Tua vivit imago - volume 2

L autore Properzio 15 20 Sic mihi te referas, levis ut non altera nostro limine formosos intu lit ulla pedes. Quamvis multa tibi dolor hic meus aspera debet, non ita saeva tamen venerit ira mea, ut tibi sim merito semper furor, et tua flendo lumina deiectis turpia sint lacrimis. An quia parva damus mutato signa colore et non ulla meo clamat in ore fides? Vos eritis testes, si quos habet arbor amores, fagus et Arcadio pinus amica deo. A quotiens teneras reso nant mea verba sub umbras, scribitur et vestris Cynthia corticibus! An tua quod peperit nobis iniuria curas? Quae solum tacitis cognita sunt foribus. Così tu possa tornare a me, come nessun altra ha posto lievemente il piede leggiadro sulla mia soglia. Sebbene questo dolore debba a te numerose asprezze, tuttavia la mia ira non avrà incrudelito a tal punto da divenirti giustamente oggetto di furore e causa di pianto che ti deturpa gli occhi con le lagrime versate. O forse perché non esprimo l amore trascolorando, e perché la fedeltà non grida sul mio volto? Ma voi mi sarete testimoni, se gli alberi amano, o faggio, e tu pino, caro al dio d Arcadia. Oh quante volte risuona la mia voce sotto le dolci ombre, ed è scritto «Cinzia sulle vostre cortecce! Forse perché la tua offesa mi ha procurato tanti affanni? Ma ciò è noto soltanto agli stipiti silenziosi. 11-16. Sic mihi sint lacrimis Sic mihi pedes: per convincere Cinzia della propria fedeltà, Properzio ricorre alla figura retorica dell augurio, che mira ad avvalorare un affermazione: così (Sic) possa tu riportare te stessa a me (mihi te referas) come è vero che (ut) nessun altra donna (non altera ulla) introdusse i bei piedi (formosos intu lit pedes) sulla soglia di casa mia (nostro limine) . non ita saeva lacrimis: il poeta si impegna, se Cinzia tornerà da lui, a non rinfacciarle i torti subiti, che sono causa del suo dolore: lett. non così (ita) terribile (saeva) sarà venuta la mia ira, [a tal punto] che (ut) io sia per te sempre meritamente causa di furore e che, piangendo, i tuoi occhi siano turpi per le lacrime versate . 17-22. An quia corticibus! Il poeta fa poi un altra ipotesi: forse il suo amore non traspare a sufficienza dal suo volto; ma, se è così, egli chiamerà a testimoni gli alberi, che hanno ascoltato i lamenti di Properzio e che portano inciso il nome di Cinzia. An quia fides: costruisci: An quia damus parva signa mutato colore (lett. con il colore mutato , cioè con il pallore) et non ulla fides (cioè nessuna promessa di fedeltà ) clamat in ore meo. si quos habet arbor amores: lett. se un albero ha qualche amore , cioè: se anche gli alberi provano questo sentimento. Arcadio deo: il «dio d Arcadia è Pan, il dio delle montagne e dei pastori; affermando che il pino gli è caro (amica; i nomi di pianta in latino sono femminili) Properzio allude alla ninfa Pitis che, secondo una versione del mito, per sfuggire all amore di Pan aveva chiesto agli dèi di essere trasformata in pino. A quotiens corticibus!: i versi citano la decima ecloga di Virgilio, vv. 52-54: Certum est in silvis inter spelaea ferarum / malle pati tenerisque meos incidere amores / arboribus: crescent illae, crescetis, amores, « certo: meglio soffrire nelle selve, fra le spelonche delle fiere, / e incidere i miei amori nella tenera corteccia degli alberi. / Questi cresceranno, e anche voi amori crescerete (trad. L. Canali); sul rapporto tra i due componimenti à p. 431. 23-26. An tua queri L ultima ipotesi tesa a spiegare il mutato atteggiamento di Cinzia è che possa essersi risentita per le rimostranze di Properzio: ma, dice il poeta, le ha ascoltate soltanto la tacita porta (evidentemente chiusa, con allusione al motivo del paraclausìthyron*, il lamento dell innamorato davanti alla porta chiusa della donna amata). iniuria: offesa ; il termine ricorda il carme 72 di Catullo: Quod amantem iniuria talis / cogit amare magis, sed bene velle minus, «perché una 429

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Età augustea