, di un modello alessandrino: anche Callimaco, infatti, aveva scritto un omonimo poemetto (perduto) rivolto contro il rivale Apollonio Rodio. pseudonimo del nemico contro cui Ovidio si scaglia in questo poemetto. EPISTULAE EX PONTO Una nuova raccolta di lettere poetiche Facendo seguito a quelle elegie che già nei Tristia erano in forma epistolare, l ultima opera di Ovidio è una raccolta, in quattro libri, composta interamente di lettere poetiche (in distici elegiaci): i temi e i modi sono sostanzialmente gli stessi della raccolta precedente, ma il tono appare ora più disteso e pacato, in qualche modo più freddo, coerentemente, d altra parte, con la natura epistolare propria di queste composizioni, e con tutte le convenzioni che essa comporta (formule di esordio e di congedo, luoghi comuni ecc.). notevole che ora i nomi dei destinatari vengano dichiarati: devono, dunque, essere venute meno le precedenti ragioni di preoccupazione. Nel complesso si tratta di un opera meno originale e significativa rispetto ai Tristia, ma non mancano, anche qui, passaggi di grande bellezza, tra i quali per esempio quello, celeberrimo, in cui Ovidio descrive con un immagine memorabile l insensatezza di scrivere versi senza poterli leggere a nessuno, e dunque il suo bisogno non soltanto di scrivere, ma anche di continuare a essere letto: in tenebris numerosos ponere gestus, / quodque legas nulli scribere car men, idem est, «prodursi in gesti di danza nelle tenebre / e scrivere un carme che non potresti leggere a nessuno, è lo stesso (IV, 2, 33-34). Ibis è lo Come già nei Tristia, Ovidio si dedica alla stesura di lettere in distici, questa volta dai toni più distaccati e nel rispetto delle convenzioni del genere epistolare. OPERE PERDUTE, DUBBIE E SPURIE Agli anni dell esilio risalgono anche due poemetti scritti in occasione della morte o dell apoteosi di Augusto, andati perduti (così come altre opere giovanili o della maturità, tra cui la tragedia Medea); uno di essi era composto in getico, la lingua che si parlava a Tomi. Di dubbia autenticità è il frammento (di 135 versi) di un poema didascalico in esametri sulla pesca (gli Halieutica), mentre sono certamente spurie due opere in distici elegiaci, la Conso latio ad Liviam (una lunga consolazione rivolta a Livia, moglie di Augusto, per la morte del figlio Druso) e la Nux (carme nel quale a parlare in prima persona è la noce del titolo). 457

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea