Tua vivit imago - volume 2

L autore Properzio Analisi del testo Una passione assoluta ed esclusiva La prima elegia di Properzio presenta quella per Cinzia come una passione esclusiva: il poeta non era stato mai, in precedenza, sfiorato dall amore (contactum nullis ante cupidinibus, v. 2) ed è stata Cinzia a irretirlo per prima (Cynthia prima me cepit, v. 1). A differenza di Tibullo, che sostituisce Delia con Nèmesi, Properzio resterà fedele per tutta la vita almeno all interno della dimensione poetica alla donna amata, tanto che in un altra elegia di questo stesso primo libro scriverà: «a me non è lecito né amare un altra, né staccarmi da questa: / Cinzia è stata la prima, Cinzia sarà la fine (I, 12, 19-20, trad. L. Canali). Il sentimento amoroso è descritto come un furor, una follia , e un malum, un male (cioè una malattia, cfr. vv. 25-28), che induce a vivere in modo scriteriato (nullo vivere consilio, v. 6): sono motivi che si incontrano anche altrove all interno del genere elegiaco e prima ancora già in Catullo, ma che Properzio riesce a interpretare in modo originale, sul piano sia espressivo sia tematico. Esordire con un componimento dal tono così intensamente cupo e pessimista è proprio dell originalità properziana: al momento della disperazione non si arriva al termine di un percorso fatto anche di momenti felici; esso è collocato già in apertura. L elegia, del resto, si presenta esplicitamente come una sorta di bilancio del primo anno della relazione con Cinzia (v. 7), invitando il lettore a immaginare attraverso quali vicissitudini e delusioni il poeta sia passato per arrivare a un atteggiamento così privo di speranza. Quanto all aspetto formale, fin da questi primi versi lo stile del poeta si segnala in modo assai evidente per la densità, fatta di espressioni ricercate e di non immediata comprensione, come constantis lumina fastus (v. 3) o noctes exercet amaras (v. 33). Evidente è poi la tendenza di Properzio a sviluppare il testo per nessi concettuali e associazioni di idee che rimangono implicite o che richiedono al lettore uno sforzo interpretativo: perché, per esempio, alla fine Properzio esorta a restare fedeli alla propria donna, piuttosto che, come ci saremmo aspettati, a non innamorarsi affatto? Il mito come rispecchiamento e trasfigurazione L esempio mitico di Atalanta e Melanione è caratteristico dell uso che Properzio fa della mitologia: egli interpreta il racconto in base ai propri fini, scegliendo versioni di solito meno conosciute, ma più funzionali a veicolare il messaggio. Nel caso specifico, è notevole che non si faccia menzione dell inganno delle mele d oro con il quale Melanione, nella versione di gran lunga più diffusa, riesce a sconfiggere Atalanta e, di conseguenza, a sposarla: al contrario, l eroe è qui presentato come un innamorato disposto ad affrontare qualunque impresa e a sopportare qualsiasi sofferenza pur di conquistare la donna amata. In tal modo Properzio trasfigura sé stesso come un personaggio quasi eroico, mentre a Cinzia è sovrapposta l immagine della crudele Atalanta. Se Melanione ottiene alla fine la donna amata, Properzio, al contrario, si trova ancora in una situazione di insopportabile sofferenza. Il diverso epilogo della vicenda consente di trasfigurare e potenziare, grazie al confronto con il mito, il suo nuovo racconto: Properzio è ancora più eroico di Melanione, Cinzia ancora più crudele di Atalanta. I molti ma inutili rimedi contro l amore La poesia, nel genere elegiaco, ha spesso la funzione di conquistare la donna amata, oppure quella di dare sfogo, e quindi sollievo, al dolore del poeta. Nella prima elegia del libro di esordio non compare nessuna di queste due funzioni: Properzio si rivolge, in cerca di aiuto, prima alle maghe, sperando che possano rendere Cinzia meno ostile nei suoi confronti (vv. 1924), e poi agli amici, pregandoli di estirpare da lui la passione (vv. 27-28). L ultimo, possibile rimedio è quello di recarsi in luoghi remotissimi, ai confini del mondo (vv. 29-30). Ma nessuno di questi tentativi ha successo e alla fine del componimento, prima del monito finale rivolto agli amici o ai lettori, il poeta si dichiara torturato senza tregua da Venere e Amore (vv. 33-34). Questi stessi rimedi ritorneranno al momento del discidium vero e proprio, in particolare nella penultima elegia del terzo libro (III, 24, 11-14): «da questo male non riuscirono a liberarmi i paterni amici, / né maga tessala poté purificarmi con acque di vasto mare; / confesserò tali verità non costretto dal ferro / o dal fuoco, o naufrago nelle stesse acque del mar Egeo (trad. L. Canali). «In tal modo il discidium diventa il punto d arrivo obbligato, e programmato sin dalla prima elegia, di una sfortunata vicenda d amore (P. Fedeli). 421

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Età augustea