Tua vivit imago - volume 2

L autore Orazio 30 sed nimis arta premunt olidae convivia caprae. Tu quotus esse velis rescribe et rebus omissis atria servantem post co falle clientem. rebus omissis: messi da parte gli affari . post co: sottintendi ostio a post co ( porta di dietro, posteriore ). Analisi del testo L identità di Torquato L identificazione del destinatario di questa epistola è controversa e sono state avanzate diverse proposte. Sulla base del vocativo del v. 3 (Torquate) si è pensato a un personaggio della gens Manlia, discendente dal celebre Tito Manlio Imperioso Torquato, dittatore e console nel IV secolo a.C., che secondo la tradizione avrebbe avuto un ruolo determinante nella guerra contro i Latini e avrebbe acquisito il cognomen di Torquato per avere sottratto a un Gallo la collana (torques), dopo averlo sconfitto in duello. Secondo altri studiosi, invece, l amico di Orazio andrebbe identificato con un Lucio Manlio Torquato, console nel 65 a.C. (anno di nascita del poeta); poiché, però, nel 20 a.C. (data di pubblicazione del primo libro delle Episto le) tale Lucio Manlio era già morto da una trentina d anni, e come lui anche il figlio, l amico di Orazio sarebbe allora probabilmente da identificare con un nipote del console. Secondo una terza ipotesi, invece, il destinatario dell epistola oraziana sarebbe Lucio Nonio Asprenate Calpurnio Torquato, personaggio non imparentato con la gens Manlia, ma resosi degno del cognomen di Torquato dopo essersi ferito, ancora giovinetto, durante il lusus Troiae (un gioco per giovani rampolli di età inferiore ai 17 anni, che, divisi in due o tre squadre di cavalieri, simulavano scontri armati, per poi sfilare insieme), e dopo aver ricevuto in dono da Augusto una collana d oro (torques). Tuttavia, anche questa interpretazione non tiene conto del fatto che nel 20 a.C. costui era troppo giovane per figurare come destinatario dell epistola di Orazio. Parimenti dubbia l ipotesi di identificare l amico del poeta con il troppo anziano Aulo Torquato, combattente a Farsàlo tra le file repubblicane. Ciò che possiamo dire con maggiore verosimiglianza è che si tratti dello stesso Manlio dell ode IV, 7, dove è descritto come di nobile stirpe e avvocato facondo (vv. 23-24). Il tema dell invito a cena e il registro stilistico del potere ampia la tradizione del motivo dell invito a una cena modesta, qui sviluppato da Orazio. Una delle prime, più significative attestazioni è il fr. 21 Maehler di Bacchìlide, nel quale i Dioscùri sono invitati a un banchetto parco, ma ricco di gioia e di buon vino. Il tema è poi ripreso da Filodèmo di Gàdara (poeta e filosofo epicureo greco, ca 110-35 a.C.) nell epigramma 44 (XI libro dell Antologia Palatina) per Pisone, invitato a festeggiare, l indomani, il compleanno di Epicuro; ed è sviluppato anche da Catullo nel celebre carme 13 dedicato a Fabullo, trovando successive rielaborazioni in autori come Marziale, Giovenale e Sidonio Apollinare. In Orazio stesso il tema è occasionalmente toccato nelle odi I, 20; 36; III, 8; 29; IV, 11 e 12, ma l originalità che qui assume deriva dal maggior peso assegnato all applicazione dell ideale della mediocr tas ai conviti (Archiacis... lectis, v. 1; modica patella, v. 2; ma, allo stesso tempo, munda supellex, v. 7). Già a partire dal De officiis di Cicerone si era diffusa a Roma una cultura del modus, tesa a contenere non solo la mondanità del regime di vita dei ceti più alti e il lusso kitsch, sfrenato e ostentato, dei liberti arricchiti, ma anche i sordidi eccessi della tavola. Tale cultura emerge nell epistola grazie al ruolo, assunto da Orazio, di vero e proprio rex convivii, cioè di regista del banchetto , o meglio di generale intento a garantire il rispetto di determinate regole durante la cena. Lo rivelano le numerose formule afferenti alla sfera del potere , come gli imperativi arcesse e fer al v. 6 e mitte al v. 8; iubet al v. 17; impe ror al v. 21. Natura morta con uova e tordi, affresco della villa di Giulia Felice a Pompei, I secolo d.C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale. 327

Tua vivit imago - volume 2
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Età augustea