Intrecci letteratura - La contemplazione del sonno della

L autore Properzio mito e della poesia epica: i fili che tesse Cinzia sono «purpurei (v. 41) come quelli che in Omero tessono le ninfe (Odissea XIII, 107-108); la lira è detta «di rfeo (v. 42); le parole deserta querebar (v. 43) richiamano di nuovo il lamento di Arianna abbando- nata (cfr. desertis litoribus al v. 2); e l immagine del Sonno personificato che con le ali spinge la ragazza ad addormentarsi (v. 45) riprende le tante scene simili che si incontrano nei poemi epici. Mettiti alla prova Laboratorio sul testo letteratura ONLINE La contemplazione del sonno della persona amata: due esempi letterari Nel romanzo La prigioniera (1923), il quinto del ciclo della Recherche, il narratore Marcel che porta lo stesso nome dell autore Marcel Proust (1871-1922) racconta una scena simile a quella narrata da Properzio, ma qui la gelosia non è quella della donna amata (Albertine), bensì quella dell innamorato (Marcel), e la contemplazione non si traduce in un tentativo di resistere alla tentazione erotica, bensì in una sensazione estremamente rarefatta, dal momento che la visione suscita una serie di riflessioni sul sentimento amoroso e sugli effetti che esso produce nell interiorità dell innamorato: Gerusalemme liberata (1581) di Torquato Tasso (1544-1595). In questo caso è la donna, la maga Armida, a contemplare l uomo, Rinaldo, immerso in un sonno cui lei stessa lo ha magicamente indotto per vendetta, ma di cui finisce invece per innamorarsi: Distesa dalla testa ai piedi sul mio letto, in un atteggiamento talmente naturale che sarebbe stato impossibile inventarlo, mi dava l idea di un lungo stelo fiorito che qualcuno avesse posato là, e così era in effetti: la capacità di sognare che avevo soltanto in sua assenza la ritrovavo, in quei momenti, accanto a lei, come se, dormendo, si fosse trasformata in una pianta. Il suo sonno realizzava così, in una certa misura, la possibilità dell amore: da solo, potevo pensare a lei ma lei mi mancava, non la possedevo; lei presente, le parlavo, ma ero troppo assente da me stesso per poter pensare. Quando lei dormiva non dovevo più parlare, sapevo che lei non mi guardava più, non avevo più bisogno di vivere alla superficie di me stesso. Chiudendo gli occhi, perdendo coscienza, Albertine s era spogliata, l uno dopo l altro, dei vari caratteri d umanità che m avevano deluso dal giorno in cui l avevo conosciuta. Ormai era animata solo dalla vita inconsapevole dei vegetali, degli alberi, una vita più remota dalla mia, più strana, e che tuttavia m apparteneva di più. (trad. G. Raboni) Di ligustri, di gigli e de le rose le quai fiorian per quelle piaggie amene, con nov arte congiunte, indi compose lente ma tenacissime catene.3 Queste al collo, a le braccia, a i piè gli pose: così l avinse e così preso il tiene; quinci, mentre egli dorme, il fa riporre sovra un suo carro, e ratta il ciel trascorre.4 Una più radicale inversione dei ruoli si legge in un brano del XIV canto (ottave 66-68) della Ma quando in lui fissò lo sguardo e vide come placido in vista egli respira, e ne begli occhi un dolce atto che ride, benché sian chiusi (or che fia s ei li gira?), pria s arresta sospesa, e gli s asside poscia vicina, e placar sente ogn ira mentre il risguarda; e n su la vaga1 fronte pende omai sì che par Narciso al fonte.2 [...] Comune alle tre scene è il riferimento botanico: in tutti e tre gli autori, pur così diversi e lontani nel tempo, la contemplazione del sonno di una persona che appare, agli occhi dell amante, di eccezionale bellezza evoca, per associazione di idee, l immagine della bellezza che è propria delle piante, dei loro fiori, dei loro frutti. 1. vaga: bella, leggiadra. 2. pende Narciso al fonte: lo contempla come fa Narciso con la propria immagine, rispecchiata nell acqua di una fonte (à p. 520). 3. Di ligustri catene: con i fiori di quei luoghi Armida intreccia le catene con cui legare Rinaldo. 4. ratta trascorre: percorre rapida. 427

Tua vivit imago - volume 2
Tua vivit imago - volume 2
Età augustea