T2 - Le isole dei beati (Orazio, Epòdo 16)

Il pensiero dell altrove T2 Le isole dei beati Orazio Ep do 16, vv. 41-66 Nel sedicesimo epodo, dopo aver preannunciato la rovina di Roma a causa della prosecuzione delle guerre civili (siamo nel 39 o 38 a.C.), Orazio invita la parte migliore dei suoi concittadini a fuggire e a rifugiarsi nelle leggendarie «isole dei beati , un luogo miracoloso nel quale la terra produce frutti senza che alcuno la coltivi, il bestiame viene spontaneamente alla mungitura, non vi sono pericoli, né malattie, né guasti provocati dal cattivo tempo: una vera e propria utopia, che «ben s inquadra in un periodo di forte crisi dello Stato, in cui sempre più vive e pressanti divenivano le attese soteriologiche e le speranze di miracolose palingenesi (P. Fedeli). Tali erano anche quelle espresse da Virgilio nella IV ecloga ( p. 89): ma, se nella profezia della nascita del puer quest ultimo preannunciava il ritorno dell età dell oro a Roma, nel proiettare gli stessi, miracolosi prodigi evocati da Virgilio nelle remote isole dei beati Orazio esprime, tutto al contrario, un atteggiamento di radicale pessimismo e di condanna senza appello nei confronti della società e della politica a lui contemporanee. 45 50 55 60 Ci attende l Oceano che fluttua intorno a tutto: raggiungiamo i campi beati, i campi e le isole ubertose, dove il suolo non arato produce ogni anno il grano e la vite fiorisce di continuo non potata e germogliano i rami dell olivo senza mai deludere e i fichi scuri adornano la pianta, il miele stilla dai fori dei lecci, dalle cime dei monti precipita leggera e fluisce l acqua gorgogliando. Là, le capre accorrono senza richiamo alla mungitura, il gregge porge amorevole le poppe turgide, né alla sera gli orsi ululano intorno all ovile, né la terra si gonfia per le vipere al suo interno; nessun contagio colpisce il bestiame, la potenza sfrenata di nessun astro infuria e riarde il gregge. Altri portenti vedremo felici: come lo scirocco piovoso non rada i campi con piogge torrenziali, né i semi rigogliosi brucino nelle zolle secche, poiché il re dei Celesti equilibra i due estremi. Non verso là si diresse la nave di Argo1 remeggiando né vi avventurò il suo piede la Colchide impudica,2 non verso là drizzarono i pennoni i naviganti fenici3 né l indefessa compagnia di Ulisse.4 1. La nave di Argo: secondo il mito la nave Argo, che trasportava Giasone e gli Argonauti alla ricerca del vello d oro, era stata la prima imbarcazione a solcare il mare: una prima navigazione che aveva segnato, secondo alcune versioni, la fine dell età dell oro. 2. la Colchide impudica: la «donna di Colchide è Medea, detta «impudica perché aveva tradito e abbandonato la patria e la famiglia per amore di Giasone (la Colchide è la regione dell Asia Minore, sulle coste sud-orientali del Ponto Eusino, nella quale era custodito il vello d oro). 3. i naviganti fenici: i Fenici erano famosi per la loro abilità nella navigazione. 4. l indefessa compagnia di Ulisse: i compagni di Ulisse sono detti indefessi perché avevano affrontato e superato infiniti pericoli e fatiche. 359

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea